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Lavoro

PENSIONI/ Ultime notizie Quota 41 e Ape, tutte le novità di oggi 5 aprile

Pensioni 2017: Ape e Quota 41, decreti attuativi in arrivo? Nuovo paletto per Ape sociale. Tutte le novità e le ultime notizie di oggi 5 aprile sui principali temi previdenziali

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Dichiarazioni importanti arrivano in merito all’Ape e alla riforma delle pensioni. Marco Leonardi ha infatti rilasciato un’intervista al Sole 24 Ore spiegando che i decreti attuativi “sono pronti e andranno all’istruttoria del Consiglio di Stato”. Il consigliere economico di palazzo Chigi, che sta seguendo in prima persona il confronto con i sindacati ha anche ribadito che le domande si potranno presentare “dal 1° maggio al 30 giugno per entrare nella prima graduatoria utile”. Dopodiché ci sarà tempo fino a settembre. L’economista ha anche spiegato che dall’Ape social e dalla Quota 41 prevista al suo interno si attende “50-60mila uscite l’anno per il prossimo biennio”. Leonardi ha inoltre anticipato che nel 2018 la finestra per presentare l domande sarà dal 1° gennaio al 31 marzo.

Una delegazione del comitato Piemonte 41xtutti lavoratori uniti ha partecipato, come vi abbiamo già riportato, a un incontro pubblico in cui era presente Cesare Damiano. Sulla pagina Facebook del gruppo si può leggere un breve resoconto sullo scambio che c’è stato con l’ex ministro del Lavoro. Questi ha di fatto detto che non è possibile varare Quota 41 per tutti e ha spiegato che ha fatto il possibile per portare a casa gli interventi che poi il Governo Renzi ha inserito nella Legge di bilancio. Inutile dire che i commenti dei precoci trasudano delusione, soprattutto perché l’anno scorso si erano mobilitati per raccogliere firme a favore del ddl Damiano e consideravano l’ex ministro un alleato nella loro battaglia. Oggi, invece, lo ritengono un “compare” di Poletti e di chi continua a non ascoltare le loro richieste, adducendo la mancanza di risorse, quando invece, notano i precoci, per le banche 20 miliardi si sono trovati subito.

Nuova polemica sulla riforma delle pensioni 2017: l'Ape sociale potrebbe prevedere un nuovo paletto che non è stato previsto dalla Legge di bilancio approvata dal Parlamento. Il lavoratore per accedere a questo sussidio dovrà rispettare un'altra condizione: non dovrà trovarsi a più di tre anni e sette mesi dal pensionamento di vecchiaia nel regime obbligatorio e dovrà avere 63 anni. C'è allora il rischio che la data di conseguimento di questo beneficio venga posticipata per i nati dal 1954 in poi, a seconda dell'entità dell'adeguamento alla speranza di vita, che scatterà nel 2019 e nel 2021. Come riportato, un lavoratore nato nel dicembre 1954, che conseguirà la pensione di vecchiaia intorno ai 67 anni, potrebbe non avere accesso all'Ape sociale a gennaio 2018, cioè al compimento di 63 anni, perché sarebbe a 4 anni dal pensionamento di vecchiaia. Di conseguenza, dovrebbe rimandare l'accesso all'Ape sociale di 4 mesi, cioè al maggio del 2018. Si tratta di una condizione prevista espressamente per l'Ape volontario, non per l'Ape agevolato, quindi il nodo andrà sciolto a breve per evitare che scoppi un nuovo caso.

C'è un piano B per l'Ape social e in particolare nel caso in cui le domande dovessero superare gli stanziamenti previsti: è stato descritto nel capitolo della Legge di Bilancio dove si parla della riforma delle pensioni. L'Ape social è la tipologia di anticipo che dipende più di tutte dai finanziamenti pubblici, perché la misura sarà gratuita: chi ne farà domanda, dunque, graverà sulle spalle delle casse pubbliche. Proprio i tanto attesi decreti attuativi dovranno stabilire i "criteri di priorità" da valutare in situazioni particolari, come quella sopracitata. Secondo la Legge di Bilancio si può correre ai ripari con il differimento della decorrenza dell'indennità, rinviando cioè la data di inizio per l'erogazione del contributo. I decreti attuativi, come riportato da Informazione Fiscale, dovranno fare chiarezza anche su un'eventuale graduatoria per età, situazione lavorativa e data di presentazione della domanda. Il tempo del resto stringe. (agg. di Silvana Palazzo)

L’attività a favore di una riforma delle pensioni che preveda Quota 41 non si è certo fermata in questi giorni. E il comitato Piemonte del gruppo 41xtutti lavoratori uniti ha partecipato a un incontro pubblico a cui era presente Cesare Damiano. Una delle rappresentanti del comitato, Laura Giaccone, è intervenuta dalla platea per ricordare come l’Italia sia “bloccata”, per mancanza di occupazione giovanile. Se infatti i giovani non trovano lavoro, non consumano e non aiutano la ripresa, non versano contributi, rendendo il sistema previdenziale poco sostenibile. Giaccone ha quindi ricordano che la causa di questa situazione sono le persone come lei, che devono restare al lavoro pur avendo versato contributi per più di 40 anni. Dunque varare Quota 41 potrebbe avere un impatto positivo sull’economia, oltre che sul futuro occupazionale dei giovani.

Chissà se la novità della riforma delle pensioni rappresentata dall’aumento della quattordicesima potrà alleviare il problema. Fatto sta che i pensionati italiani fanno sempre più fatica e oggi verrà presentata la ricerca “Pensa a cosa mangi” promossa dallo Spi-Cgil, in collaborazione con Auser e condotta dalla Fondazione Di Vittorio. Il Manifesto ne ha anticipato alcuni dati, che segnalano come il 17,5% degli anziani intervistati debba saltare il pranzo o la cena a causa di un reddito inadeguato. Sono in particolare le donne, specie vedove, a dover rinunciare a un pasto. Ma anche le cure sanitarie possono diventare un “lusso” non facile da concedersi per alcuni pensionati. Di certo il blocco delle rivalutazioni che c’è stato negli ultimi anni non ha aiutato a migliorare la situazione di chi ha pensioni basse.

Grazie a un approfondimento realizzato in collaborazione con Progetica, si evidenziano quali variabili bisogna tenere in conto quando si tratta di calcolare l’importo della propria pensione futura. Elementi di cui non si potrà non tenere conto nella cosiddetta fase due del confronto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni. Certamente la busta arancione dell’Inps, così come il simulatore presente sul sito dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, forniscono una buona base per sapere a quale futuro previdenziale si va incontro. Tuttavia nel momento in cui il Pil non dovesse crescere abbastanza, oppure non si dovessero avere degli stipendi in crescita nel futuro, o ancora se ci si trovasse per alcuni anni disoccupati, allora l’effettivo importo dell’assegno sarebbe sicuramente inferiore a quanto ipotizzato. A incidere maggiormente sembra essere l’andamento dell’economia. “Se il Pil non dovesse crescere, il trentenne che ha cominciato a lavorare a venti e con un reddito attuale di milleduecento euro netti al mese, si troverebbe con una pensione di 779 euro netti al mese, otre 600 in meno rispetto ai 1.387 ipotizzati nella busta arancione Inps”. Diventa quindi importante cercare di costruirsi una pensione complementare. Partendo presto, secondo i calcoli di Progetica, possono bastare versamenti da 26 euro al mese per ritrovarsi con 100 euro “di scorta” una volta in pensione. Questo scegliendo un fondo con un forte peso azionario.

In settimana Governo e sindacati torneranno a confrontarsi sulla riforma delle pensioni. Come noto, al tavolo non c’è più Tommaso Nannicini. Tuttavia l’economista della Bocconi affronterà i temi di lavoro, fisco e pensioni in un incontro organizzato questa sera alla casa del popolo di Empoli. C’è da chiedersi se l’ex consulente di palazzo Chigi, ritenuto l’ideatore dell’Ape, parlerà anche dell’Anticipo pensionistico, visto che ancora non sono arrivati i decreti attuativi necessari al suo avvio, ma di certo non mancano le polemiche, specie sull’Ape social, con i sindacati che non sono molto soddisfatti dell’atteggiamento dell’attuale esecutivo. 

La riforma delle pensioni contenuta nella Legge di bilancio ancora non trova piena attuazione, in mancanza degli specifici decreti sull’Anticipo pensionistico che ancora non sono stati ultimati. Si rincorrono così le indiscrezioni sul loro contenuto. Riguardo all’Ape social, si è parlato nei giorni scorsi di due finestre temporali per presentare la domanda di accesso. E secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, “dovrebbe essere confermata la possibilità di ottenere la certificazione Inps tra il 1° maggio e il 30 giugno per accedere alla prima graduatoria utile”. Infatti, occorre farsi certificare la sussistenza dei requisiti necessari a poter presentare la domanda e, considerato che la finestra dovrebbe aprirsi il 1° stesso, è probabile che ci sia subito una corsa agli sportelli Inps per ottenere al più presto la documentazione necessaria.

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