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Lavoro

Pensioni/ Ape Social e Quota 41, la letterina dei precoci a Gentiloni (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017: Quota 41, pronto un incontro tra precoci e politici. Tutte le novità di oggi 27 maggio e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

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La firma dei decreti attuativi per Ape social e Quota 41 da parte di Paolo Gentiloni non è stata apprezzata da un lavoratore precoce, che ha quindi scritto un mail al Premier per segnalare che “siamo lontani da quello che il Popolo dandoVI il mandato di governare il paese Vi chiede!”. Livio Trentin, questo il nome del mittente della mail, ha ricordato che la riforma delle pensioni targata Fornero non viene di fatto modificata, specialmente per chi lavora da tanti anni e, specie da giovane, è stato sottopagato, proprio come capitato a diversi precoci. La mail si conclude con post scriptum piuttosto eloquente: “Si risparmi di lamentare che non ci sono fondi, ogni giorno spendete e spandete miliardi di euro in cattiva politica”. Vedremo se Gentiloni risponderà mai alla mail.

I lavoratori precoci continuano a dar battaglia per ottenere una riforma delle pensioni che contenga la Quota 41 per tutti. E il Comitato Friuli Venezia Giulia del gruppo Facebook Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti ha fatto sapere che il 12 giugno a Trieste ci sarà un incontro presso la sede della Regione per incontrare tutti gli esponenti politici e i gruppi che condividono il medesimo obiettivo: modificare la Legge Fornero. L’incontro è stato reso possibile anche grazie alla fattiva collaborazione di Walter Rizzetto che ha richiesto la sala dove si terrà l’incontro, a cui con tutta probabilità parteciperà. Il deputato di Fratelli d’Italia è da tempo sostenitori della necessità di varare una legge che consenta di andare in pensione dopo 41 anni di lavoro e ha anche proposto la proroga di Opzione donna, la risoluzione definitiva del problema degli esodati, oltre che l’eliminazione del meccanismo che lega i requisiti pensionistici all’aspettativa di vita.

È da tempo che i Vigili del fuoco, attraverso il sindacato autonomo Conapo, chiedono una riforma delle pensioni e delle retribuzioni in modo da cancellare le disparità esistenti con gli altri corpi dello Stato. reggionotizie.com ricorda che Gaetano Nastri ha deciso di presentare un’interrogazione alla Camera rivolta al ministro dell’Interno sul tema. Il deputato di Fratelli d’Italia ha chiesto a Marco Minniti intenda intervenire “in tempi rapidi, con iniziative di carattere normativo, al fine di rivedere un adeguamento dei livelli salariali del comparto dei Vigili del Fuoco, evidentemente inaccettabile”.  Non resta che attendere la risposta del ministro. Conapo ha ritenuto insufficienti le risorse finora stanziate su questo fronte e chiede quindi che ne arrivino altre.

Come noto, uno dei temi su cui prosegue il confronto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni riguarda il futuro previdenziale dei giovani. E c’è chi in Parlamento pensa di rimettere mano alla Costituzione per garantire la pensione alle nuove generazioni. Il Mattino scrive infatti che ci sono due proposte di riforma dell’articolo 38 della Carta, di cui riportiamo di seguito il testo: “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.  Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L'assistenza privata è libera”.

Andrea Mazziotti vorrebbe modificare il quarto comma in modo che diventi: “Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato, secondo princìpi di equità, ragionevolezza e non discriminazione tra le generazioni”. La proposta di Ernesto Preziosi vuole invece aggiungere un comma: “Il sistema previdenziale è improntato ad assicurare l'adeguatezza dei trattamenti, la solidarietà e l'equità tra le generazioni nonché la sostenibilità finanziaria”. Come noto servono maggioranze qualificate per modificare il testo della Costituzione, per cui non resta che vedere se queste proposte riusciranno ad andare avanti nel loro iter e, nel caso, prima della fine della legislatura.

La riforma delle pensioni dei politici da diverso tempo è al centro del dibattito politico anche in Sicilia. E deputati dell’Assemblea regionale siciliana del Movimento 5 Stelle hanno annunciato che intendono rinunciare in maniera irrevocabile al diritto alla pensione che avrebbero, una volta compiuti i 65 anni di età, superando i 4 anni, 6 mesi e un giorno di legislatura, un po’ come avviene per i parlamentari. La Sicilia riporta le dichiarazioni di Giancarlo Cancelleri, secondo cui quello a cui rinuncia con i suoi colleghi deputati M5S “è un vitalizio travestito da pensione perché non esiste alcun lavoratore che dopo 4 anni matura la pensione”. Il Movimento 5 Stelle punta comunque a far sì che venga modificato il regolamento dell’Ars, in modo che i deputati regionali vengano sottoposti allo stesso trattamento previdenziale dei normali cittadini.

Con il varo dei decreti attuativi su Ape social e Quota 41, è stato fatto un importante passo avanti nel rendere concreti gli interventi previsti dalla riforma delle pensioni contenuta nella Legge di stabilità. Manca ancora all’appello l’Ape volontaria, su cui forse era stata posta una certa enfasi visto che è aperta a tutti i lavoratori (con determinati requisiti anagrafici e contributivi) e non solo a talune categorie di essi. Probabilmente bisognerà attendere giugno per poterla utilizzare. Nel frattempo sembra essersi riacceso il dibattito circa l’utilità di questa misura per stimolare l’occupazione giovanile attraverso il ricambio generazionale. Nelle scorse settimane si era discusso non poco circa gli effetti a tal proposito della Legge Fornero: ha o no tolto dei posti di lavoro ai giovani? Secondo Giuliano Poletti sì, mentre alcuni dati dell’Isfol sembravano dire che l’effetto è stato piuttosto limitato. Dunque è lecito chiedersi se l’Ape aiuterà o meno i giovani a trovare lavoro.

In un articolo di Giovanni Gallo pubblicato su Lavoce.info, si legge: “Benché al momento l’Ape volontaria sia soltanto un progetto sperimentale, non devono essere sottovalutati il suo ‘costo (quasi) zero’ per lo stato e i suoi prevedibili effetti sull’abbassamento dell’età di uscita dal mercato del lavoro. Quest’ultimo, in particolare, favorirebbe la creazione di maggiori opportunità di entrata per i più giovani, rendendo l’Ape un valido strumento per incentivare quell’auspicato ricambio generazionale della forza lavoro che, nel nostro paese, non riesce ancora a concretizzarsi”. Tuttavia subito dopo viene evidenziato: “Chiaramente se, e solo se, si sarà in grado di incrementare e promuovere con efficacia l’anticipo pensionistico, ovvero se una parte significativa dei possibili beneficiari deciderà di fare domanda”.

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