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Lavoro

Riforma pensioni oggi/ Quota 41, Ape, precoci, una settimana decisiva: protesta e decisioni (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017: Ape, riduzione platea in vista? Opzione donna e precoci in rivolta! Pensioni da aumentare, almeno 1 su 3. Tutte le novità e le ultime notizie di oggi 19 marzo.

Riforma pensioni 2017, LapresseRiforma pensioni 2017, Lapresse

Il presidio organizzato per giovedì 23 marzo davanti a Montecitorio per chiedere una riforma delle pensioni che contempli una proroga di Opzione donna fino al 2018 sta incontrando sempre più consensi. Non solo i lavoratori precoci hanno deciso di partecipare per chiedere ancora una volta di approvare la Quota 41 per tutti e non solo per alcune categorie professionali, ma anche gli esodati che ancora sono privi di una tutela si uniranno alla protesta. L’ottava salvaguardia, infatti, nonostante fosse stata presentata come quella definitiva non pare aver coperto tutti coloro che sono rimasti senza lavoro e lontani dalla pensione. Anche loro, quindi, chiedono di poter avere una deroga alla Legge Fornero così come è stato possibile per gli altri esodati. Vedremo quale sarà la risposta del mondo politico. – Mentre il Governo Gentiloni sul tema riforma pensioni è alle prese con la stesura dei decreti attuativi che stando ad alcune indiscrezioni lanciate da più parti negli scorsi giorni dovrebbero presentare sorprese non positive in ambito Ape Social, in queste ore si sta parlando dell’entità degli assegni pensionistici. In particolare secondo quanto riportato dal quotidiano La Verità, ci sarebbe una cosiddetta questione della ‘furbata dei diritti inespressi’. In pratica si fa presente come una pensione su tre andrebbe alzata e soprattutto che quanti avrebbero diritto a questo surplus di assegno pensionistico non sanno di averlo. Nel corso dell’articolo apparso del giornale diretto da Maurizio Belpietro è stata eseguita una ricerca secondo la quale in Italia su una platea di circa 18 milioni di pensionati ben 6 avrebbero diritto ad un ricalcolo della pensione senza tuttavia esserne a conoscenza. Nel caso quanto evidenziato da La Verità corrisponderebbe alla realtà dei fatti, sarebbe un bel problema per il Governo che proprio in queste ore sta facendo i conti con una carenza di fondi.

La questione della riforma delle pensioni inserita nell’ultima legge di Stabilità sembra essere tutt’altro che chiusa. Secondo alcune indiscrezioni che stanno rimbalzando in queste ore sul web ma non solo, il motivo del ritardo dei decreti attuativi risiede nel fatto che si sta cercando di fare in modo che la platea di possibili beneficiari del dispositivo che consente l’ingresso in anticipo da parte del lavoratore nel sistema pensionistico (Ape) possa essere ridotta. Tra le novità al vaglio del Governo ci sarebbe l’intenzione di fare in modo che la versione Social dell’Ape: secondo quanto riportato dal quotidiano Il Corriere della Sera vi potrebbero aver accesso con un costo praticamente nullo soltanto disoccupati e disabili. Dunque sarebbe questo il vero motivo del ritardo dei decreti attuativi anche perché nelle intenzioni del precedente Esecutivo l’Ape dovrebbe andare in funzione a partire dal 1 maggio ed ossia tra meno di un mese e mezzo. Ne sapremo di più nei prossimi giorni.

Silvio Berlusconi ha incontrato i seniores di Forza Italia, ribadendo la volontà, in caso di vittoria alle prossime elezioni, di varare una riforma delle pensioni. L’ex Premier ha detto di confidare nella corte di Strasburgo per poter tornare candidabile. Tuttavia ha pragmaticamente cercato di far capire come si potrebbe dare una scossa all’economia del Paese, in particolare portando le pensioni minime a 1000 euro per tutti, specialmente alle donne, visto che spesso, per via di carriere discontinue e contrassegnate da stipendi più bassi degli uomini, hanno pensioni ridotte. Berlusconi è poi convito che si possa varare una flat tax del 22-24%: un forte abbattimento fiscale, quindi, che avrebbe effetti positivi sulle tasche di tutti gli italiani, compresi i pensionati. Un programma, quindi, molto ambizioso, che non si fa trovare “scoperto” nei provvedimenti a favore degli italiani più avanti con l’età.

Ci sono ben 40.000 cittadini liguri che, senza alcuna riforma delle pensioni, avrebbero diritto a un aumento del loro assegno mensile, ma nemmeno lo sanno. L’edizione genovese del Secolo XIX riporta infatti i dati dello Spi-Cgil, secondo cui un terzo dei 118.000 pensionati liguri non sarebbe a conoscenza di aver diritto a integrazioni, aumenti, entrate una tantum, lasciando così ogni anno diversi soldi nelle casse dell’Inps. Il sindacato, attraverso il suo patronato Inca, sta portando avanti la campagna sui “diritti inespressi” e ha già aiutato più di 2.500 pensionati genovesi che hanno un assegno inferiore ai 750 euro a recuperare dei soldi cui avrebbero dovuto avere diritto, tra assegni a sostegno del nucleo familiare, sussidi di invalidità e maggiorazioni spettanti. Lo Spi-Cgil invita quindi i cittadini a far controllare la propria situazione, anche perché è possibile recuperare gli arretrati per un certo numero di anni.

Come noto,  nell’ultimo periodo sono tornate inchieste e dati che hanno spinto a chiedere una riforma delle pensioni per tagliare quelle più alte. Tuttavia il contributo di solidarietà introdotto dal Governo Letta non è stato prorogato in virtù di una sentenza della Corte Costituzionale che riconosce la validità di un intervento simile solo se una tantum. Su lavoce.info, Antonio Massarutto propone quindi di istituire una “pension tax”, che andrebbe “a incidere di più sulle pensioni caratterizzate da una maggiore quota di privilegio”. Questa imposta andrebbe calcolata dividendo il reddito lordo da pensione in due parti. “La prima parte sarebbe costituita dalla pensione ottenuta capitalizzando i contributi versati a un certo tasso convenzionale, che potrebbe essere lo stesso utilizzato nell’attuale regime istituito dalla riforma Dini o uno diverso e più favorevole al pensionato. A questa prima componente si applicherebbe la medesima struttura dell’Ire. Alla parte eccedente, che grosso modo equivale alle dimensioni del “regalo” di cui i super-pensionati godono, si applicherebbe invece una struttura di aliquota più elevata e più marcatamente progressiva”, spiega il Professore di economia pubblica. Che spiega quindi che uno schema di questo genere consentirebbe di colpire una parte di reddito costituito da pura rendita e non colpirebbe tutte le pensioni alte, ma solo quelle che non trovano giustificazione nei contributi versati. “Occorrerà prevedere franchigie a tutela dei pensionati più deboli: per esempio una ‘no tax area’ per le pensioni al di sotto di un certo multiplo dell’assegno minimo o forme di deduzione dall’imponibile”, aggiunge Massarutto.

Ci sono degli italiani che, senza bisogno di una riforma delle pensioni, hanno visto aumentare il proprio assegno mensile. Si tratta di coloro che, dopo verifiche condotte insieme ai patronati, hanno scoperto di aver diritto a delle integrazioni che hanno così richiesto. Per esempio, a Genova sono più di 2.500 i pensionati che, con l’Inca-Cgil hanno potuto vedere crescere l’importo delle loro pensioni. “I dati nel dettaglio illustrano una situazione che riguarda i titolari di pensioni con importo sino a 750 euro mensili che, pur avendone diritto, non percepiscono assegni al nucleo familiare, la maggiorazione della pensione, la quattordicesima, le prestazioni a favore degli invalidi civili”, si legge su genovapost.com. La cosa importante da sapere per i pensionati è che è possibile recuperare anche gli arretrati degli ultimi 5 anni.

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