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Lavoro

Riforma pensioni 2017/ Di Maio contro Richetti sui vitalizi dei parlamentari (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017: Precoci, Ape social, saltano i decreti attuativi: data 1° maggio slitta? Tutte le novità di oggi 3 marzo e le ultime notizie sui temi previdenziali

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Gli insegnanti della scuola primaria e dell’infanzia continuano ad avere la trattenuta Enam nelle loro busta paga, nonostante l’Ente di assistenza magistrale non esista più. Per questo la Uil Scuola chiede una modifica, non un qualcosa di paragonabile alla riforma delle pensioni, per far sì che venga promossa la previdenza complementare nel settore pubblico. Pino Turi, Segretario generale del sindacato, ha infatti detto che sarebbe buona cosa poter destinare la trattenuta Enam alla pensione integrativa. Del resto la trattenuta aveva la funzione di fornire servizi e opportunità legate alla professione, cosa che certo l’Inps, che ha assorbito l’Enam, oggi non può garantire. Meglio, dunque, secondo il sindacato, che la trattenuta serva a fornire un’integrazione alla propria pensione futura.

Con un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo, Luigi Di Maio torna sulla proposta del Movimento 5 Stelle di riforma delle pensioni dei parlamentare, per la quale basterebbe una delibera degli uffici di presidenza di Camera e Senato, in modo che per onorevoli e senatori valgano le stesse regole cui devono sottostare i normali cittadini italiani. Il vicepresidente della Camera replica anche a Matteo Richetti, deputato del Pd che ha presentato un ddl sul tema e che si è espresso contro la proposta pentastellata perché non interviene sui vitalizi in essere. “Quindi secondo la loro logica non possono togliersi il loro privilegio perché quello degli altri (per ora) rimane”, scrive Di Maio, secondo cui “chi non vota la nostra delibera lo fa per tenersi il privilegio”.

Alla fine sono scaduti i 60 giorni previsti per il varo dei decreti attuativi da parte del Governo, ma pare comunque che tra chi sta lavorando alla riforma delle pensioni prevalga un certo ottimismo circa la scadenza del 1° maggio, giono in cui dovrebbe entrare definitivamente in vigore l'ApeIeri intanto Governo e sindacati si sono incontrati ancora per parlare di riforma delle pensioni. Domenico Proietti ha spiegato che sono stati esaminati i decreti attuativi che il Governo deve approvare per dar vita all’Ape e ha definito l’incontro “proficuo”. Il Segretario confederale della Uil ha quindi spiegato che per il suo sindacato “è importante che i decreti diano a tutte le platee individuate la possibilità di accedere all'Ape sociale, al pensionamento precoce e alla positiva ricongiunzione dei contributi versati, senza vincoli interpretativi e restrittivi”. Il sindacalista ha quindi rassicurato che la Uil “continuerà nei prossimi giorni a lavorare per rendere esigibili queste opportunità per tutti gli interessati”.

I lavoratori precoci hanno incontrato martedì Marco Leonardi, consigliere economico di palazzo Chigi che sta seguendo il confronto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni. Roberto Occhiodoro ha stilato un resoconto dell’incontro pubblicandolo sul gruppo Facebook “Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti”, nel quale ha spiegato che era presente anche Tommaso Nannicini, che si è occupato di fatto degli interventi previdenziali che sono stati approvati con la Legge di stabilità. I lavoratori precoci hanno presentato due documenti: il primo con le loro nove richieste inderogabili, il secondo sui decreti attuativi relativi all’Ape. Riguardo la richiesta di Quota 41 per tutti e la flessibilità pensionistica come prevista dal ddl Damiano, ai precoci è stato detto che il Governo non può prendere decisioni, soprattutto in virtù del fatto che non sa quanto resterà in carica, mentre le altre sette richieste saranno discusse nell’ambito della cosiddetta “fase due” del confronto con i sindacati. I precoci, in ogni caso, incontreranno ancora Leonardi, in una data da stabilirsi.

Cesare Damiano chiede una piccola riforma delle pensioni all’interno del rinnovo del contratto degli statali. L’ex ministro del Lavoro, intervenendo a un convegno organizzato dalla Uil, ha infatti invitato il Governo a tener fede alle promesse dell’anno scorso e a rinnovare il contratto del pubblico impiego “dando spazio a interventi sulla previdenza complementare”. Secondo il Presidente della commissione Lavoro della Camera, il rinnovo del contratto può portare a una maggiore adesione del settore pubblico alla previdenza integrativa. Il che rappresenterebbe un vantaggio sia per i lavoratori che per chi si occupa di gestire i fondi, che avrebbe una massa più importante e potrebbe quindi far valere i vantaggi delle economie di scala. Per Damiano bisognerebbe comunque incentivare la previdenza complementare tornando a un regime fiscale più favorevole rispetto a quello introdotto dal Governo Renzi.

Continuano le iniziative dei lavoratori precoci per chiedere una riforma delle pensioni che estenda a tutti Quota 41. Per ora, infatti, la possibilità di accedere alla quiescenza con il versamento di 41 anni di contributi è limitata a una platea che si stima essere intorno alle 25.000 unità. Uno degli appartenenti al gruppo Facebook “Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti” ha scritto un post per raccontare che lunedì scorso ha preso parte a una riunione dei direttivi della Fiom del Trentino e dell’Alto Adige, cui ha partecipato anche il Segretario generale Maurizio Landini. L’uomo ha anche potuto prendere la parola, illustrando ai sindacalisti presenti la richiesta e le ragioni dietro Quota 41, chiedendo a Landini una collaborazione reciproca, così da organizzare uno sciopero generale contro la Legge Fornero e il Jobs Act. Non sappiamo quale sia stata la risposta del sindacalista, ma c’è da dire che già nelle scorse settimane era sembrato esserci un certo avvicinamento della Cgil alle istanze dei lavoratori precoci, in particolare quando a Roma ha preso il via la campagna referendaria del sindacato, alla presenza di Susanna Camusso. La quale nel suo discorso aveva ricordato la battaglia dei precoci, affermando che avrebbe nuovamente fatto presente al Governo, vista la riapertura del confronto sulla riforma delle pensioni, la richiesta di Quota 41 per tutti. Resta da capire se tutto questo potrà servire ai lavoratori precoci per riuscire a raggiungere il loro obiettivo. Di certo non si può dire che non stiano provando a ottenerlo, visto che dall’inizio dell’anno sono state davvero tante le iniziative portate avanti. Vedremo poi se dall’incontro che una loro delegazione avrà con Mauro Leonardi, consulente economico di palazzo Chigi, arriveranno delle novità importanti.

Oltre alla riforma delle pensioni, nelle ultime settimane sta tenendo banco l’ipotesi di un cambiamento delle governance dell’Inps, la cui necessità era stata anche evidenziata dalla Corte dei Conti. Tito Boeri ha spiegato di aver già discusso del tema con Giuliano Poletti e che un testo è già stato definito. “Mi auguro che si atterrà a quel testo”, ha detto il Presidente dell’Inps, che ha poi ricordato che la decisione spetta al Parlamento e dunque non è di sua competenza. Domenico Proietti, Segretario confederale della Uil, sembra cadere dalle nuvole e in una nota scrive: "Apprendiamo di un presunto testo di accordo sulla governance dell'Inps, ricordiamo che i lavoratori e le imprese sono gli azionisti di maggioranza dell'istituto e in quanto tali avremmo qualcosa da dire sulla vita del più grande ente previdenziale d'Europa".

Intervistato da Il Manifesto, Cesare Damiano ha rilanciato la proposta di legge 2100 Gnecchi-Damiano che prevede l’introduzione della “pensione di cittadinanza”. Che potrebbe essere la base per gli interventi a sostegno dei giovani che Governo e sindacati si sono dati come obiettivo nel riaperto confronto sulla riforma delle pensioni. L’ex ministro ha spiegato che la proposta “prevede che per tutti i lavoratori andati in pensione dal ’96 con il contributivo si assicuri un assegno base pari a quello sociale, circa 500 euro. Poi ciascun lavoratore aggiungerà i suoi contributi: ma questo assegno base è finanziato dalla fiscalità generale e in parte dalla stessa previdenza. È una misura di civiltà, si evita che ci sia un esercito di nuovi poveri, prendendo come standard di dignità un assegno di 1500 euro lordi e integrando la parte mancante a tale soglia”.

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