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Lavoro

Riforma pensioni 2017/ Quota 41 e Ape social, decreti pronti: bluff della Boschi? (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017, oggi 20 maggio: Ape social e Quota 41, è solo un bluff della Boschi? Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

Riforma pensioni, Matteo Salvini contro la Fornero (Lapresse)Riforma pensioni, Matteo Salvini contro la Fornero (Lapresse)

I decreti sull’Ape Social e Quota 41 per i lavoratori precoci sono pronti. Lo annuncia Maria Elena Boschi sulla sua pagina Facebook, in un post che elenca i provvedimenti a cui il Governo ha lavorato in questa settimana, eredità dei 1000 giorni di Renzi a palazzo Chigi, tra cui anche la riforma delle pensioni inserita nella Legge di stabilità. Scrive la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio a proposito degli interventi previdenziali: “Il provvedimento che permetterà ad alcune categorie di anticipare la pensione, superando i vincoli della Fornero, è finalmente pronto. Sia la cosiddetta Ape Social che l'Ape Precoce. La prima vera risposta ai pensionati dopo anni. E a luglio arriverà la quattordicesima, assicurata dall'ultima legge di bilancio”. Non resta quindi che aspettare la pubblicazione dei decreti, oltre che l’arrivo di quello relativo all’Ape volontaria.

Nella direzione del Pd sono entrati venti “Millenials” e se le loro idee avranno spazio, probabilmente una riforma delle pensioni che vada a intaccare i cosiddetti “diritti acquisiti” sarà inevitabile. A Linkiesta Mirko Boschetti, 22enne entrato appunto nella direzione del Partito democratico, ha infatti spiegato che “sarebbe equo intervenire sulle pensioni” e soprattutto sarebbe di sinistra. “Se i nostri nonni hanno un trattamento che noi non vedremo mai neanche lontanamente, in una società eguale - come una persona di sinistra dovrebbe dire - dovremmo redistribuire diritti e possibilità. Perché queste non sono altro che opportunità tolte ai giovani”, ha aggiunto. Per Boschetti la disuguaglianza è andata crescendo negli anni e senza interventi della politica è normale poi che l’Italia diventi “un Paese per vecchi”.

Entro fine mese potrebbe arrivare la votazione alla Camera sulla riforma delle pensioni dei parlamentari ipotizzata con il ddl Richetti. Giuliano Cazzola, nelle sue Punture di spillo su Formiche.net, non nasconde di vedere tre problemi per questa riforma dei vitalizi. Il primo riguarda la retroattività che rischia di andare oltre il 1996, generando quindi una situazione di disparità tra politici e i normali cittadini. Il secondo riguarda il fatto che se vengono cancellati dei diritti acquisti di ex parlamentari con una legge ordinaria, lo stesso potrebbe essere fatto per le normali pensioni di tutti gli italiani. Infine, l’ex deputato ritiene che i politici stiano cercando di accontentare con questa legge “il qualunquismo diffuso nella speranza di placarne la furia iconoclasta”: questo vuole dire che devono prepararsi al peggio.

Non mancano le italiane che continuano a chiedere una riforma delle pensioni che porti alla proroga di Opzione donna. Ma non manca neppure chi segnala che anche le italiane residenti all’estero hanno il diritto di usufruire dell’accesso anticipato alla pensione se nate nel 1958 (nel 1957 se lavoratrici autonome) e con un’anzianità contributiva di almeno 35 anni. Marco Fedi e Fabio Porta, deputati del Pd eletti all’estero, hanno infatti diffuso una nota per spiegare il funzionamento di questo regime sperimentale, che, dal loro punto di vista, deve essere accessibile anche dalle donne “residenti all’estero che facciano valere contributi in Italia”. Fedi e Porta ricordano che “né l’Inps. né i Ministeri competenti hanno informato adeguatamente le nostre connazionali”, ma Opzione donna deve valere anche per le italiane residenti all’estero, cui va il consiglio di rivolgersi al patronato di riferimento.

Il Movimento 5 Stelle domani sarà in marcia da Perugia ad Assisi per sostenere la proposta sul Reddito di cittadinanza, con la quale si avrebbe anche una piccola riforma delle pensioni, dato che le minime passerebbero a 780 euro. Tuttavia negli ultimi giorni non sono mancate le critiche alla proposta pentastellata, in particolare sulle coperture necessarie a finanziarla. Giornalettismo.com ricorda in particolare i rilievi mossi da Mario Seminerio e Carlo Stagnaro. Il Movimento 5 Stelle pensa di recuperare 5 miliardi di euro dalla revisione dei costi degli organismi apicali dello Stato e 2,5 miliardi tramite la centralizzazione degli acquisti della Pa tramite la Consip e non mancano dubbi sul fatto che questi obiettivi non siano di facile realizzazione. Inoltre, si ritiene che la rimodulazione delle detrazioni fiscali potrebbe portare a un aumento della pressione contributiva per i ceti medi.

Il Rapporto Istat 2017 ha diffuso dei dati molto interessanti e utili anche per chi chiede che ci sia una riforma delle pensioni che tenga conto del lavoro che le donne svolgono anche tra le mure domestiche o per prendersi cura di un familiare anziano o di un figlio disabile. Orietta Armiliato ha infatti evidenziato, in un post sulla pagina Facebook del Comitato Opzione donna social, che dal Rapporto emerge che le donne superano le 57 ore, considerando sia il lavoro retribuito che quello familiare, mentre gli uomini si fermano a 51 ore. “Tra casa e lavoro è quindi evidente il carico in più per le donne”. Le donne sono quindi in credito, ricorda Armiliato, che da tempo si batte affinché questo credito si trasformi in un riconoscimento di questo lavoro svolto anche ai fini previdenziali, perché altrimenti il rischio per molte donne è o di non riuscire a raggiungere i requisiti richiesti, se non in età molto avanzata, o di ricevere comunque assegni modesti a fronte di un lavoro importante svolto negli anni.

In attesa di novità sulla riforma delle pensioni, Milano Finanza segnala che l’Inps si starebbe muovendo per cercare di lanciare un fondo dedicato agli immobili in suo possesso. Per questo Tito Boeri avrebbe scritto a Invimit per ravviare le discussioni sul tema. Il quotidiano finanziario ricorda che già nel 2014 Banca d’Italia e ministero dell’Economia aveva autorizzato un veicolo ad hoc che era stato anche costituito, con il nome di I3 Inps, ma poi era rimasto tutto fermo. Secondo le indiscrezioni riportate, l’Inps starebbe comunque sondando la possibilità di rivolgersi ad altre Sgr oltre a Invimit, sfruttando così le nuove norme contenute nella manovra correttiva. In questi fondi dovrebbero finire gli immobili più appetibili, mentre gli altri dovrebbero finire sul mercato con un processo di vendita diretta.

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