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RIFORMA PENSIONI/ Decreti attuativi, l'imbarazzo dopo il confronto Governo-sindacati (oggi 23 marzo)

Riforma pensioni, oggi 23 marzo: incontro tra Governo e sindacati, imbarazzo della Camusso sui decreti attuativi. Tutte le novità e le ultime notizie sui temi previdenziali

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Non è certo entusiasta la reazione di Susanna Camusso dopo l’incontro tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni. Il Segretario generale della Cgil ha infatti riconosciuto la positività del moto del confronto tra le parti, “ma un pezzo di carta con il testo dei decreti non lo abbiamo ancora visto. Il che crea un certo imbarazzo nel trarre delle conclusioni”. In effetti, ancora i decreti attuativi non sono stati definiti e a quanto pare nemmeno sottoposti in una qualche forma di bozza ai sindacati. Camusso ha comunque detto di aver ricevuto delle rassicurazioni circa il tema delle platee dell’Ape social, tuttavia non è possibile ancora dare un giudizio, anche perché restano due punti critici che difficilmente verrano risolti: i disoccupati a seguito di scadenza di contratto a tempo determinato e il periodo di continuità nello svolgimento di lavori gravosi.

L’incontro tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni di oggi dovrebbe essere decisivo per i decreti attuativi sull’Ape. Lo ha detto Cesare Damiano, sottolineando come sia importante che le misure varate con la Legge di bilancio diventino operative dal 1° maggio come previsto. L’ex ministro del Lavoro ha anche ricordato che occorre affrontare la cosiddetta fase due, per arrivare a definire una “pensione contributiva di garanzia” per i giovani. In questo senso il Presidente della commissione Lavoro della Camera ha già lavorato a una proposta, che prevede un assegno di circa 500 euro mensili finanziati dalla fiscalità generale, cui aggiungere poi la propria pensione in base ai contributi versati durante la propria vita lavorativa. Così, secondo Damiano, si potrà arrivare ad assegni intorno ai 1.500 euro lordi mensili: una cifra dignitosa.

Il Movimento 5 Stelle ieri si è scagliato contro “la casta” perché la sua proposta di riforma delle pensioni dei parlamentari è stata “superata” da un’iniziativa del Partito democratico per inserire un apposito contributo di solidarietà sugli assegni che gli ex deputati incassano. Sul punto Walter Rizzetto, deputato di Fratelli d’Italia, ha voluto ricordare che non solo il suo partito era a favore della proposta pentastellata, ma è andato persino oltre, chiedendo che il sistema contributivo pieno si applichi non solo agli assegni futuri, ma anche a quelli già in essere. Il vicepresidente della commissione Lavoro ha fatto però notare che nessuno si è unito alla proposta di Fratelli d’Italia, nemmeno il Movimento 5 Stelle “che mentre urla nelle piazze in Aula balbetta e si astiene”. Insomma, il tema delle pensioni dei parlamentari sembra dividere i partiti più di una manovra finanziaria.

Ospite della trasmissione diMartedì, Elsa Fornero ha commentato le proposte di riforma delle pensioni riassunte da Giovanni Floris: la pensione di garanzia di 442 euro di Cesare Damiano, l’abolizione della Legge Fornero del Movimento 5 Stelle, le minime a 1.000 euro di cui ha parlato Silvio Berlusconi e la pensione a 60 anni con 40 di contributi proposta da Matteo Salvini. L’ex ministro ha spiegato che “ci possiamo permettere tutto, se facciamo le cose guardando soltanto all’oggi, cioè all’orizzonte temporale delle prossime elezioni. Dopodiché i risultati di leggi come queste sono tutti da vedere nel futuro. E i risultati sarebbero devastanti per i giovani”. La Fornero ha anche detto che gli piacerebbe vedere qualcuno di coloro che ha fatto queste proposte chiedere e votare un ulteriore giro di vite sui vitalizi, così da utilizzare i risparmi conseguenti per riformare le pensioni, senza pesare sui giovani.

In vista del nuovo incontro tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni in programma domani mattina presso la sede del ministero del Lavoro può essere utile, come ha fatto Orietta Armiliato sulla pagina Facebook del Comitato Opzione donna social, ricordare i temi che sono sul tavolo, partendo dalle dichiarazioni dei sindacalisti. Roberto Ghiselli della Cgil ha ricordato che occorre lavorare sulla flessibilità in uscita, con la consapevolezza che non tutti i lavori sono uguali, e sulla rivalutazione delle pensioni in essere. Domenico Proietti (Uil) ha sottolineato che bisogna fare in modo che le innovazioni introdotte con la Legge di bilancio, tra cui il cumulo contributivo gratuito, l’Ape social e Quota 41 siano utilizzabili in tempi utili dai cittadini. A questo proposito, Maurizio Petriccioli (Cisl) ha sottolineato la necessità di evitare interpretazioni troppo restrittive. E questo è forse il timore che molti possibili fruitori delle misure approvate vorrebbero fosse fugato. 

I La riforma delle pensioni contenuta nella Legge di stabilità ha portato la novità del cumulo contributivo gratuito. Che potrà essere utilizzato anche dai dipendenti pubblici, magari per accedere all’Ape. Secondo quanto segnala pensionioggi.it, gli impiegati statali dovranno però tenere conto che in questo caso riceveranno il Trattamento di fine servizio non prima di dodici mesi dal soddisfacimenti dei requisiti pensionistici e non dalla cessazione del rapporto di lavoro. Questo vuol dire che si potrebbe dover attendere alcuni anni per poter incassare il Tfs. Del resto utilizzando l’Ape c’è la possibilità di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro di ben 3 anni e 7 mesi. Bisognerà dunque far bene i propri conti per valutare se si è in grado di poter attendere, soprattutto se si intende lasciare il lavoro con un certo anticipo rispetto ai normali requisiti pensionistici. 

Governo e sindacati tornano a incontrarsi sulla riforma delle pensioni presso la sede del ministero del Lavoro, domani mattina alle ore 9:00. Lo ha reso noto un comunicato, nel quale si specifica che saranno presenti Giuliano Poletti e i Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. L’incontro era già in agenda e il tema principale era quello della cosiddetta “fase due”, con interventi previdenziali mirati sui giovani. Tuttavia, dopo quanto accaduto lunedì, è molto probabile che il confronto si concentri sui decreti attuativi dell’Ape, in particolare per quel che riguarda le platee della Quota 41 e dell’Ape social. Le organizzazioni sindacali avevano infatti chiesto delle modifiche e l’esecutivo si era riservato di compiere degli approfondimenti prima di dare risposta. Non resta quindi che aspettare. Sempre domani, a Roma, ma in questo caso a Montecitorio, è in programma la manifestazione di lavoratori precoci, esodati esclusi dall’ottava salvaguardia e comitati per la proroga di Opzione donna: non è improbabile che alcuni dei loro rappresentati si ritrovino davanti al ministero del Lavoro per sapere quale sarà l’esito del confronto.

Nel fine settimana si è tenuto il congresso straordinario del Partito socialista italiano. Nel suo intervento, il coordinatore politico della segretaria, Gian Franco Schietroma, ha ricordato l’importanza del tema riforma delle pensioni per i socialisti. In particolare, per “salvaguardare in modo equo le pensioni, che costituiscono tutt’oggi un ammortizzatore sociale di rilievo per l’economia di tante famiglie”. Schietroma ha ricordato che  “in tal senso un primo passo è stato fatto con l’approvazione della proposta socialista di ampliare la platea dei pensionati beneficiari della quattordicesima”. Dunque Schietroma rivendica la paternità di una delle misure contenute nella Legge di stabilità, che porterà risorse in più nelle tasche di diversi pensionati.

Sul sito ilconservatore.com, un’analisi relativa al Movimento 5 Stelle e ai cambiamenti che ha portato e sta portando nella politica italiana affronta anche il tema della riforma delle pensioni. In un confronto tra i programmi dei principali partiti e quello di M5S, alla voce pensioni, si legge: “Nessuno sostiene che la spesa pensionistica vada tagliata, tutti sono contro la Fornero (anche qui: Beppe avanti e dietro tutti quanti). Chi vuole sopprimere la legge Fornero (tutti tranne il Pd) e chi nei fatti l’ha modificata in senso espansivo (il Pd) nessuno intende aggredire il carrozzone dell’Inps e i suoi vincoli per andare verso una privatizzazione del sistema. Qualcuno (M5S, FdI) propone di tagliare le pensioni più elevate, oltre un certo limite. Tutti vogliono alzare le pensioni minime”.

Dopo l’incontro tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni, Roberto Occhiodoro ha voluto fare il punto sulla pagina Facebook “Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti”: una sintesi che spiega cosa in effetti sia successo. “Il governo ha presentato dei decreti in cui le varie figure interessate alla quota 41 e all'Ape Social sono vivisezionate fin quasi all'impossibile e non solo tra i cosiddetti lavori gravosi, ma anche fra figure professionali appartenenti alla stessa categoria e addirittura fra i disoccupati”, scrive Occhiodoro. Che attraverso un esempio mostra le conseguenze di tale scelta: “Tra i disoccupati potranno usufruire della quota 41 o dell'Ape Social solo coloro che risultano aver goduto della Naspi o dell'Aspi dopo essere stati licenziati, mentre un disoccupato che ha goduto degli ammortizzatori sociali dopo una lavoro a tempo determinato, e quindi non licenziato non potrà accedere alla pensione”. Se questo sembra assurdo, il peggio deve ancora venire, perché per i lavori gravosi non è stato preso come criterio la mansione assegnata al lavoratore. Quindi, un infermiere che assiste persone con disabilità superiore al 74% in una casa di riposo, non potrebbe accedere alla pensione anticipata perché non si sa quanto tempo dedichi all’attività di assistenza. Così come un impiegato in un supermercato che scarica la merce e la mette sugli scaffali o lavora in cassa non si sa per quanto tempo svolga il duro lavoro di facchinaggio. “Ed è per questo che le categorie dei cosiddetti lavori gravosi invece di essere implementate in realtà vengono ridotte, il tutto con la scusa della mancanza di risorse”, scrive Occhiodoro. Un quadro poco edificante: motivo per cui chiede a tutti i precoci di partecipare alla manifestazione in programma davanti a Montecitorio domani.

Dopo le notizie poco confortanti arrivate dal confronto tra Governo e sindacati, i lavoratori precoci si stanno organizzando per essere massicciamente presenti a Roma giovedì 23 marzo, quando sarà in programma un nuovo incontro tra le parti. Tra l’altro in tanti si stavano preparando già a raggiungere la capitale in quanto era già in programma una manifestazione davanti a Montecitorio per chiedere la proroga di Opzione donna, Quota 41 per tutti e misure per gli esodati che ancora non sono stati inclusi in alcuna delle otto salvaguardie approvate. A quanto pare, l’esecutivo ha intenzione di varare i decreti attuativi con un’interpretazione piuttosto rigida del testo approvato con la Legge di stabilità. Il che potrebbe contribuire a restringere la platea dei potenziali beneficiari della Quota 41, già ritenuti di scarsa entità. 

Attraverso un post sulla sua pagina Facebook, Walter Rizzetto dimostra ancora una volta di avere a cuore il tema della riforma delle pensioni. In questo caso annunciando che giovedì prenderà parte alla manifestazione che il comitato per la proroga di Opzione donna al 2018 ha indetto davanti al palazzo di Montecitorio. Il deputato di Fratelli d’Italia, nell’occasione, dovrebbe incontrare anche i rappresentanti dei lavoratori precoci e degli esodati ancora esclusi dalle salvaguardie approvate. Il vicepresidente della commissione Lavoro della Camera ha già in passato dimostrato di essere a favore della Quota 41 per tutti, criticando anche, con un intervento in aula davanti a Giuliano Poletti, la scelta di averla limitata ad alcune categorie professionali.

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