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Lavoro

PENSIONI OGGI/ Decreti attuativi, l'attacco della Camusso! Fornero nel mirino...(ultime notizie)

Riforma pensioni 2017, oggi 16 marzo: la richiesta a Paolo Gentiloni sulle pensioni sociali. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

Riforma pensioni 2017, le pensioni secondo Susanna Camusso (Lapresse)Riforma pensioni 2017, le pensioni secondo Susanna Camusso (Lapresse)

Il confronto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni previsto per lunedì scorso è saltato e ancora non è certo quando le due parti torneranno a incontrarsi. Si ipotizza la data del 20 marzo, ma manca una definitiva conferma in merito. Il tema più “scottante” è certamente quello dell’Ape social, visto che non sono mancate richieste di modifica da apportare tramite i decreti attuativi che ancora l’esecutivo non ha emanato. La Cgil, tramite Susanna Camusso, sprona quindi Poletti e i suoi a fare in fretta. “Il governo aveva garantito che i tempi di applicazione delle norme sarebbero stati rispettati. Deve quindi darsi una mossa perché la scadenza del 1 maggio è un impegno di legge’”, ha detto il Segretario generale del sindacato di corso d’Italia. In effetti manca circa un mese e mezzo alla prevista entrata in vigore dell’Anticipo pensionistico, ma ancora non si sa quanto costerà utilizzare l’Ape volontaria, né se si potrà o meno accedere all’Ape social, evitando così di subire penalizzazioni sul proprio assegno pensionistico. Gli edili da tempo chiedono una modifica dei requisiti per accedere all’Ape social, mentre i lavoratori precoci vorrebbero che Quota 41 fosse estesa a tutti i lavoratori. Non bisogna poi dimenticare che il Comitato Opzione donna social e il Comitato licenziati o cessati senza tutele hanno chiesto che il cumulo contributivo gratuito possa essere utilizzato anche per accedere a Opzione donna e all’ottava salvaguardia degli esodati dato che ora ciò non è possibile. Non resta che aspettare novità su questi importanti temi.

Quest’oggi Paolo Gentiloni si è recato ad Avellino e c’è chi gli ha ricordato la necessità di una riforma delle pensioni, specialmente per quelle sociali. ottopagine.it riferisce infatti di un incontro tra il Premier e Giacomo, un oltraottantenne avellinese che ha avuto modo di attirare l’attenzione dell’ex ministro e di stringergli la mano. “Quando ho stretto la mano al presidente Gentiloni, mi sono accorto che era calda. Lui mi ha fatto segno di avvicinarmi. E io gli ho detto: non scordatevi delle pensioni sociali. Che non si può vivere con meno di quattrocento euro al mese”, sono le  parole dell’uomo pronunciate ai microfoni del portale della città campana. Giacomo ha ricordato al Premier che è difficile andare avanti con 20-30 euro al giorno.

Alessandro Di Battista è stato ospite ieri della puntata di diMartedì, dove ha affrontato diversi temi, tra cui quello relativo alla riforma delle pensioni targata Fornero, che ha definito “infame”. Il deputato del Movimento 5 Stelle ha voluto ricordare che la Legge Fornero è stata votata da Partito democratico e Forza Italia, oltre che da Giorgia Meloni “che oggi va in giro nelle televisioni a dire ‘occorre abolire la legge Fornero’”. Parole quindi dure da parte di Di Battista, sia nei confronti del Governo Monti e di Elsa Fornero che dei suoi avversari politici. Con il Pd c’è poi un conto aperto visto che con il Movimento 5 Stelle ha dato vita a una querelle relativa alle pensioni dei parlamentari che si è solo assopita, ma che presto tornerà a galla, visto che nessun provvedimento in materia è stato adottato.

Uno dei temi che Governo e sindacati dovranno affrontare nel confronto aperto sulla riforma delle pensioni riguarda il sistema di rivalutazione degli assegni. Negli ultimi anni, complice la deflazione o l’inflazione a zero, non ci sono stati infatti aumenti. Anzi, è stato rinviato ancora il recupero che doveva essere effettuato già l’anno scorso per un’indicizzazione “eccessiva” rispetto a quella che è stata l’inflazione reale. Ora che l’indice dei prezzi ha ripreso a risalire, come ricorda firenzepost.it, è è lecito chiedersi se le pensioni aumenteranno. La risposta non è semplice, poiché la rivalutazione avverrà semmai l’anno prossimo, ammesso che l’inflazione continui a salire. Di certo però se fosse alla fine positiva potrebbe consentire finalmente di eliminare lo “spauracchio” del recupero ancora congelato: a quel punto, infatti, verrebbe sottratto all’aumento degli assegni.

Governo e sindacati dovrebbe tornare a incontrarsi sulla riforma delle pensioni lunedì 20 marzo. Ancora l’esecutivo non ha emanato i decreti attuativi sull’Ape e ilgiornale.it riporta le indiscrezioni secondo cui l’Ape social si sta trasformando in un problema di non poco conto. Sembra infatti che i fondi stanziati potrebbero non bastare per tutti i possibili interessati alla possibilità di accedere alla pensione anticipata senza penalizzazioni sul loro assegno. Dunque, secondo quanto riportato da Il Corriere della Sera, disoccupati, disabili e lavoratori con familiari disabili a carico potrebbero avere una sorta di “precedenza” rispetto agli altri. Se le risorse non dovessero bastare, la soluzione individuata sarebbe quindi quella della “priorità” di alcune categorie rispetto ad altre.

Nonostante gli ultimi interventi varati con la riforma delle pensioni, la Confederazione italiana agricoltori chiede pensioni dignitose per gli agricoltori italiani. La Cia di Reggio Emilia ha su questo tema organizzato un convegno per parlare del rischio del progressivo impoverimento delle pensioni dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali. Se infatti le nuove generazioni, complice il sistema contributivo puro, rischiano di trovarsi con assegni bassi una volta in quiescenza, la situazione sembra possa essere peggiore per gli agricoltori. Per questo la Cia ha anche deciso di sostenere il progetto di legge di Marialuisa Gnecchi e Cesare Damiano per far sì che venga istituita una pensione di base. Un progetto cui di fatto intendono lavorare anche Governo e sindacati nell’ambito del confronto avviato sulla cosiddetta fase due.

Nonostante la riforma delle pensioni non abbia previsto una proroga di Opzione donna e non sembri esserci la possibilità di utilizzare i fondi già stanziati per questo obiettivo, c’è chi non abbandona la speranza ed è pronto a scendere in piazza per chiedere che si possa continuare a usare il regime sperimentale di pensionamento anticipato per le donne. Il 23 marzo, quindi, davanti a Montecitorio ci sarà una manifestazione per chiedere appunto la proroga di Opzione donna. Varrebbe in ogni caso la pena chiedere di far sì che tutte le aventi diritto possano accedere alla pensione anticipata, dato che al momento il cumulo contributivo gratuito non è da loro utilizzabile. Si spera che su questo punto le promesse dei politici non vengano disattese.

Non ci sono ancora conferme su quando si terrà il nuovo incontro tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni. Nel frattempo Firenzepost.it riporta l’attenzione sulle pensioni di reversibilità, che sembrerebbero essere finite nel mirino di Tito Boeri e del legislatore, con tentativi di ridurne l’importo al minimo per quelle di nuova erogazione. E l’ex Prefetto del capoluogo toscano, Paolo Padoin, a ricordare quanto già segnalato su La Stampa da Bruno Benelli: partendo da una pensione di 1.600 euro lordi mensili, la reversibilità parte già da 960 euro, che possono però ridursi fino a 480 euro, a seconda del reddito del superstite, a meno che non abbia figli a carico. Resta però il fatto che una volta che cessi questa condizione, l’Inps opererebbe subito il taglio all’assegno.

Ieri è saltato l’incontro previsto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni. Alcuni lavoratori precoci avevano già raggiunto la capitale per manifestare sotto la sede del ministero del Lavoro dove si sarebbe dovuto tenere l’incontro e hanno deciso poi di andare davanti a palazzo Chigi, anche se non brandendo striscioni o urlando slogan, ma pur sempre con maglietta e cappellino a sostegno di Quota 41. Oggi, durante la trasmissione Tagadà, in onda su La 7, sarà presente uno dei membri del gruppo “41xtutti Lavoratori uniti”, per ribadire ancora una volta il perché delle richiesta di modificare il sistema pensionistico in modo che si possa accedere alla quiescenza dopo 41 anni di contributi. Insomma, la battaglia per Quota 41 non si ferma nemmeno questa settimana.

Tito Boeri, oltre che con le sue dichiarazioni sulla , ha scatenato qualche polemica sulla sua volontà di abolire dei privilegi riservati ai sindacalisti. L’Usb ha infatti emesso una nota per evidenziare che il Presidente dell’Inps non dovrebbe generalizzare, ma dire che utilizza la pratica di versare contributi a fine carriera per aumentare i propri assegni previdenziale. Inoltre, l’Unione sindacale di base fa presente che sarebbe bene che Boeri si dedicasse “maggiormente alle pensioni da fame di tante donne e uomini, piuttosto che farsi propaganda con tematiche demagogiche come questa”. Se esistono dei privilegi, aggiunge l’Usb, è bene che “si intervenga subito senza far tanto rumore”.

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