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Lavoro

PENSIONI/ Riforma, Ape social, Quota 41: cosa cambia dopo il tavolo Governo-sindacati?

Pensioni 2017: la Riforma il Movimento 5 Stelle dà un ultimatum per i vitalizi parlamentari. Tutte le novità e le ultime notizie di oggi 28 febbraio sui principali temi previdenziali

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Oggi Governo e sindacati tornano a incontrarsi per parlare di riforma delle pensioni. Al centro del confronto odierno ci saranno i decreti attuativi che serviranno a far funzionare l’Ape a partire dal 1° maggio. Le organizzazioni dei lavoratori vogliono in particolare capire a quale platea sarà rivolta l’Ape social, ovvero la forma di pensionamento anticipato che non richiede una penalizzazione sul futuro assegno pensionistico per chi vi fa ricorso. Inoltre, la Cgil punta anche a capire quanti sono i lavoratori che potranno usufruire di Quota 41, che i precoci vorrebbero poter estendere a tutti, di modo che sia possibile accedere alla pensione dopo aver versato contributi per 41 anni. Probabilmente al termine del confronto, attraverso le dichiarazioni dei protagonisti, sarà possibile conoscere qualche dettaglio in merito. Il Movimento 5 Stelle torna a parlare della riforma delle pensioni per i parlamentari che ha proposto. Luigi Di Maio ha in particolare detto che se entro il 15 settembre non verrà impedito a senatori e deputati di ritrovarsi in mano il diritto al vitalizio, “convocheremo il popolo italiano sotto il Parlamento: non staremo a guardare i partiti fare melina”. Il vicepresidente della Camera ha anche evidenziato che il Partito democratico non vuole fare nulla di concreto contro i “vitalizi mascherati” dei parlamentari. Prova ne è il fatto che la proposta di Richetti, membro del Pd, non è ancora stata votata. “O i parlamentari rinunciano alla pensione o sarà l'armageddon dei partiti e lo verranno a celebrare i cittadini qui sotto”, ha aggiunto Di Maio. Vincenzo Caso, capogruppo M5S alla Camera ha quindi spiegato che l’obiettivo della proposta pentastellata è applicare “la legge Fornero innanzitutto a noi stessi, perché per primi dobbiamo dare l’esempio”. 

La proposta di riforma delle pensioni per i parlamentari da parte del Movimento 5 Stelle sta animando il dibattito politico. E Gianni Melilla dice di condividere l’idea di equiparare l’età di accesso alla pensione dei parlamentari a quella di tutti gli altri lavoratori, anche se, visto che esiste il metodo contributivo, si potrebbe prevedere un’uscita anticipata a fronte di una decurtazione degli assegni come avviene per tutti gli italiani. Il deputato di Sinistra italiana ritiene anche che si potrebbe intervenire sui vitalizi già in essere, varando un tetto massimo, sul modello del prelievo di solidarietà. “Ciò dovrebbe valere per tutti i pensionati italiani che prendono pensioni superiori al tetto individuato pur non avendo versato contributi corrispondenti secondo il metodo contributivo”, aggiunge Melilla. 

La proposta del Movimento 5 Stelle di una riforma delle pensioni per i parlamentari non piace a tutti. Fabrizio Cicchitto, infatti, ha anche criticato la scelta pentastellata di non chiedere una legge in merito, ma una delibera dei presidenti di Camera e Senato. “L’attività legislativa ha una sua dignità e io la difendo”, ha detto il deputato di Area popolare, spiegando poi che M5S “deve capire l’importanza dell’attività parlamentare e, se anche alcuni privilegi vanno aboliti, non vedo perché si debbano togliere le pensioni ai parlamentari. Basta con queste invettive anti-casta, il Movimento 5 stelle se ne faccia una ragione”. Lo scontro sembra quindi essere appena all’inizio e la proposta M5S difficilmente non incontrerà ostacoli sul proprio cammino. 

Il Movimento 5 Stelle ha presentato una proposta per una riforma delle pensioni che metta fine al “privilegio” riservato ai parlamentari. Per Alessia Morani si tratta però di una qualcosa di assolutamente non originale. “Che le pensioni dei parlamentari debbano essere equiparate a quelle di tutti gli altri lavoratori lo diciamo da tempo e laddove governiamo lo abbiamo anche messo in pratica: i Cinque Stelle pensano di fare copia e incolla della proposta di legge Richetti, che parte da una buona pratica attuata dal consiglio regionale dell'Emilia Romagna”, ha detto la vicepresidente del Pd alla Camera. Che ricorda anche come il suo partito miri a fare chiarezza anche sul sistema previdenziale dei consiglieri regionali e dunque invita le forza politiche a votare la proposta dem.

La  riforma delle pensioni che sembra essere percepita come importante dal mondo politico in queste settimane è quella relativa ai trattamenti previdenziali dei parlamentari. E non solo in Italia. In Russia, per esempio, si sta discutendo l’abolizione del “supplemento alla pensione”, una sorta di vitalizio calcolato con il metodo retributivo che i parlamentari incassano in aggiunta alla “pensione di base”. Di fatto la differenza rispetto a quanto percepito dai normali cittadini è piuttosto ampia, ma c’è chi non vorrebbe rinunciare a questo vitalizio, ricordando che poiché i parlamentari sono equiparati ai ministri, anche questi ultimi dovrebbero subire una decurtazione del loro trattamento previdenziale. Dunque anche a Mosca non manca il dibattito sul tema. Che tuttavia non sembra interessare più di tanto ai cittadini.

Secondo il Movimento 5 Stelle non serve una legge per una riforma delle pensioni che metta fine ai “vitalizi mascherati” dei parlamentari, ma basta una delibera degli uffici di presidenza di Camera e Senato. Luigi Di Maio, Riccardo Fraccaro e Laura Bottici hanno spiegato ieri in una conferenza stampa alla Camera che basterebbero appunto 20 righe, che non richiedono nemmeno il voto dell’aula, per far sì che il “privilegio medievale”, rappresentato dal fatto che dopo 4 anni e sei mesi di legislatura, si maturi il diritto a ricevere la pensione una volta compiuti i 65 anni in base ai contributi versati. I parlamentari pentastellati hanno ribadito che se entro settembre non ci dovesse essere un cambiamento della legge, e quindi arrivasse a maturazione il diritto alla pensione, gli italiani non la prenderebbero affatto bene e sicuramente scenderebbero in strada a protestare. La loro proposta è quindi che i contributi versati dai parlamentari confluiscono nel sistema della previdenza pubblica, lo stesso utilizzato dai normali cittadini, e che quindi anche per loro valgano le medesime regole vigenti per tutti gli altri italiani. Di Maio, Fraccaro e Bottici hanno detto che incontreranno Laura Boldrini e Piero Grasso per chiedere la convocazione dei rispetti uffici di presidenza per votare l’abolizione del “privilegio” dei parlamentari. “Se ciò non avverrà, ci torneremo ogni giorno con un pensionato di questo paese e gli diremo di chiedere che questo odioso privilegio abbia fine”, hanno aggiunto. Non resta quindi che vedere quale sarà la reazione dei Presidenti di Camera e Senato.

Sula Riforma Pensioni in piano di trattative tra sindacati e Governo, le ultimissime novità riguardo la misura contenuta nella Manovra dell’Ape Social vedono un allargamento della platea di usufruenti. Come ha riportato e svelato il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli: «la proposta che verrà portata sul tavolo di incontro con il Governo e che prevede l’allargamento della misura ad altre categorie come quella dei lavoratori edili, degli addetti alle attività di facchinaggio e movimentazione merci, agli infermieri, ai conduttori e al personale viaggiante dei treni, ai lavori di igiene ambientale e ai lavoratori che accudiscono persone non autosufficienti». Il sindacalista, intervisto da Radio Articolo 1, ha ricordato come il Governo e gli altri sindacati si troveranno nei prossimi giorni per affinare una volta di più le trattative e giungere finalmente alla riforma pensionistica del 2017.

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