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Pensioni/ Perché l'Ape non risolve le magagne della Legge Fornero? (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017, oggi. Perché l'Ape non risolve le magagne della Legge Fornero? Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

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L’Ape, la principale novità della riforma delle pensioni, incassa un altro parere negativo. Secondo il Rapporto sullo Stato sociale 2017, curato dall’Università La Sapienza e presentato oggi a Roma, l’Anticipo pensionistico non risolve i problemi della Legge Fornero, “se non in misura molto limitata”. Solamente nella versione social potrà risultare interessante, mentre i costi dell’Ape volontaria rischiano di portare a una riduzione dell’assegno mensile che potrebbe passare anche da 1.000 euro a 700, quindi una penalizzazione secca del 30%. L’insieme delle misure della riforma delle pensioni vengono poi giudicate, come riporta Il Sole 24 Ore, “inadeguate a fronteggiare il problema strutturale del nostro sistema pensionistico, cioè la trasformazione in una estesa schiera di pensionati poveri dei tanti lavoratori odierni che stanno sperimentando salari bassi e discontinui”.

I lavoratori precoci si preparano a una nuova mobilitazione sulla riforma delle pensioni. Dal 19 al 21 maggio, infatti, è in programma la Conferenza programmatica nazionale di Articolo Uno Movimento Democratico e Progressista, la nuova formazione politica nata dopo la scissione del Partito democratico. Sul gruppo Facebook 41xtutti Lavoratori uniti si fa notare che che nel programma provvisorio del partito non c’è alcun riferimento all’abolizione della Legge Fornero. Questa viene considerata una grave mancanza di parte di chi vorrebbe raccogliere l’eredità della sinistra italiana e perciò i precoci si stanno preparando a partecipare alla Conferenza per far sentire la loro voce e chiedere che la riforma delle pensioni che ha di fatto creato loro grandi problemi, come ad altri italiani, venga abolita.

L'incontro tra il Ministro del Lavoro Poletti e i sindacati dovrebbe aver messo un po' di chiarezza sui lavoratori precoci Quota 41: in questo senso il pensionamento dei lavoratori con 41 anni di contributi alle spalle dovrebbe avvenire al più tardi il prossimo 31 maggio, con conferma della retroattività al primo maggio (sarà un caso che sia stata scelta proprio la Festa del Lavoro?). A spiegare il ritardo rispetto alla data inizialmente concordata è stato il Ministro Poletti che, come riportato da pensioninews.com, ha dichiarato:"L’allungamento dei tempi si giustifica dalla complessità delle procedure.

Sullo schema attuativo dell’ape social infatti sono pervenute numerose osservazioni da parte del Consiglio di Stato e sulla loro base sono state apportate le modifiche necessarie prima dell’invio del testo, che avverrà prevedibilmente domani (venerdì, ndr), alla Corte dei Conti ai fini della registrazione". Poletti ha garantito “che a prescindere dalla data di presentazione della domanda per l’ape social, l’erogazione della prestazione sia retrodatata al 1 maggio, sempre che il soggetto in questione abbia i requisiti necessari". (agg. di Dario D'Angelo)

Hanno avuto una certa eco le dichiarazioni di Silvio Berlusconi su una riforma delle pensioni che preveda l’innalzamento delle minime a 1000 euro al mese esentasse. Meno rilevanza sembrano aver avuto le parole dell’ex Premier sul fatto che la priorità, secondo lui, andrebbe data alle donne. “Una volta che torneremo al governo, cominceremo proprio da una pensione alle nostre mamme per garantire una vecchiaia serena e dignitosa a tutte le mamme d’Italia”, ha detto nella giornata della Festa della mamma, secondo quanto riporta il Secolo d’Italia. Per Berlusconi, le donne rappresentano il motore del Paese, soprattutto quando si tratta delle mamme, che fanno una sorta di lavoro in più e il loro sforzo va quindi riconosciuto. Insomma, se proprio dovesse scegliere, sembra che privilegerebbe un intervento sulle pensioni delle donne.

Dopo la vittoria che ha conquistato alle presidenziali francesi, Emmanuel Macron è diventato una sorta di esempio da seguire per molti politici, anche in Italia. Lo sarà anche sulla riforma delle pensioni? Il neo Presidente francese su questo tema ha in mente un intervento da varare già nel primo semestre dell’anno prossimo. Il Diario del lavoro spiega che non vuole innalzare né l’età pensionabile, né le aliquote contributive. Tuttavia, intende fare in modo che ai giovani venga assicurato un futuro pensionistico. Pur credendo nel sistema a ripartizione, vigente anche nel nostro Paese, Macron ritiene che ognuno debba poter aver accesso al proprio “conto previdenziale”, in modo che “ogni anno, per ogni euro di contributi versato ciascuno possa sapere esattamente quali diritti sono stati acquisiti, grazie alla fissazione di parametri precisi”. Inoltre, vorrebbe fare in modo che chi svolge lavori usuranti possa usufruire di una sorta di “bonus” previdenziale, contratto con i sindacati e variabile da settore a settore.

Il Conapo non ha certo rinunciato alla sua battaglia per una riforma delle pensioni che metta i Vigili del fuoco sullo stesso piano degli altri corpi dello Stato. Cosa che vorrebbe avvenisse anche a livello di retribuzioni. E il Segretario generale Antonio Brizzi ha chiesto a Emanuele Cozzolino, deputato del Movimento 5 Stelle, di dire chiaramente “da che parte sta in merito alla problematica della equiparazione delle retribuzioni e delle pensioni dei Vigili del Fuoco con quelle degli altri Corpi dello Stato e in merito alla necessità che i 103 milioni di euro che il governo ha messo a disposizione siano sin da subito destinati a perseguire questa emergenza che lede la dignità dei vigili del fuoco operativi ormai da decenni”. Il deputato penstastellato, infatti, aveva detto che il Movimento 5 Stelle “si è speso per il corpo dei Vigili del fuoco”.

Ma Brizzi ricorda, secondo quanto riporta Agenparl, che il parere della commissione Affari costituzionali della Camera, di cui Cozzolino è membro, “non affronta minimamente questo problema e dai resoconti parlamentari non rileviamo nessun impegno del M5S in questo senso”. 

Da tempo il Conapo chiede una parificazione del trattamento retributivo e pensionistico dei Vigili del fuoco rispetto agli altri corpi dello Stato e il Governo ha stanziato per gli incrementi retributivi 103 milioni. I quali, però, sostiene Brizzi, potrebbero finire, per le pressioni dei sindacati, anche al personale amministrativo e questo “allontanerebbe il percorso per il raggiungimento della parità di trattamento e riconoscerebbe invece agli impiegati dei vigili del fuoco, caso unico in Italia, aumenti retributivi che si aggiungono a quelli del normale contratto di lavoro e che nessun altro impiegato pubblico percepisce, nemmeno quelli a servizio degli altri corpi”.

Sembra in arrivo una riforma delle pensioni che riguarda i magistrati. Sul tema, già nei mesi scorsi, quando al Governo c’era Matteo Renzi, non erano mancate polemiche. Infatti, l’esecutivo aveva disposto una deroga all’età massima in cui si poteva restare in servizio, ma solo per le cariche apicali della magistratura, provocando le proteste dell’Anm, culminate con la scelta di non presenziare all’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione all’inizio dell’anno. Ora, secondo quanto scrive Il Sole 24 Ore, palazzo Chigi starebbe pensando “di innalzare a 72 anni per tutti a regime o fino a copertura degli organici, l'età della pensione”. Una misura che riguarderebbe tutte le toghe.

Inoltre, verrebbe previsto un ulteriore anno di proroga per le posizioni di vertice che già ne avevano usufruito l’anno scorso, la cui età di pensionamento potrebbe diventare 73 o 74 anni. Tuttavia questa ipotesi non sembra piacere all’Associazione nazionale magistrati. Il Presidente Eugenio Albamonte ha infatti spiegato che “per come è stata riportata sembrerebbe una legge ad personam mascherata”, cosa a cui il sindacato delle toghe è contraria. Tuttavia ha anche aggiunto che solamente a fronte di dettagli più precisi sarebbe possibile “fare un commento serio”.

Non mancherà chi troverà singolare che ci siano categorie che protestano perché obbligate ad andare in pensione, mentre c’è chi vorrebbe accedere alla quiescenza. Le toghe hanno però più volte avuto modo di spiegare che se tanti magistrati venissero costretti a lasciare il loro posto, si creerebbe una situazione di tribunali sotto organico, non certo benefica se i tempi della giustizia già non sono brevi.

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