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Lavoro

CONTRATTI E LAVORO/ La nuova sfida dei sindacati sui salari

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Apriti cielo: come anni fa tanto bastò perché gli italiani, oltre a saper di calcio e di formazioni pallonare, imparassero anche a discettare di inflazione, costo della vita, Pil, e finanche di contrattualistica, e poi tutto tornò, come spesso succede nel Bel Paese, nel nulla, per essere di nuovo sdoganato in questi giorni, così oggi si sentono venti di guerra (televisiva) e rullano tamburi di esperti pronti alla lotta. Per fortuna, però, stavolta la questione riguarda una fetta di mondo più ampia che non i nostri angusti confini, e cioè l'Europa, la quale, in attesa che Donald Trump le faccia sapere se essa esisterà ancora di qui a qualche anno o se essa dovrà sciogliersi per favorire lo Zio Sam e la sua ansimante industria, ha scoperto che sussiste una questione salariale che la riguarda nel suo insieme. 

Mentre i nostri giornali si sono buttati sul vecchio dossier “gabbie salariali”, i sindacati anticipando i tempi e dimostrando un sano realismo, si sono incontrati e hanno lanciato un Manifesto per il salario europeo che intende affrontare il problema della qualità della vita di quella gran massa di persone che hanno provato sulla loro pelle il peso dell'austerità, le frustate della riduzione dei salari, il bruciore dell'inflazione. Il problema che i sindacati si sono posti, e che nei prossimi mesi sarà certamente oggetto di discussioni, oltre che di percorsi contrattuali e di tentativi di intese a livello europeo, è quello del rapporto tra produttività e salario: occorre aumentare la prima perché salgano i secondi o si può pensare che la busta paga potrebbe in qualche misura anticipatamente contenere quote di produttività?

Anche perché sullo sfondo di questo dibattito si staglia l'ombra di un moloch che preoccupa assai i sindacati riformisti, Cisl in testa, e cioè la diatriba tra salario minimo e salario sociale. Meglio dare a tutti un minimo per sopravvivere o dare a tutti un lavoro dignitoso e dignitosamente pagato? Gli 80 euro, cifra non casualmente citata, sono da intendere come sostegno al reddito, come investimento o come risparmio?

Il fatto è che allora, all'epoca degli 80 euro, c'era una crisi tanto nera quanto profonda. Oggi la crisi qui c'è là no, qui morde e là sussurra alle spalle come un dolce venticello primaverile. È quindi tempo, si sono detti i sindacati, di rilanciare il tema del salario sul livello europeo, non local, né global, ma appunto europeo. Perché da lì potrebbero nascere pure altre interessanti iniziative che riguardano temi connessi a quelli del salario e del costo della vita, come l'occupazione, la povertà, il lavoro. E vuoi vedere che possa essere questa la risposta del Vecchio Continente alla sfida che le arriva da Oltreoceano e dall'orso russo?

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