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IDEE/ Il "reddito temporaneo" per aiutare i giovani e i disoccupati

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Quello che va compreso è che se non si capisce che il lavoro per esistere va creato (passi per quello di sostituzione generazionale che può essere solo giustificato come un passaggio emergenziale, anche se molto lungo) non si realizza che questo Paese ha bisogno di politiche attive e non surrogatorie ma complementari di tipo misto pubblico-privato. Solo così si sviluppa un lavoro che richiede ambiente di germinazione, di sostegno e azioni di sviluppo in un quadro di certezza del diritto (d'impresa soprattutto) e in gradi di confidenza/fiducia che deve innalzarsi dal localismo al sistema Paese. Questo anche perché la nuova dimensione e il diverso valore del lavoro cadono sotto variabili esogene. Quella che De Kerckhove giustamente chiama la quarta rivoluzione industriale richiede di pensare il lavoro nelle sue diverse accezioni come la dimensione continuativa di una fase della vita. Ed è qui il core di questa proposta. Si inizia a lavorare durante o dopo gli studi (questo dipenderà da che tipo di riforma si vuole varare) e si smette con la pensione.

Questo lavoro può non essere  nella sua continuità un unico tipo di lavoro, ma deve prevedere sia il lavoro ordinario, quello desiderato da tutti,  sia il  cosiddetto "lavoro di passaggio", con una retribuzione temporanea che viene corrisposta nei periodi di ricerca del lavoro, così come in quelli di esclusione/formazione/reintegro (i cosiddetti periodi di passaggio), ma sempre in continuità contributiva e sanitario-assistenziale. Un reddito temporaneo questo, che deve cessare se l'interessato rifiuta per tre volte l'offerta di lavoro propostagli.

Il fatto di potersi avvantaggiare  proprio con gli item principali della quarta rivoluzione è un fattore vincente per delineare il lavoro 4.0, il quale non può prescindere dalla creazione, uso e potere dell'informazione. In verità nulla di stratosferico in quanto detto, ma l'ampiezza delle realizzazioni necessarie, gli investimenti richiesti, le capacità di operare con lungimiranza diventano le variabili basiche per il successo.                                                                

E il successo è dato dalla misura in cui il lavoro ordinario arrivi nel più breve tempo possibile sostituendo quello temporaneo pagato con un reddito anch'esso temporaneo sociale integrato da contributi e assistenza sanitaria dal fatto che risponda a una soglia di dignità. Un lavoro pagato in misura tale da stimolare la retribuzione media oraria di mercato senza essere sponda dell'abbandono alla ricerca o dell'accettazione dei lavori di mercato. È per questo che la sua durata massima non dipende da una norma, che per i presupposti prima enunciati non vi può essere. Ma dipende dall'efficienza del sistema. E l'efficienza del sistema si basa sull'informazione tratta dai big data e una volta analizzata e resa friendly sulla sua distribuzione. Distribuzione che non ha confini regionali o localismi. Come il lavoro che genera reddito sociale è uguale in tutto il territorio nazionale, così l'accesso al gioco della domanda e dell'offerta si disloca analogamente sullo stesso territorio, a meno che l'interessato non voglia andare all'estero. 

Necessariamente si tratta di un lavoro gestito da un'entità, un'Agenzia che è pubblica, ma non è un lavoro nella Pa dove l'interessato dovrà sostenere un concorso. Né un lavoro privato a surrogato come quello derivante dalle esternalizzazioni degli enti locali, lavoro questo per il quale la contrattualizzazione diviene un fattore primario.