BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RIFORMA PA/ I problemi ancora aperti dopo i decreti attuativi

Marianna Madia (Lapresse) Marianna Madia (Lapresse)

I fatti recenti riguardanti i 55 "furbetti" di Loreto Mare danno l'idea della complessità del problema. I 55 - medici, infermieri e impiegati amministrativi - sono agli arresti, ma con l'obbligo di continuare a prestare servizio nelle ore lavorative. La ragione è che la struttura non avrebbe potuto funzionare se tutti fossero stati tenuti fuori dal luogo di lavoro. Dato il tasso di disoccupazione della città, però, qualunque realtà privata avrebbe agito in modo diverso procedendo immediatamente alle sostituzioni.

L'impiego della riforma Madia per la Pa è anche quello di ricreare (o creare ex nuovo) un orgoglio di appartenenza per i dipendenti. L'apertura del confronto sindacale è uno dei passaggi utili per recuperare un rapporto con i lavoratori che si era sempre più sfilacciato. L'obiettivo è arrivare a un confronto che porti a trattare anche elementi di welfare aziendale, così come sta avvenendo nel settore privato. Se l'idea verrà sviluppata con la necessaria flessibilità territoriale e tenendo conto delle diverse realtà che formano la Pa (sanità, scuole, enti territoriali, ecc.) può essere anche l'occasione perché si margini quel pullulare di sigle sindacali corporative che troppo spesso caratterizzano la rappresentanza dei lavoratori in molte amministrazioni.

La valutazione che daranno i cittadini della riforma non sarà solo nel rimarcare differenze fra pubblico e privato, ma nel constatare se i servizi pubblici saranno al passo con i cambiamenti in atto nei servizi privati. Ossia se la riforma porterà a una reale modernizzazione del lavoro pubblico. Per questo serve chiarezza su due punti essenziali: anche nella Pa deve prevalere la cultura del lavoro su quella del posto di lavoro; i servizi della Pa sono creati al servizio dei cittadini e non per creare posti di lavoro. La sfida per la riforma alla fine è questa.

© Riproduzione Riservata.