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Pensioni/ Oggi 25 aprile: in Sicilia bloccato il taglio dei vitalizi? (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017. Sicilia, bocciato il taglio dei vitalizi? Tutte le novità di oggi 25 aprile e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

Riforma pensioni 2017, Lapresse Riforma pensioni 2017, Lapresse

Dopo il primo turno delle elezioni francesi, non mancano le analisi sul programma del candidato favorito, Emmanuel Macron, che tra i suoi punti ha anche quello di una riforma delle pensioni. Formiche.net ricorda che il leader di En marche! non intende cambiare l’età pensionabile, lasciandola a 37 anni. Tuttavia, vorrebbe cominciare a eliminare le differenze che esistono tra dipendenti pubblici e privati, che favoriscono i primi. Nel nuovo sistema dovrebbe far la sua comparsa anche il meccanismo di adeguamento all’aspettativa di vita. Una visione quindi diversa dai suoi avversari, in particolare Marine Le Pen e Francois Fillon, che volevano rispettivamente diminuire e alzare l’età pensionabile.

Oltre all’Ape, la riforma delle pensioni dei politici è uno dei temi che tiene banco a livello previdenziale nelle ultime settimane. Sembra però che non sia così semplice intervenire sui vitalizi. Si riferisce infatti che la Corte dei Conti ha bocciato la normativa regionale che aveva recepito quella nazionale voluto dal Governo Monti, perché i proventi sono stati destinati a disoccupati e disabili e per la Corte il contributo di solidarietà risulta essere un prelievo tributario mascherato solo per una categoria di cittadini, cioè i pensionati regionali. Di fatto si sarebbe dovuto vincolare l’uso delle risorse alla previdenza. La Corte ha quindi accolto il ricorso di un ex dipendente regionale di 68 anni e ora il caso sarà portato alla Consulta. Se dovesse essere dichiarata l’incostituzionalità della norma, il Fondo pensioni della Regione Siciliana dovrebbe sborsare oltre 5 milioni e trecentomila euro.

Chi chiede di uscire dal lavoro anticipatamente e quindi di usufruire dell'Ape può ottenere almeno 150 euro di pensione. Le indiscrezioni sul taglio minimo mensile sono state riportate da Public Policy, secondo cui chi ha compiuto 63 anni e ha maturato requisiti alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi dalla data di richiesta di Ape può accedere ad un importo minimo di 150 euro al mese. La quota minima è fissa, quella massima invece varia. Potrebbe, ad esempio, essere legata al tempo mancante alla maturazione della pensione. Il calcolo si baserà sui coefficienti di trasformazione vigenti alla data stessa, relativi all'età posseduta alla stessa data per le persone con anzianità contributiva dal primo gennaio 1996 e all'età di pensionamento di vecchiaia per i soggetti con anzianità contributiva al 31 dicembre 1995. Nella bozza del decreto ministeriale si spiega che l'ammontare massimo della quota mensile di anticipo che si può ottenere deve essere tale da determinare una rata di ammortamento mensile che non risulti superiore al 30% dell'importo della pensione di vecchiaia. (agg. di Silvana Palazzo)

Sono ritornate in auge nelle ultime settimane le ipotesi di riforma delle pensioni all’insegna di un taglio degli assegni più alti. Per questo Michele Carugi ha scritto un saggio di cui dà ampio conto Paolo Padoin su firenzepost.it. Il componente del comitato pensionati Aldai si chiede come mai le pensioni sopra i 5.000 euro venga considerate “un filone aurifero da sfruttare”. Forse perché si pensa che, complice il sistema retributivo che era in vigore, tali assegni siano frutto di privilegi che non ci si è “meritati” coi contributi versati durante la carriera lavorativa. Carugi spiega che in realtà, però, il sistema retributivo prevedeva persino una penalizzazione rispetto al contributivo puro sopra una certa soglia di retribuzione. Dunque queste pensioni d’oro potrebbero già aver subito un taglio fin dall’inizio.

Mentre c’è chi attende che l’Ape, misura principe della riforma delle pensioni, entri in vigore per andare in pensione a 63 anni, il quotidiano Il Centro racconta la storia di Franco Di Ludovico, che a 68 anni è già in pensione da 34 anni. Nel 1982, infatti, l’uomo ha usufruito della legge sulle baby pensioni, andando in pensione con venti anni di contributi versati, salvo poi decidere di continuare a lavorare come rappresentante editoriale, attività che ha svolto fino al 2014. In totale, quindi, ha versato 51 anni di contributi, avendo cominciato come giovane coltivatore diretto, prima di diventare postino e usufruire della legge 29/1979. Di Ludovico ha anche raccontato di aver saputo che una donna è riuscita a battere il suo “record”, dato che è andata in pensione a 29 anni e mezzo.

Nonostante la riforma delle pensioni targata Fornero, la spesa per le pensioni in Italia è destinata a crescere non poco nei prossimi anni. Secondo i dati contenuti nel Def, ci sarà infatti nei prossimi quattro anni un aumento di circa 26 miliardi di euro, con un avvicinamento della spesa totale vicino ai 290 miliardi. Claudio Pucci, Vicepresidente di Unimpresa, evidenzia come questi dati siano la prova che le riforme degli scorsi anni non hanno risolto i problemi delle finanze pubbliche italiane. Il Giornale ricorda invece che a diminuire sarà la spesa per la sanità e questo non è certo un buon segnale. I pensionati lamentano spesso il basso importo dei loro assegni, ma presto potrebbero dover fare i conti con costi più elevati per le prestazioni sanitarie a cui sono naturalmente più portati a dover far ricorso vista la loro età.

La fase due del confronto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni è incentrata sul futuro previdenziale dei giovani. Tra le ipotesi sul tavolo c’è anche quella di una pensione minima di garanzia per far sì che chi è entrato o entrerà tardi nel mondo del lavoro, così come chi ha o avrà una carriera discontinua, non si ritrovi un assegno pensionistico insufficiente a consentire un adeguato sostentamento. Inoltre, si parla di provvedimenti sulla previdenza integrativa, con azioni in grado di incentivarla. Tuttavia Sergio Corbello, Presidente di Assoprevidenza, sembra avvertire dell’importanza di altri tipi di interventi. Ha infatti spiegato che se non si contrasta il calo demografico, vista anche la forte incertezza occupazionale, sarà difficile, anche ricorrendo alla previdenza complementare, garantire ai giovani una pensione decorosa.

Corbello, partecipando al recente convegno sul welfare dei millenials organizzato da Obiettivo Italia, ha spiegato che uno degli strumenti che può essere utile a fronteggiare la situazione è quello del welfare integrato (finanziato anche dalle imprese), che può anche prevedere una sorta di “ombrello contributivo” per brevi periodi in cui ci si ritrova magari senza lavoro, di modo da diminuire la discontinuità contributiva che tanto più influenzare l’importo dell’assegno pensionistico futuro. Per contrastare il calo demografico, secondo Corbello si possono mettere in atto interventi di sostegno alle famiglie per incentivare le nascite.

Il Governo presieduto dal Premier Gentiloni è impegnato soprattutto sul fronte internazionale con l’incontro a Washington con il Presidente americano Donald Trump ma ci sono diverse questioni interne piuttosto impellenti. Su tutte, la riforma delle pensioni ed in particolare nonostante maggio sia praticamente alle porte, non sono stati ancora varati due focali decreti tra cui quello relativo all’Ape Social. Un ritardo rilevante visto che sulla tabella di marcia dell’Esecutivo è stato indicato il primo maggio quale primo giorno utile per presentare domanda per i lavoratori in possesso dei requisiti necessari per fruire di tale opportunità. Insomma, i ritardi sul piano attuativo rischiano di mettere i lavoratori alle prese con tempistiche alquanto ristrette che potrebbero dare vita a possibili errori di valutazione o magari di compilazione. A tal proposito ricordiamo che per legge, chi matura i requisiti entro la fine di questo 2017 deve presentare domanda entro il prossimo 30 giugno 2017. (agg. di Francesca Pasquale)

Dopo la firma da parte di Paolo Gentiloni dell decreto attuativo sull’Ape social, le previsioni del Governo dicono che coloro che potranno avere accesso alla misura, in base alle risorse disponibili, sono in un numero previsto tra i 30.000 e i 35.000 quest’anno, mentre l’anno prossimo dovrebbero essere leggermente meno. Il costo per lo Stato sarà di 300 milioni di euro per quest’anno, che arriveranno a 647 milioni nel 2019 per poi azzerarsi nel 2023. Non è comunque da escludere che, dando la precedenza a chi matura prima i requisiti pensionistici, la spesa possa ridursi.

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