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RIFORMA PENSIONI NOVITÀ 2017/ Part-time agevolato, ecco le cifre. (Ultime notizie live e news oggi 5 febbraio)

Riforma pensioni novità 2017, oggi 5 febbraio: Sacconi propone un’altra forma di flessibilità. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

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“Abbiamo sbagliato, troveremo altre misure”: così il ministro Poletti sulla riforma pensioni, nello specifico sul part-time agevolato. Come abbiamo raccontato ieri con le prime parole del ministro sulla misura che non ha convinto da nessun punto di vista, emergono oggi i dettagli delle cifre che confermano il fallimento del part-time agevolato. Ad oggi la misura è fallimentare in tutte le regioni con 33 domande accolte in Lombardia, 21 nel Lazio, solo una in Molise, Basilicata e Valle d'Aosta e 5 rispettivamente in Liguria e nelle Marche. «La norma prevede la possibilità per le persone che raggiungono 67 anni e sette mesi di età entro il 2018 con almeno 20 anni di contributi, previo accordo con il datore di lavoro, di ridurre l'orario in una misura compresa tra il 40% e il 60%, ma solo nel settore privato», riporta l’Ansa. Gli elementi “minimamente” accettabili riguardano i singoli lavoratori vicino alla pensione, ma ad esempio non funziona con le aziende che pagando una quota in più rispetto alle ore lavorate. Secondo i calcoli effettuati dai Consulenti del lavoro su classi di retribuzioni annue lorde che vanno dai 25.000 ai 43.000 euro, «un lavoratore che firma un contratto di part time agevolato al 40% delle ore (16 a settimana a fronte delle 40 dell'orario intero) ha in busta paga il 72% della retribuzione mentre l'impresa ha una riduzione del costo del lavoro del 49% (a fronte di una riduzione dell'orario del 60%)», riporta il focus di Giornale di Sicilia.

Luigi Di Maio ha pubblicato un post sul sito di Beppe Grillo in cui affronta il tema delle pensioni, non tanto per chiedere una riforma del sistema previdenziale. Il vicepresidente della Camera, infatti, ricorda che, complice anche la discontinuità contributiva, i giovani rischiano di andare in pensione molto tardi e con assegni di importo basso, come aveva già sottolineato in passato Tito Boeri. “In soldoni: un giovane disoccupato di oggi non mette un euro per la sua previdenza e quindi la sua pensione arriverà molto tardi”, scrive Di Maio, che poi accusa la classe politica: “Gli onorevoli in Parlamento di tutto questo se ne fregano perché si beccano una pensione di tutto rispetto a 65 anni per aver lavorato appena quattro anni e mezzo e si offendono pure se gli dici in faccia che è un vitalizio e un privilegio”. Per il rappresentante del Movimento 5 Stelle, “il reddito di cittadinanza deve essere la risposta per chi ora non ce la fa, in modo che abbia una base da cui ripartire. Ogni privilegio deve essere abolito”.

La riforma delle pensioni non soddisfa tutti. E la Lega Nord non nasconde che avrebbe in mente un intervento molto più coraggioso sul sistema previdenziale italiano. Roberto Simonetti, Segretario della commissione Lavoro della Camera, è in particolare convinto che bisogna fare in modo che i lavoratori possano andare in pensione un po’ prima e che i giovani, il cui numero di disoccupati è in aumento, avessero delle occasioni per entrare nelle aziende. “La vera riforma delle pensioni che doveva essere fatta, cioè cancellare la Legge Fornero, non è stata fatta”, ha spiegato Simonetti. Il risultato, ha aggiunto, è che la disoccupazione giovanile supera il 40% e ci sono lavoratori che dopo 40 anni di contributi non possono ancora lasciare il loro posto perché non avrebbero diritto alla pensione. In passato la Lega Nord aveva raccolto le firme per un referendum abrogativo della Legge Fornero, che era stato però dichiarato inammissibile.

La riforma delle pensioni diventa uno terreni di scontro per la conquista della leadership del Partito democratico. Enrico Rossi, Governatore della Toscana che ha già dato la sua disponibilità a correre per la segreteria, in un convegno a Taranto ha evidenziato che “è tempo di una svolta profonda nel Partito democratico”. “Io faccio una proposta fortemente identificata. A sinistra penso sia d’attualità proporre le idee, le idealità del socialismo, i riferimenti sociali che una forza di sinistra che si ispira al socialismo deve avere, cioè la parte più debole della società, i giovani, i precari, le pensioni minime, i lavoratori dipendenti che hanno perso i diritti, i ceti medi che sono in difficoltà”, ha detto Rossi secondo quanto riporta La Gazzetta del Mezzogiorno. Parole che sembrano bocciare quanto fatto nella Legge di stabilità a sostegno delle pensioni più basse, ovvero l’aumento della no tax area e delle quattordicesime. Vedremo se dall’ala renziana del Pd arriverà qualche replica a Rossi.

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