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Lavoro

Pensioni/ Quota 41 e Ape social, tutti i costi aggiuntivi senza i decreti (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017. Ape social e Quota 41, i precoci all'attacco. Tutte le novità e le ultime notizie di oggi 27 marzo sui principali temi riguardanti le pensioni

Riforma pensioni 2017, LapresseRiforma pensioni 2017, Lapresse

In attesa del simulatore Inps sull’Ape, dalle indiscrezioni sul contenuto dei decreti attuativi. Ore emerge che il tasso annuo nominale per il prestito bancario necessario all’Anticipo pensionistico volontario sarebbe pari al 2,75% per ogni anni di anticipo rispetto all’età pensionabile. Tuttavia questo non sarà l’unico costo da sostenere per utilizzare la principale novità della riforma delle pensioni. Bisognerà infatti anche pagare (ovviamente tramite una decurtazione ventennale sul proprio assegno) il premio per l’assicurazione sulla vita, come normalmente si fa per un mutuo ipotecario. Il quotidiano di Confindustria a questo proposito segnala che potrebbe superare il 29% ipotizzato qualche mese fa, dato che allora si presupponeva un tan del 2,5%. Inoltre, anche l’accesso al fondo di garanzia del Tesoro richiede il pagamento di una commissione. 

In attesa dei decreti attuativi sull’Ape social, che contiene anche Quota 41, non si ferma l’attività dei lavoratori precoci per chiedere una riforma delle pensioni che venga incontro alle loro richieste: poter andare in quiescenza dopo aver versato 41 anni di contributi. Un’istanza che non è soddisfatta dalle misure che il Governo intende varare, in quanto Quota 41 sarà limitata a una platea piuttosto ristretta. Tra poco vedremo quindi tra gli ospiti di Mi manda Rai 3 uno dei rappresentanti del gruppo Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti. Ancora una volta, quindi, la trasmissione di Salvo Sottile darà voce alle loro istanze. Nel frattempo i precoci continuano a raccogliere firme a sostegno di una petizione che chiede di discutere in parlamento la proposta Damiano che prevede la flessibilità in uscita a 62 anni e, appunto, la Quota 41 per tutti. 

Questione di ore e i tanto attesi decreti attuativi sull’Ape, misura cardine della riforma delle pensioni varata con la Legge di bilancio, arriveranno. Lo ha assicurato Tito Boeri, spiegando che il Governo sta lavorando alla stesura definitiva degli stessi. Il Presidente dell’Inps ritiene che le domande per l’Ape volontaria saranno sicuramente inferiori rispetto a quelle per l’Ape social. Per certi versi, quindi, vi è l’ammissione che non sarà molto utilizzato l’Anticipo pensionistico che comporta una penalizzazione sul proprio assegno. Anche se Boeri ha aggiunto che l’Ape volontaria è uno strumento “utile perché va ad ampliare la libertà di scelta dei cittadini senza mettere in discussione la sostenibilità di lungo periodo del sistema previdenziale”. Per sapere quanto costerà farvi ricorso, però, bisognerà aspettare i dettagli contenuti nel relativo decreto attuativo.

In attesa dei decreti attuativi che definiranno in maniera definitiva quali sono i criteri di accesso all’Ape social, i lavoratori precoci continuano la loro battaglia per una riforma delle pensioni che porti a Quota 41 per tutti. E lo fanno proseguendo la raccolta firme a favore di una petizione che chiede di portare alla discussione parlamentare il disegno di legge di Cesare Damiano, che prevede la flessibilità in uscita a 62 anni (quindi prima di quanto avvenga con l’Anticipo pensionistico) e la possibilità di andare in pensione dopo aver versato 41 anni di contributi, senza penalizzazioni e indipendentemente dall’età. Del resto se passerà la “linea rigida” sui requisiti di accesso all’Ape social, non saranno in tanti a poter usufruire della Quota 41 prevista. Dunque la battaglia per i precoci diventa sempre più importante.

Michele Poerio, Presidente di Federspev, dalle pagine di Formiche.net si dice decisamente contrario all’ipotesi di far pagare più tasse ai vecchi per agevolare il lavoro dei giovani. Le imposte potrebbero in particolare colpire le pensioni e per questo Poerio snocciola dei dati utili a far capire quanto già i pensionati italiani siano tartassati: per esempio, chi prende 20.000 euro lordi l’anno in Italia paga 4.000 euro di tasse, contro i 2.000 che si verserebbero in Spagna e i mille di Inghilterra e Francia. Viene poi ricordato l’effetto della riforma delle pensioni che ha portato a blocchi delle indicizzazioni che hanno di fatto diminuito il potere d’acquisto per chi è in quiescenza. Dunque per Poerio è giusto pensare ai giovani e intervenire con politiche a loro favore, ma non “penalizzando chi per anni ha versato i contributi”. 

Mentre si attendono novità sulla riforma delle pensioni, dalla Coldiretti arrivano dei dati interessanti circa il contributo che i pensionati forniscono ai loro familiari. Sul sito dell’associazione è stato infatti condotto un sondaggio dal quale emerge che il 93% dei partecipanti ritiene che la presenza di un pensionato in famiglia sia un fatto positivo. Il 37%, in particolare, evidenzia il contributo fondamentale per il reddito, mentre il 35% ricorda il lavoro che svolgono per la famiglia occupandosi dei nipoti. C’è anche (il 17%) chi apprezza i consigli dei parenti più anziani, che con la loro esperienza sanno spesso indicare la giusta cosa da fare o come affrontare difficoltà e ostacoli. In definitiva solo il 7% considera i pensionati un peso. Certo si tratta dei dati di un sondaggio, ma ormai, per via della crisi e delle mutate abitudini, gli anziani svolgono un compito sempre più importante per i loro familiari. Lo stesso ex Premier Matteo Renzi, nell’annunciare che il suo Governo sarebbe intervenuto sulle pensioni, aveva spiegato che il suo obiettivo era consentire ai nonni di poter passare più tempo con i nipoti, contribuendo così ad aiutare anche i loro figli. Vedremo se con l’Ape volontario ci saranno lavoratori disposti a lasciare il lavoro in cambio di una penalizzazione sul loro assegno futuro. Chi di certo vorrà accedere alla pensione sono coloro che svolgono lavori particolarmente gravosi o chi si trova senza occupazione a un’età non certo favorevole per una ricollocazione. Per loro dovrebbe arrivare l’Ape social, senza costi, ma per capire se potranno rientrare nelle platee dei beneficiari dovranno aspettare i decreti attuativi che ancora il Governo non ha emanato.

A quanto pare per presentare la domanda di accesso all’Ape social, una delle novità della riforma delle pensioni contenuta nella Legge di bilancio, ci saranno due finestre temporali. Oltre al già indicato periodo tra il 1° maggio e il 30 giugno, ce ne sarà un altro che va dal 1° luglio al 30 novembre. Tuttavia questa seconda finestra, come chiarisce Repubblica, sarà una sorta di “lista d’attesa”, cioè i richiedenti vedranno accolta la loro domanda solamente in base alle risorse ancora disponibili. Questo meccanismo rischia però di creare il caos, aggiungiamo noi. Sia perché non è chiaro se le date indicate rappresentino anche dei limiti per il raggiungimento dei requisiti richiesti (in assenza di un testo scritto si può tornare a casi clamorosi di esclusione come avvenuto con Opzione donna), sia perché gli aventi diritto vorranno comunque presentare la domanda entro il 30 giugno per non correre il rischio di ritrovarsi in “lista d’attesa”. Non sembra quindi che si sia fatta la scelta migliore, soprattutto in mancanza di comunicazioni precise da parte degli esponenti governativi. In questo senso sarà meglio che al momento dell’approvazione dei decreti attuativi si tenga una conferenza stampa per spiegare tutti i dettagli sulle modalità di presentazione delle domande, senza che i cittadini si ritrovino “intrappolati” nel più perfido meccanismo burocratico: i ministeri emettono i decreti, poi tocca aspettare la circolare dell’Inps, ma nel frattempo si è già arrivati al 1° maggio… Altro passo importante sarebbe coinvolgere patronati, sindacati e comitati che in questi mesi sono stati anche ricevuti dagli esponenti del Governo. Diversamente non si potrà più dire che le leggi, come la riforma delle pensioni targata Fornero, si fanno male per mancanza di tempo.

Un caso curioso che coinvolge le pensioni e il mondo dei lavoratori nella scuola delle Marche: le pensioni del personale scolastico infatti sono calcolate dagli stessi amministrativi dei vari istituti per cercare di razionalizzare le spese. Ma in questa regione un fattore che doveva essere un pregio e un miglioramento dell’intero sistema si sta rivelando assai lacunoso: come riportano le cronache quotidiane delle Marche (oggi sul Cittadino di Recanati, ndr) le segreterie dei maggiori sindacati della scuola hanno avanzato, con le rappresentanze nazionali, al Miur la richiesta di sospensione dell’intera procedura svolta con il nuovo sistema telematico Passweb. «Da mesi contestiamo questa procedura non sempre funzionante che carica di responsabilità rispetto all’espletamento delle pratiche e di lavoro aggiuntivo le segreterie, senza il necessario incremento di personale», riportano i segretari regionali di Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola. Il Miur ha accolto la sospensione del sistema “fai da te” ma anche organizzato un tavolo per domani, lunedì 27 marzo, per cercare di trovare una soluzione immediata. Come spiega l’Ansa, il progetto che passa per Passweb nasce dall’assorbimento dell’Indap all’interno di Inps: a quel punto la Regione con gli Usr hanno sottoscritto con Inps un protocollo di intesa per delegare l’intera sistemazione delle pensioni alle scuole attraverso il nuovo sistema telematico. (agg. di Niccolò Magnani) 

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