BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RIFORMA PENSIONI 2017/ Nuovo intervento sulle minime proposto dal Psi (oggi, ultime notizie live)

Riforma pensioni 2017: su Ape social e lavoratori precoci si studiano cambiamenti. Tutte le novità e le ultime notizie di oggi sui principali temi previdenziali

Pensioni: Ape Social e Precoci, le novità della Riforma pensioni (Lapresse) Pensioni: Ape Social e Precoci, le novità della Riforma pensioni (Lapresse)

Dalle pagine dell’Avanti, Maria Cristina Pisani, portavoce del Partito socialista italiano, ricorda alcune delle 14 proposte avanzate dal suo partito per cercare di rimettere l’Italia sui giusti binari, specie in un momento politico non facile come quello attuale. Tra le altre cose, viene ricordato che occorre “rapportare le pensioni ai contributi versati in relazione all’aumento delle pensioni più basse”. Il Psi torna quindi a chiedere un intervento sugli assegni previdenziali più bassi, stavolta però evidenziando anche la necessità di fare sì che le pensioni siano rapportate ai contributi versati. Non solo, quindi, un intervento sulle imposte sul gioco d’azzardo per aumentare le minime come evidenziato in passato dal Segretario nazionale Riccardo Nencini.

Brutta sorpresa per alcuni pensionati siciliani, ex impiegati della Regione. Il Giornale di Sicilia riferisce infatti che in 16.000 non hanno ricevuto ancora la pensione di marzo. Fortunatamente la causa non è la mancanza di fondi nelle casse regionali, ma di personale. Rosolino Greco, responsabile del fondo pensioni della Regione, ha spiegato infatti che “l’ufficio sta soffrendo per la carenza del personale e a causa dell’utilizzo di un sistema informatico obsoleto. Ma grazie all’impegno dei dipendenti, che stanno lavorando anche la sera e il sabato, spero di riuscire a pagare le pensioni entro la prossima settimana”. Con tutta probabilità il pagamento dovrebbe avvenire il 7 marzo. Insomma, un ritardo che si spera non abbia causato particolari disagi.

Nonostante siano passati i 60 giorni che erano stati indicati come termine per la presentazione dei decreti attuativi necessari a fare partire l’Ape, la novità principale della riforma delle pensioni, i tecnici del Governo non sono preoccupati e l’Anticipo pensionistico partirà comunque come previsto il 1° maggio. Lo scrive Il Sole 24 Ore, che fa un punto su quelli che sono stati i temi trattati nel confronto tra l’esecutivo e i sindacati. Sull’Ape social, si pensa a una “franchigia” di 12 mesi per garantire l’accertamento sullo svolgimento di un lavoro particolarmente gravoso negli ultimi sei anni. Per i lavoratori precoci, invece, potrebbe esserci “una interpretazione estensiva dei 12 mesi di versamenti effettuati prima del 19esimo anno di età”, che sono un requisito per accedere a Quota 41. Si lavora anche alla possibilità di utilizzare il cumulo contributivo gratuito per l’accesso all’Ape social e volontaria, salvo che per gli iscritti alle casse privatizzate. Secondo il quotidiano di Confindustria, durante il confronto non si è parlato molto dell’Ape volontario, in quanto gli accordi con Abi e Ania sui costi del prestito bancario e della relativa assicurazione non sono stati ancora chiusi dal Governo. Il quale “ha preso in esame il documento unitario dei sindacati che sollecitano una definizione precisa della platea di lavoratori precoci e dei beneficiari dell'Ape social, insieme alla considerazione delle specificità di alcuni settori caratterizzati da alti livelli di discontinuità del lavoro, come l'edilizia, che rendono difficilissimo il possesso dei requisiti richiesti per l'anticipo pensionistico”. Le parti si sono quindi date appuntamento per il 13 per proseguire il confronto su questo punto, mentre il 9 parleranno dei voucher.

Gianfranco Librandi crede che una riforma delle pensioni che guardi ai giovani non possa non passare da un contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro. Il deputato di Civici e Innovatori è conscio che la Corte Costituzionale ritiene legittimo un prelievo con carattere straordinario e non strutturale, “ma credo che qualche misura possa e debba essere immaginata. Molti lavoratori giovani oggi pagano contributi e tasse per finanziare le pensioni attuali, ma in prospettiva avranno assegni previdenziali più bassi. Non è dunque opportuno chiedere un sacrificio a chi oggi riceve pensioni superiori a 14, 20 o anche 30 volte il minimo?”. Librandi ha quindi deciso di presentare un’interrogazione parlamentare a Poletti per chiedere un qualche intervento sugli assegni più alti per finanziare misure per la povertà e il lavoro.

Davide Baruffi ha ricordato con un post sulla sua pagina Facebook che la riforma delle pensioni ha introdotto il cumulo contributivo gratuito, rendendo così possibile che un lavoratore possa sommare i contributi versati in diverse casse nella propria carriera e raggiungere i requisiti pensionistici richiesti. Tuttavia Elide Alboni, del comitato licenziati o cessati  senza tutele, ha fatto notare che chi vuole usufruire dell’ottava salvaguardia degli esodati o di Opzione donna non può utilizzare questo strumento. Orietta Armiliato, sulla pagina del Comitato Opzione donna social, ha condiviso il messaggio dell’Alboni. In effetti è ancora un “mistero” la ragione per cui alcuni cittadini sono stati esclusi dal cumulo contributivo gratuito.

Come noto, la riforma delle pensioni ha portato una novità importante: il cumulo contributivo gratuito. Che tuttavia non si può utilizzare per Opzione donna e l’ottava salvaguardia degli esodati. Sembrava possibile intentare una diffida collettiva sul tema. Tuttavia Orietta Armiliato, intervistata da BlastingNews, ha fatto sapere che la strada non sembra percorribile, in quanto non vi è alcuna lesione di un diritto. Resterebbe quindi aperta la possibilità di presentare domanda di cumulo e, una volta ricevuto il riscontro negativo da parte dell’Inps, fare ricorso al giudice del lavoro. Va da sé che questo avrebbe un costo e anche una bassissima percentuale di successo. Per l’animatrice del Comitato Opzione donna social, dunque, al momento resta aperta la via della sensibilizzazione affinché la politica si faccia carico di porre rimedio a una situazione di oggettiva iniquità.

Il confronto sulla riforma delle pensioni tra Governo e sindacati riprenderà il 13 marzo. L’incontro di ieri, secondo quanto riporta la Cgil, è stato interlocutorio: l’esecutivo ha fornito alcune risposte alla questioni poste dalle organizzazioni sindacali riservandosi degli approfondimenti su altri punti. Roberto Ghiselli ha spiegato che rispetto all’Ape social sembra essere stata accolta l’idea di far sì che conti la mansione del lavoratore e non il settore dell’azienda, "così come positiva è l’idea di una franchigia nella determinazione dei sei anni di continuità in lavori gravosi". Il Segretario confederale della Cgil ha però evidenziato che resta aperto il problema dei disoccupati a seguito della scadenza di un contratto a termine. Riguardo l’Ape volontaria, il sindacato di corso d’Italia critica la complessità della procedura prevista.

Mentre Governo e sindacati sono tornati a parlare di riforma delle pensioni non si ferma il dibattito sui vitalizi dei parlamentari. Il Fatto Quotidiano ha infatti deciso di avviare una petizione on line per chiedere degli importanti cambiamenti nel sistema pensionistico di deputati e senatori. In particolare con il ricalcolo di tutti i vitalizi in essere con il sistema contributivo, con l’aumento dell’età pensionabile dei parlamentari, di modo che sia portata allo stesso livello di quella prevista per tutti gli altri cittadini, con l’introduzione di un tetto pari a 5.000 euro lordi mensili per i vitalizi e delle future pensioni dei parlamentari, di modo che anche il cumulo con altri assegni previdenziali incassati per altri lavori svolti durante la propria vita resti comunque entro tale limite. Non sembrano mancare i sostenitori di questa petizione, che quindi potrebbe raggiungere un buon numero di adesioni.

© Riproduzione Riservata.