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Lavoro

INDUSTRIA 4.0/ Università di Oxford: nei prossimi 25 anni si perderanno il 47% dei posti di lavoro

Secondo un nuovo studio, la rivoluzione 4.0 permetterà a macchinari e computer di svolgere quasi tuttele funzioni fatte oggi dall'uomo il che porterà a una disoccupaizone del 47%

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Ogni rivoluzione industriale e sviluppo tecnologico ha fatto pagare un prezzo, in termini economici e di perdita di posti di lavoro, ma bene o male una volta assestato il sistema i posti di lavoro sono tornati a crescere. Quello che invece promette la prossima rivoluzione industriale, denominata 4.0 e che in realtà è già cominciata, difficilmente potrà avere un risvolto positivo per il lavoro degli esseri umani, in quanto basato essenzialmente su sviluppi tecnologici che faranno a meno dell'uomo. In questo senso uno studio a cura dell'università di Oxford prevede che nei prossimi 25 anni in tutto il mondo si perderà il 47% dei posti di lavoro, cioè quasi la metà della razza umana rimarrà senza occupazione. E davanti a questa prospettiva, dice Art Bilger, un imprenditore che presiede la Wharton School of Business all'università della Pennsylvania, nessun governo è preparato. La perdita di lavoro interesserà soprattutto la classe operaia, coloro che lavorano nel manifatturiero. E' qui infatti che prenderanno piede macchinari e robot sempre più tecnologicamente avanzati che faranno il lavoro fatto fino a oggi dagli uomini. Per Bilger inoltre, questo trend è irreversibile. Ma così anche per i dottori, gli avvocati, gli insegnati, gli analisti finanziari: ci penseranno i computer a fare analisi mediche senza possibilità di errori umani o finanziarie. Nel caso delle precedenti rivoluzioni industriali la differenza era che un lavoro diventato obsoleto per via dei macchinari, veniva rimpiazzato dando alla persona un nuovo tipo di impiego, nel futuro non sarà invece così.

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