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Lavoro

I NUMERI/ Giovani, quando il lavoro arriva già a scuola

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Le imprese svolgono un ruolo importante. Definiscono assieme agli istituti formativi i percorsi per le professioni più richieste. Sostengono così una programmazione altrimenti complicata. Col crescere dell’età partecipano all’orientamento dei giovani, alla valutazione dei loro primi inserimenti lavorativi e possono avviare con contratti di apprendistato i migliori skills professionali.

Il tasso di occupazione dei corsi superiori è del 100% a dodici mesi, con un tasso dell’80% a fine corso. Per i corsi triennali la media è superiore al 50%, con però tassi dell’80% per i corsi programmati con il sistema di imprese. Sono sempre professioni o mestieri spesso dimenticati dall’istruzione tradizionale: panettieri, cuochi, baristi, parrucchieri. Ma sono soprattutto meccanici, carpentieri, elettricisti o frigoriferisti le professioni con maggiore tasso occupazionale. Non mancano quelle legate alle nuove tecnologie informatiche, all’uso delle stampanti 3D o alle biotecnologie.

Sempre di più le imprese cercano persone preparate per professioni che si definiscono nel corso delle trasformazioni organizzative. Così il sistema di assistenza per telefonia e informatica richiede conoscenza ingegneristiche, ma anche commerciali e di organizzazione del personale. Multinazionali della florovivaistica occupano figure professionali nuove. Le catene alberghiere hanno esperti di ospitalità che non erano previsti fino a poco tempo fa. Solo l’incontro tra formatori e imprese può determinare un sistema con una flessibilità adeguata alle nuove esigenze occupazionali. Nel complesso quasi 70.000 giovani sono impegnati in Lombardia in questi percorsi professionali. Ogni anno oltre 15.000 entrano nel mercato del lavoro forti di una formazione che li porta ad avere un facile inserimento lavorativo. Quasi tremila giovani hanno sperimentato, nel primo anno di applicazione, il nuovo contratto di apprendistato.

È un’applicazione delle leggi esistenti, eppure i numeri della Lombardia rappresentano un minimum nazionale. Nelle altre regioni il sistema duale stenta o è apertamente boicottato. La Liguria ha avviato un modello simile all’esempio lombardo e sta decollando con efficacia. La scommessa iniziale è quella di dare la libertà ai formatori di promuovere i corsi, sostenerli, finanziare la scelta delle persone e l’efficacia dei percorsi occupazionali. Legiferare per sostenere il bene che c’è favorisce la crescita di sistemi virtuosi. Basta con le decisioni calate dall’alto. Scuola e impresa se libere da vincoli sanno come collaborare e come contribuire al bene comune. Occorre dare fiducia e abbattere barriere burocratiche e corporative.

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