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Lavoro

PENSIONI/ Quota 41, Precoci litigano per colpa della Fornero (oggi ultime notizie)

Riforma pensioni novità 2017, oggi: Quota 41, la manifestazione della Cgil che divide. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

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La riforma delle pensioni targata Fornero sembra aver creato non pochi malumori nel mondo della scuola. Non a caso in questi giorni su orizzontescuola.it è stata pubblicata una lettera in cui si può leggere che “non è possibile trattenere in servizio docenti uomini e donne oltre i 65 anni, in quanto il rapporto con gli alunni sta diventando sempre più faticoso”. Tra le altre cose, nel testo si evidenzia che il ricambio generazionale diventerà sempre più difficile man mano che l’età pensionabile, causa meccanismo che la collega all’aspettativa di vita aumenterà. “Sembra quasi che l’innalzamento dell’età pensionabile sia una condanna che il docente è costretto a subire”, si legge ancora, prima di un’amara considerazione: “Se le premesse sono queste un insegnante giovane, appena entrato in ruolo quando andrà in pensione? Mai. O forse un domani la pensione non la vedrà neppure!”. Da qui, quindi, la richiesta di rimettere mano al sistema pensionistico.

Anche il lunedì dell’Angelo è un’occasione per ricordare la necessità di una riforma delle pensioni che tenga conto del lavoro di cura che le donne italiane svolgono e per cui dovrebbero avere una qualche “agevolazione” dal punto di vista contributivo che possano anticipare i tempi di entrata in quiescenza. Orietta Armiliato, dalla pagina Facebook del Comitato Opzione donna social, ricorda l’episodio del Vangelo in cui Maria di Magdalà e Salomé, giunte al sepolcro di Gesù, incontrarono l’angelo che annunciò loro la Resurrezione. “Riporto questo passo del Vangelo perché, ancora una volta, sono le Donne ad andare a prestare le proprie cure, ed a loro era stato affidato il compito di annunciare i fatti, cosa non semplice, date le circostanze. Quindi, sono sempre le Donne protagoniste silenziose a cui vengono delegati compiti di responsabilità e, ora come allora, le cose non sono cambiate”, scrive la Armiliato ricordando appunto la necessità di cambiare qualcosa nell’attuale sistema pensionistico in favore delle donne.

I lavoratori precoci non si fermano nemmeno in questi giorni di festa e, come si può vedere in alcuni post sulla pagina Facebook del gruppo 41xtutti lavoratori uniti, a Torino hanno approntato un banchetto per raccogliere le firme in favore della petizione in favore della Quota 41 per tutti, che era inserita nel ddl Damiano, insieme alla flessibilità pensionistica a partire dai 62 anni di età. La proposta di legge non è mai però stata discussa in Parlamento e lo stesso ex ministro del Lavoro che ne è primo firmatario sembra avere diminuito la pressione per far sì che venga presa in considerazione dal Governo. Damiano recentemente ha più insistito sulla necessità di varare una pensione di garanzia per i giovani, di modo che in futuro non abbiano degli assegni troppo bassi.

La riforma delle pensioni targata Fornero potrebbe avere degli effetti anche sugli organici del pubblico impiego. Un articolo sul sito del Quotidiano Nazionale evidenzia infatti che il fatto di aver portato alla parità di requisiti pensionistici tra uomini e donne, oltre a un loro innalzamento generale, ha trattenuto in servizio molti dipendenti pubblici, bloccando di conseguenza anche il turnover. Il problema è che, stando ai dati della Ragioneria Generale dello Stato, nei prossimi dieci anni potrebbe essere un “esodo” di circa un milione di lavoratori dello Stato che finalmente avrebbero i requisiti per accedere alla pensione. Tutto ciò potrebbe causare momentanee carenze di organico, sempre che, poi, in tutti i settori si voglia procedere a un ricambio totale dei dipendenti e non a una loro riduzione, approfittando proprio del pensionamento di alcuni di loro.

Fare una riforma delle pensioni che tagli gli assegni è dannoso, così come diminuire la spesa pubblica sanitaria. Lo mette in evidenza Federspev nel suo congresso. Michele Poerio, aprendo i lavori, ha ricordato che il sistema pensionistico italiano è a ripartizione. Pertanto, sono i lavoratori a pagare gli assegni di chi è in quiescenza. Dunque occorre far sì che i giovani, che continuano a lasciare il nostro Paese, abbiano più opportunità occupazionali. Diversamente l’equilibrio del sistema salterà in poco tempo, perché non ci saranno versamenti necessari a erogare pensioni. Il Presidente della Federazione sanitari pensionati e vedove ha quindi evidenziato che “la risposta alla mancanza di politiche in grado di rilanciare l’occupazione non può essere una nuova gabella sulle pensioni cosiddette d’oro che sono già state penalizzate, negli ultimi 9 anni, da reiterati blocchi della perequazione e svariati contributi di solidarietà che hanno determinato l’abbattimento del 20-25 per cento del loro potere di acquisto”. Tra l’altro le pensioni oggi sono un sostegno importante per molte famiglie dove ci sono appunto giovani senza lavoro. Quindi, penalizzare gli assegni pensionistici non è certo la strada giusta per risolvere il problema.

Per Poerio, in Italia ci si dimentica che il bilancio previdenziale dell’Inps non è in perdita e che se occorre varare delle tasse straordinarie, esse dovrebbero valere per tutti i redditi, non solo per quelli da pensione, su cui tra l’altro gravano le stesse imposte previste per il lavoro dipendente., diversamente da quanto avviene in altri paesi europei

Il Movimento 5 Stelle continua a discutere il suo Programma Lavoro e con Giovanni Mosconi, medico del lavoro, ha cercato di fare il punto sui lavori usuranti, i quali godono di un trattamento diverso rispetto ai requisiti richiesti dalla riforma delle pensioni Fornero. Secondo Mosconi, le categorie che meriterebbero più tutelate sono quelle in cui si svolge un’attività fisica impegnativa per un eccessivo numero di ore, come avviene nell’edilizia e nel settore del trasporto merci. Ma anche gli artigiani, coloro che fanno le pulizie o la turnistica notturna nel mondo della sanità o lavorano sotto il sole o la pioggia nei campi dovrebbero essere tutelati. “In sintesi, oggi nella normativa italiana quelli che mancano all'appello sono soprattutto i lavoratori edili e gli agricoltori, poi anche gli autisti di mezzi pubblici e di merci”, scrive Mosconi, prima di ricordare che la situazione oggi più usurante è quella di non avere un lavoro.

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