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Lavoro

Riforma pensioni 2017/ Ape, il sistema deve essere "blindato" (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017. Ape, il sistema deve essere blindato per il futuro. Tutte le novità e le ultime notizie di oggi 22 maggio sui principali temi previdenziali

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“Basta deroghe o salvaguardie per presunti e ulteriori esodati del futuro che verrà”. Lo chiede un articolo de Il Sole 24 Ore, in cui si evidenzia che il sistema dell’Ape, fuoriuscito dall’ultima riforma delle pensioni, “una volta fatto il necessario rodaggio, dev’essere poi blindato”. “L’Ape sociale, con il suo requisito base di 63 anni per l’accesso, e le nuove flessibilità introdotte a regime dovranno provare che è possibile garantire un complesso sistema di uscite dal mercato del lavoro senza regalare niente a nessuno”, scrive Davide Colombo, che ricorda anche che toccherà alla prossima legislatura decidere se rendere o meno strutturali il sistema dell’Ape e quello della Rita. In questo senso Cesare Damiano ha già espresso il proprio auspicio sul fatto che quanto meno l’Ape social diventi strutturale.

Insieme a Marialusa Gnecchi, Cesare Damiano ha scritto il libro “Pensioni: riduzione del danno” e per presentarlo l’ex ministro ha rilasciato un’intervista a Il Dubbio in cui parla di riforma delle pensioni. Per il Presidente della commissione Lavoro della Camera, l’Ape social deve diventare una misura strutturale, inoltre è convinto che si debba rivedere il meccanismo che lega i requisiti pensionistici all’aspettativa di vita. Questo anche per continuare a “inserire nel sistema un criterio di flessibilità pensionistica, vale a dire la possibilità soprattutto per chi svolge lavori pesanti o è disoccupato di anticipare il momento della pensione”. Damiano ha anche detto che occorre pensare al futuro previdenziale dei giovani, che potrebbe avere degli assegni molto bassi. Dal suo punti di vista occorre quindi “integrare con un assegno sociale la pensione che si conquista sommando tutti i contributi versati nella vita lavorativa, che saranno sicuramente insoddisfacenti ai fini di una pensione adeguata.

Sul portale delle Pensioni Inps sono state pubblicate le modalitù operative per tutti i dipendenti scolastici con decorrenza al 1 settembre 2017. Come riporta il portale online, per l’anno 2017, l’Istituto provvederà a implementare e sistemare la posizione assicurativa con le sole informazioni relative ai periodi riconosciuti con i provvedimenti ante subentro, e dunque relativi a riscatto, ricongiunzione e computo. Non solo, i dati del flusso alimenteranno la base dati della nuova posizione assicurativa ed eventuali anomalie rilevate saranno segnalate e rese consultabili agli operatori con la funzione “Lista segnalazioni” dell’applicazione “Nuova Passweb”. (agg. di Niccolò Magnani)

I grillini pensano al reddito di cittadinanza, il governo prosegue sulla linea del rilancio con la riforma pensioni e il segretario di Rivoluzione Cristiana, Gianfranco Rotondi, vara il… vitalizio di cittadinanza. Una tesi “grillina” solo per i cittadini sopra i 67 anni, è quanto avanza il leader ex Dc in una nota diffusa in questi giorni di forti discussioni tra reddito di cittadinanza e simili. «Serve un vitalizio di cittadinanza per tutti gli italiani di età superiore a 67 anni o un'intera generazione avrà un destino di povertà. A prescindere dai contributi versati tutti gli italiani hanno diritto ad una vecchiaia protetta dallo Stato nelle esigenze minime di sopravvivenza», spiega Rotondi, marcando la differenza nell’arco parlamentare rispetto ai problemi della previdenza italiana. «Tagliamo tutto, vitalizi pensioni d'oro, pensioni d'argento, ma tutto va finalizzato ad un grande progetto sociale che metta in sicurezza le nuove povertà. Il destino dei cinquantenni di oggi - conclude sempre Rotondi - non deve essere rovistare i cassonetti». (agg. di Niccolò Magnani)

Sulla riforma pensioni e sulle ultime spese del Governo in questo 2016-2017 i dati Istat analizzati dall’Adnkronos il numero che emerge è impressionante: + 27 miliardi è l’incremento della spesa sociale in Italia negli ultimi mesi. La somma delle uscite che rientrano nella voce 'prestazioni sociali' è passata da 354,8 miliardi di euro nel 2012 a 382 miliardi nel 2016, con un incremento di 27,2 miliardi: pensioni, disoccupazione e spese sanitarie, le uscite dello Stato sono state ingenti. «Alle voci contenute nel conto economico consolidato delle P.a. emerge che la spesa per i redditi da lavoro dipendente, che nel 2012 ammontava a 166,1 miliardi, è scesa gradualmente arrivando a 162 miliardi nel 2015, per risalire lo scorso anno a 164,1 miliardi (-2 mld rispetto al 2012)», viene analizzato a Adnkronos, mentre intanto sull’imposizione sul valore aggiunto e sul patrimonio (come Iva e Imu) nel 2012 sono stati incassati 246,7 miliardi nel 2012 che sono scesi a 242,2 miliardi nel 2016 (-4,5 mld). (agg. di Niccolò Magnani)

Il fenomeno dei pensionati in “fuga” non si esaurisce: mentre proseguono i lavori per conformare la riforma pensioni con gli ultimi dettagli, uno studio di PensioniOggi condotto e pubblicato questa mattina mostra come lo spostamento della residenza in Tunisia per vari pensionati, può essere una buona opportunità per defiscalizzare e aumentare il trattamento pensionistico INPS. Il trasferimento della residenza all’estero porta l’indubbio vantaggio della defiscalizzazione dell’assegno pensionistico che verrà tassato, grazie ai trattati contro la doppia imposizione stipulati dall’Italia, nel paese di destinazione ultima. Come riporta ancora il portale online, la Tunisia rappresenta un’ottima possibilità per i pensionati italiani perché consente agli ex dipendenti pubblici, ad esempio, di godere della piena defiscalizzazione. Per attrarre i redditi esteri. In pratica sulla pensione lorda la Tunisia prevede una deduzione dell’imponibile pari all’80%, tassando quindi solo il 20% rimanente: non sono pochi i pensionati che stanno pensando, o hanno già attuato questa decisione. (agg. di Niccolò Magnani)

Sul fronte della riforma pensioni e in attesa di una formulazione chiara e definitiva della proposta del Movimento 5 Stelle ribadita ieri nella Marcia di Assisi, il reddito di cittadinanza fa ancora una volta la sua comparsa nelle discussioni attorno al capitolo pensionistico. Beppe Grillo ha rilanciato ieri la proposta del Reddito di cittadinanza “per tutti” e per farlo ha di nuovo ribadito che le “coperture ci sono e sono sicure”: il Sole 24 ore ha provato a verificarle e ha riportato l’analisi sulla versione online del suo quotidiano. Ebbene, per poter arrivare a garantire il redito di cittadinanza, dal mondo “pensioni” i grillini intendono tagliare, anzi, abolire le pensioni d’oro per le cariche pubbliche elettive. Una decurtazione del 50% dei vitalizi relativi alle stesse cariche in tutto porterebbe 150 milioni di euro; verrebbero poi abolite dal M5s al Governo anche le pensioni d’oro in generali, con un taglio ai contributi di solidarietà sulle pensioni più onerose, sempre per un guadagno netto di 150 milioni di euro. (agg. di Niccolò Magnani)

Mentre cresce l’attesa per l’ormai imminente uscita dei decreti attuativi con cui si andrà a regolarizzare le novità introdotte dal pacchetto della riforma delle pensioni, il Parlamento sta per porre la propria attenzione nei riguardi di alcuni aspetti dell’anticipo pensionistico. In particolare la Commissione Bilancio dovrà valutare alcune proposte di correttivi concernenti soprattutto l’Ape sociale. Tra le proposte in campo c’è quella concernente la riduzione del requisito contributivo da 36 a 30 anni per l’accesso e l’indennità di accompagnamento alla pensione per quanti hanno più di 63 anni di età. Queste due proposte assieme ad altre riguardanti lavoratori precoci ed altri aspetti dell’attuale sistema pensionistico, sono arrivate dal Partito Democratico con alcuni emendamenti che sono stati firmati anche dall’ex Ministro del Lavoro Cesare Damiano. Le proposte nei prossimi giorni saranno valutate e quindi poste in votazione. Non resta che attendere. (aggiornamento di Francesca Pasquale)

Le principali novità introdotte nel pacchetto della riforma delle pensioni approvato dal Governo Renzi nell’ambito dell’ultima legge di stabilità, stanno facendo fatica a diventare effettivamente opzionabili per i cittadini. Infatti, nonostante l’uscita fosse prevista al massimo entro il 1 maggio 2017, mancano ancora i decreti attuativi. Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha voluto tranquillizzare tutti evidenziando come: “A prescindere dalla data di presentazione della domanda, l’erogazione della prestazione venga retrodatata al primo maggio, se a quella data il richiedente possiede tutti i requisiti necessari”. Parole rassicuranti che tuttavia non hanno pienamente convinto le parti sociali ed in particolare in tutta Italia in questi giorni ci sono state diverse iniziativa da parte dei patronati tese a dare supporto ai cittadini. Nello specifico sono state aperte le porte per dare informazioni utili sull’attuale stato della situazione onde capire come comportarsi per ogni caso. (aggiornamento di Francesca Pasquale)

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