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PENSIONI 2017/ Ape, Inps e Milleproroghe, cos'è cambiato? (ultime notizie)

Pensioni 2017: Riforma, Ape, Inps e fase due allungano la vita a Gentiloni. Tutte le novità e le ultime notizie di  oggi sui principali temi previdenziali

Paolo Gentiloni (Lapresse) Paolo Gentiloni (Lapresse)

Si avvicina una data importante per coloro che svolgono lavori usuranti e intendono andare in quiescenza. No, non c’è una riforma delle pensioni alle porte, ma l’Inps ha ricordato che entro il 1° marzo occorre presentare le istanze per l’accertamento di aver svolto lavori usuranti (non la domanda di pensionamento che va presentata in un secondo momento) per chi matura i requisiti utili al pensionamento agevolato nel 2017, mentre per chi li matura nel 2018 la data di scadenza è fissata al prossimo 1° maggio. Per chi non dovesse rispettare questi termini, è previsto un differimento della decorrenza del trattamento pensionistico anticipato variabile a seconda del ritardo. pensionioggi.it ricorda che se questo è inferiore a un mese, il differimento sarà di un mese; se invece sarà superiore a un mese, ma inferiore a tre, il differimento sarà di due mesi; infine, se il ritardo sarà superiore ai tre mesi, il differimento sarà di tre mesi.

La ripresa del confronto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni potrebbe allungare la vita dell’esecutivo di Paolo Gentiloni. Si evidenzia come “l’accordo di metodo” di fatto sancito sia un vantaggio per il Governo. Le parti hanno di fatto solamente avuto un primo scambio di battute sui temi che andranno a trattare in futuro, ma hanno anche fissato una scaletta di incontri piuttosto ravvicinati, che arriverà almeno fino alla fine di marzo. Davide Colombo e Marco Rogari parlano di “qualcosa di più di un endorsement esplicito dell’intero sindacato confederale al Governo Gentiloni affinché arrivi alla fine della legislatura”. Il quotidiano di Confindustria ricorda quindi che nella fase due sulla riforma delle pensioni non si parlerà solo di previdenza complementare e di interventi per aiutare i giovani. “Si potrebbe anche parlare di nuove limature al cuneo fiscale-contributivo e si parlerà certamente di governance dell’Inps (e dell’Inail), nodo centrale per le parti sociali che tre anni fa hanno consegnato a palazzo Chigi un avviso comune su quella che dovrebbe essere la soluzione da adottare”, si legge su Il Sole 24 ore, dove poi viene evidenziato che “il dossier pensioni, in altre parole, sembra dotato di una forza di attrazione che supera di gran lunga le divisioni consumate su voucher e Jobs Act”. Di fatto quindi il Governo Gentiloni avrebbe un “sostegno” in più per arrivare a fine legislatura, anche se dovrà continuare a guardare a quello che accadrà al Partito democratico, principale “azionista” della maggioranza.

La proroga di Opzione donna, che non è arrivata con la riforma delle pensioni, non si farà. La conferma è arrivata anche da Titti Di Salvo, che ieri è stata ospite della trasmissione Mi Manda Rai 3. La deputata del Partito democratico ha risposto proprio a una domanda arrivata da una delle animatrici del gruppo Facebook per la proroga di Opzione donna al 2018, che chiedeva come mai non si procedesse a far utilizzare ancora il regime sperimentale di accesso anticipato alla pensione visto che le risorse ci sarebbero. La Di Salvo, che fa parte della commissione Lavoro della Camera, ha chiarito che le risorse stanziate sono “bloccate” per via della “cristalizzazione del diritto”. Il che vuole dire che “determinati quei fondi, che devono coprire una platea di 36.000 persone, fino a quando l’ultima delle 36.000 non ha esercitato il diritto quelle risorse devono essere custodite”, ha chiarito la Di Salvo.

L’approvazione con fiducia del decreto milleproroghe rischia di far saltare una possibile riforma delle pensioni. Walter Rizzetto, infatti, aveva depositato due emendamenti relativi alla proroga di Opzione donna: uno per far sì che potesse essere utilizzata anche nel 2017, l’altra per arrivare al 2018. Non mancano infatti le italiane che vorrebbero usufruire del regime di pensionamento anticipato che sembra purtroppo destinato a chiudere i battenti. Il fatto che sia stata posta la fiducia sul testo del decreto fa sì che non ci possano essere modifiche rispetto a quanto approvato dal Senato. Aggiungere gli emendamenti di Rizzetto, infatti, richiederebbe una terza lettura al Senato, che non sarebbe possibile anche per problemi di tempo: il decreto milleproroghe va convertito entro il 28 febbraio.

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