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Lavoro

SINDACATI E POLITICA/ Il "missile" della Cisl sull'Europa

La Cisl punta sull'Europa, con un manifesto in sei punti. Una scelta piuttosto controcorrente in un momento in cui tutti puntano il dito contro Bruxelles. Ce la spiega GERARDO LARGHI

Annamaria Furlan (LaPresse)Annamaria Furlan (LaPresse)

Cosa di buono potrà mai venire da Betlemme? E da Bruxelles? Se volessimo parafrasare, e nemmeno troppo per la verità, lo sguardo con cui oggi ci si volge verso la capitale europea, nulla sarebbe più adeguato della famosa frase evangelica. Nulla potrebbe giungere da Bruxelles, dicono oggi le indagini demoscopiche; nulla ci aspettiamo da quegli eurocrati che perdono tempo a definire l'arco giusto con cui devono curvarsi le banane, ma perdono di vista i bisogni dei popoli; nulla l'Europa attuale, delle carte e delle parole, può fare per la sua gente.

Nel "sentiment", nella convinzione, nel parere, nell'idea, dell'uomo qualunque, non vi è spazio per la speranza, quella stessa speranza che pochi anni fa, eravamo poco prima del 1999 non del 999!, avevano suscitato l'euro, il Patto di Lisbona, il Trattato di Maastricht. L'Europa l'è morta dunque? Parrebbe di sì, assassinata dalle banche, dalla finanza, dalla burocrazia, dai nazionalismi risorgenti, dalle grandi lobbies internazionali. Sarà, ma le lobbies ci sono dappertutto, le banche e la finanza non parliamone neppure, la burocrazia impera in ogni angolo della Terra. E dunque? 

E dunque forse occorrerà puntare lo sguardo un po' più su, oltre lo stretto orizzonte casalingo e farci qualche domanda. O magari darci già qualche risposta, come ha fatto la Cisl che ha annunciato un esalogo, un documento in sei punti proprio sull'Europa e sul suo futuro. Ma anche, ed è qui la novità, sul nostro futuro in Europa. Novità, perché andare controcorrente su questo tema non è facile per nessuno: ci starebbe anche il rischio che qualche televisione ti scateni contro la piazza, raduni un po' di urlatori arrabbiati e accusi il sindacato di via Po di tradimento. 

Ma come si permette la Furlan, già li sentiamo, di sperare che proprio Bruxelles crei quei posti di lavoro che in Italia non ci sono? Ma cosa crede, che lassù siano interessati a noi? Da soli dobbiamo salvarci. Anzi, già che ci siamo, cominciamo a buttarci a mare prima che la nave affondi e lasciamola quest'Europa: torniamo alla liretta, alle svalutazioni, all'inflazione. Allora sì che eravamo allegri, spendevamo e spandevamo, ma eravamo felici: c'era lavoro per tutti, soldi per tutti, auto di gran lusso per tutti. Le tasse le pagavano tutti (no questo no: per la verità non le pagavano se non i soliti noti, ma tant'è), si andava a far la spesa con la borsetta piena di denaro contante (che era tanto anche se non valeva nulla), mica come adesso che non ci sono soldi, non c'è lavoro, non c'è casa. E poi gli immigrati: allora gli unici immigrati erano i calciatori delle squadre di calcio e basket. Quelli non rubavano mica il posto ai nostri figli (o magari solo a quelli che coi piedi e con il pallone erano delle schiappe fenomenali).

Perché dunque il sindacato "bianco" va così controcorrente? Perché quest'anno ricorre il 60esimo dei Trattati di Roma? Anche, ma le ricorrenze sono buone per la nostalgia non per la politica. No, dietro al manifesto per l'Europa annunciato dalla Furlan si nasconde un preciso disegno strategico. È un missile, ci si passi l'immagini un po' truce, a testata multipla.