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Lavoro

SPILLO/ Quella domanda che manda in tilt il reddito di cittadinanza

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C’è qualcosa però che accomuna tutte queste proposte: il superamento dell’idea del lavoro come fondante l’identità della persona, ben oltre la sua dimensione salariale. Tutte queste ricette postulano la centralità del denaro (dimensione economica) rispetto alla relazione lavorativa (dimensione sociale): se, in qualche modo, lo Stato distribuisce redditi, può evitare di spendersi per creare e fare creare lavoro. Ma il lavoro è solo un mezzo per arrivare al risultato-stipendio? Se la risposta a questa domanda è negativa, allora le energie progettuali di tutti gli interessati a questo problema epocale vanno convogliate per rispondere a un secondo quesito: come creare lavoro nella cosiddetta jobless society?

Appare destinato a sicuro fallimento il tentativo della politica di risolvere il dilemma con stratagemmi legislativi e incentivi economici. Non è possibile creare lavoro senza un impegno ideale e personale di chi è nella condizione di farlo (imprenditori in primis), anche laddove volesse dire meno utile a bilancio (non perdita, meno utile). Non c’è legge che può saltare questo passaggio. E allorquando si verificasse che non c’è più nessuno disposto a spendere tempo, passione e risorse (anche economiche) per creare occupazione, allora saremmo davvero di fronte a una società dove sono gli stessi umani a essere diventati robot.

 

Twitter: @EMassagli

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