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Lavoro

PENSIONI/ Ape e Opzione donna nella nuova Riforma pensioni (ultime notizie)

Pensioni 2017, riforma: salta la proroga di Opzione donna nel milleproroghe Tutte le novità e le ultime notizie di oggi 23 febbraio sui temi pensionistici

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Ieri si è tenuto il confronto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni, al termine del quale Giuliano Poletti ha spiegato che è stato predisposto “un piano di lavoro diviso per affrontare tutte le problematicità a partire dalla previdenza. Rimane il metodo utilizzato per arrivare al verbale da cui sono scaturite le misure inserite nella Legge di stabilità”.  Da parte loro le organizzazioni sindacali hanno presentato al ministro del Lavoro e a Marco Leonardi, consulente economico di palazzo Chigi, un documento unitario di nove pagine con delle osservazioni sui temi previdenziali. Le parti hanno già fissato dei nuovi incontri: il 1° marzo si troveranno per verificare i contenuti dei decreti attuativi sull’Ape, mentre il 23 marzo si continuerà a parlare di “fase due”, con un focus sulla pensione dei giovani. Nel frattempo il 9 marzo le parti si incontreranno per parlare di ammortizzatori sociali

Non manca molto al termine per la presentazione dei decreti attuativi sull’Ape, la novità principale della riforma delle pensioni, e c’è molta curiosità per conoscere i dettagli dell’Anticipo pensionistico. Alla fine dello scorso anno, il Governo aveva fatto sapere che chi accederà all’Ape volontario potrebbe dover pagare mediamente tra il 4,6% e il 4,7% dell’importo netto della pensione per ogni anno di anticipo richiesto. Tuttavia, secondo quanto riporta la stampa specializzata questa percentuale potrebbe essere stata rivista. Ci sarebbe ovviamente da capire di quanto e soprattutto in quale direzione. Viste le diverse critiche raccolte dall’Ape, per il fatto di rappresentare una forma di pensionamento anticipato da pagarsi con un mutuo bancario, è probabile che la percentuale sarà inferiore. Molto però dipenderà dalla convenzione che il Governo dovrà stipulare con banche e assicurazioni proprio per stabilire i tassi del prestito bancario e il costo dell’assicurazione in caso di premorienza.

L’incontro tra governo e sindacati “è stato utile” a detta di Susanna Camusso. Al termine del confronto tenutosi al ministero del Lavoro, il Segretario generale della Cgil ha spiegato che è stato possibile “definire come chiudere la fase uno dei decreti attuativi della legge di Bilancio con un confronto tecnico il 1° marzo”. In buona sostanza Giuliano Poletti ha ricevuto delle osservazioni da parte delle organizzazioni sindacali che ha definito “utili” e dovrà quindi procedere all’emanazione degli atti necessari a far decollare l’Ape come previsto dal 1° maggio. Camusso ha comunque confermato che l’incontro è stato di fatto interlocutorio, perché sui temi come quelli relativi agli ammortizzatori sociali “siamo ai titoli”, mentre la fase due del confronto sulla riforma delle pensioni verrà affrontata tra circa un mese, nell’incontro programmato per il 23 marzo.

Governo e sindacati sono tornati a incontrarsi per parlare di riforma delle pensioni e Carmelo Barbagallo si è detto pronto a “proseguire il percorso iniziato lo scorso anno per dare risposte e tutele ai giovani spesso costretti a lavori discontinui: peraltro, vista la particolare situazione politica, bisogna accelerare la discussione”. In effetti le parti hanno già concordato tre incontri nell’arco del prossimo mese, anche se la parte relativa alla fase due, che contiene quindi le norme per il futuro previdenziale dei giovani, verrà trattata per ultima, il 23 marzo, lasciando prima spazio a un confronto sui decreti attuativi che il Governo deve ancora varare sull’Ape e sugli ammortizzatori sociali. Dopo le dichiarazioni di Susanna Camusso e Annamaria Furlan, anche Barbagallo conferma quindi che le organizzazioni sindacali sono state soddisfatte dell’incontro avuto con il Governo.

Nel giorno in cui Governo e sindacati si sono incontrati per parlare di riforma delle pensioni il Civ ha deciso di non approvare il bilancio preventivo dell’Inps. Il Direttore generale dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, Gabriella Di Michele, ha definito “strumentali” le motivazioni del Consiglio di indirizzo e sorveglianza, ricordando che “quest’anno i risultati delle entrate sono positivi e c’è un recupero crediti che aumenta del 6%”. “Noi eroghiamo le prestazione come prevede la legge e queste restano garantite”, ha aggiunto, spiegando anche che la decisione del Civ potrebbe essere stata determinata da un disappunto riguardante la gestione dell’istituto derivante dalla riforma da poco entrata in vigore. Toccherà ora al Governo decidere come valutare il bilancio dell’Inps.

Susanna Camusso, prima di entrare alla sede del ministero del Lavoro dove i sindacati hanno incontrato il Governo per parlare di riforma delle pensioni, è stata fermata dai giornalisti che le hanno rivolto delle domande anche sulla situazione dell’Inps, visto che il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Istituto nazionale di previdenza sociale non ha approvato il bilancio preventivo 2017. “Da tempo diciamo che ci sono una serie di problemi che non si è voluto affrontare e risolvere”, ha detto il Segretario generale della Cgil, che ha quindi spiegato che avrebbe riportato all’attenzione del ministro Poletti la questione, “perché è chiaro che c'è un problema di gestione, di qualità delle relazioni e di governance”. Camusso non ha voluto puntare il dito contro Tito Boeri, tuttavia ha detto che chiaramente c’è qualcosa che non va nell’Inps. Anche Carmelo Barbagallo ha rilasciato delle dichiarazioni, ricordando che la Uil “ha sempre bocciato il bilancio dell’Inps” perché non esiste la separazione tra assistenza e previdenza. “Finalmente, la stragrande maggioranza del Civ dell’Inps ha votato contro il bilancio o si e' astenuto”, ha aggiunto il Segretario generale della Uil. Tra l’altro la separazione tra previdenza e assistenza è sempre presente tra le richieste dei sindacati al Governo. Anche Barbagallo, come Camusso, ha evidenziato come occorra cambiare il modello di governance dell’Inps, spiegando che avrebbe ricordato al ministro del Lavoro che gli azionisti dell’Istituto nazionale di previdenza sociale sono i lavoratori e i datori di lavoro e dunque il modello “dell’uomo solo al comando non funziona”.

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