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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ Quota 41, precoci, Ape donna e voucher: il punto della Domenica (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017: Quota 41, precoci presenti a evento della Fiom. Tutte le novità di oggi 28 maggio e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

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Da quando è stata concepita, nell’ambito del confronto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni, l’Ape social ha provocato non pochi “mal di pancia”, soprattutto alle categorie che ne sono rimaste escluse o che sono state parzialmente incluse, come i lavoratori precoci, visto che la Quota 41 non è per tutti. Tuttavia la Uil ha evidenziato un problema di non poco conto nell’ambito dell’Anticipo pensionistico a costo zero: il rischio del perpetrarsi di un problema sorto già in occasione della Legge Fornero. Sembra infatti ci si dimentichi che nel comparto scuola esistono delle scadenze riguardanti la comunicazione di cessazione dal servizio per accedere alla pensione. Scadenze che non risultano compatibili con quelle per la presentazione delle domande per accedere all’Ape social. Dunque occorrerebbe che il Miur intervenisse per evitare che i lavoratori della scuola vengano penalizzati.

I lavoratori precoci continuano la loro battaglia per una riforma delle pensioni che prevede Quota 41 per tutti. Il comitato Piemonte del gruppo Facebook 41xtutti lavoratori uniti, sempre molto attivo, questa mattina ha partecipato a un incontro organizzato dalla Fiom a Torino e uno di loro ha preso anche la parola per spiegare le ragioni per cui stanno portando avanti la loro battaglia per poter accedere alla quiescenza dopo il versamento di 41 anni di contributi. È stato anche messo in chiaro che la risposta data dal Governo a questa richiesta, ovvero il fatto che non ci sono risorse, non viene ritenuta accettabile. Del resto, è stato fatto notare, i soldi per mettere in sicurezza il sistema bancario si sono trovati piuttosto rapidamente. Le pressioni dei precoci non sono riuscite finora a portare a risultati tangibili, ma non per questo c’è aria di disfatta. Anzi, c’è voglia di veder riconosciuto quel che sembra un diritto di buon senso.

Sulla pagina Facebook del Comitato Opzione donna social, Orietta Armiliato ha fatto il consueto punto della settimana, partendo dalle parole di Giuliano Poletti sull’Ape, principale novità della riforma delle pensioni. Per Armiliato, quanto detto dal ministro del Lavoro conferma che non si può disperdere quanto fatto per realizzare l’Anticipo pensionistico, che può semmai diventare un modello per realizzare quella che definisce “Ape donna”, ovvero una “via percorribile e gradita per uscire anticipatamente dal mondo del lavoro, coniugata alla valorizzazione dei lavori di cura”. Armiliato ha voluto chiarire che non esiste ancora una proposta articolata e completa a proposito di questa Ape donna, ma si tratta di un progetto che è certamente interessante. Non resta che attendere riscontri o risposte alla lettera aperta del Comitato Opzione donna social, che al momento non sono ancora pervenuti.

Si sta parlando molto negli ultimi giorni dei voucher lavoro. Pare infatti che potrebbero essere re-introdotti con una nuova legge, che ha già portato la Cgil e articolo 1 Mdp sulle barricate. Anche se non si tratta di un intervento che può incidere sulla vita degli anziani come una riforma delle pensioni, val la pena ricordare che i buoni lavoro sono stati utilizzati anche per pagare prestazioni occasionali eseguite da parte di pensionati. Non è chiaro se con la nuova normativa, ancora in fase di studio, ci potranno essere degli strumenti per il pagamento di queste prestazioni. Cioè se i “nuovi voucher”, chiamiamoli così per comodità, saranno utilizzabili anche per i pensionati. La stessa Cgil, del resto, aveva ammesso di aver fatto uso dei voucher destinandoli proprio ai pensionati. Non resta che aspettare novità e aggiornamenti in merito.

Mentre il Premier Gentiloni è alle prese con le ultime battute del G7 in corso di svolgimento nello splendido scenario di Taormina in Sicilia, sul fronte interno ci sono ancora molteplici discussioni e polemiche riguardanti alcuni aspetti come la riforma delle pensioni. Se da un lato si sta andando a regime per quanto concerne l’anticipo pensionistico e le altre misure introdotte nell’ultima legge di stabilità, dall’altro c’è insoddisfazione per quanto fatto per alcune categorie di lavoratori. Nello specifico Livio Trentin, uno dei rappresentanti dell’associazione “Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti” in queste ore ha inviato una mail al Premier Gentiloni per evidenziare la necessità di mettere mano ad alcuni aspetti della Legge Fornero piuttosto negativi per i lavoratori. In particolare Trentin ha richiesto maggiore attenzione nei confronti dei diritti della categoria dei lavoratori precoci che in questo momento si sente un po’ abbandonata a se stessa. (aggiornamento di Francesca Pasquale)

Sono tempi duri per i pensionati soprattutto se costretti a fare i conti con una serie di spese extra come l’affitto mensile della casa dove vivono oppure il dover dare un aiuto ai propri figli alle prese con problemi di natura lavorativa. Una preziosa boccata d’ossigeno sta per arrivare nel mese di luglio dove i pensionati potranno ritirare la quattordicesima. Per averne diritto, come ha ricordato in queste ore l’Inps attraverso la circolare numero 1366 / 2017, occorre aver compiuto almeno 64 anni e redditi compresi tra 1,5 e 2 volte quello che è stato considerato come trattamento minimo. La quattordicesima può raggiungere un importo massimo pari a 655 euro e tra le più importanti novità relative a quest’anno c’è un netto ampliamento della platea di beneficiari in quanto ne hanno diritto quanti arrivano a percepire una pensione massima di 13.049 euro l’anno. (aggiornamento di Francesca Pasquale)

Mentre in questi giorni si sta parlando tantissimo della possibilità di riformare le pensioni dei politici ed in particolar modo di rivedere i tanti surplus intascati sotto forma di vitalizi resi legali nonostante (in alcuni casi) l’aver prestato servizio per pochissimi giorni, sta facendo grande scalpore la vicenda di un reduce di guerra di 95 anni. L’uomo in questione è un alpino di nome Stefano Preda che ha preso parte alla seconda guerra mondiale riportando diverse ferite ed in particolare ritrovandosi a vivere con due schegge di metallo rispettivamente nella gamba e vicino ai polmoni. In ragione di ciò gli era stata riconosciuto un contributo previdenziale da sommarsi alla normale pensione che poco alla volta è stato eroso dalla riforma Fornero fino ad essere completamente cancellato da quest’anno. Come se non bastasse il povero alpino novantacinquenne si è visto arrivare a casa una lettera dell’Inps in cui si fa presente la necessità di effettuare un rimborso per quanto incassato nell’ultimo anno sotto forma di integrazione. Una vicenda che lascia riflettere soprattutto se comparata con gli intoccabili vitalizi. (aggiornamento di Francesca Pasquale)

Continua a tener banco nel dibattito sulla riforma delle pensioni la proposta di Matteo Richetti sui vitalizi dei parlamentari, che potrebbe essere votata la prossima settimana alla Camera. Il deputato del Pd ha immaginato un sistema che prevede il sistema contributivo per i parlamentari. Non solo per quelli attuali, ma anche per tutti quelli che lo sono stati. Di fatto, quindi, si agirebbe non solo sul futuro, ma anche sul passato. Durante l’esame in commissione Affari costituzionali, è stato approvato un emendamento che fa sì che le pensioni non potranno in ogni caso essere superiori al trattamento già percepito al momento dell’entrata in vigore della legge, in modo quindi da evitare che ci possano essere casi in cui il nuovo sistema porti dei vantaggi a qualcuno: al massimo la sua situazione pensionistica rimarrà invariata. Resterebbe invariata l’età in cui si percepirebbe la pensione, ovvero a 65 anni. Mentre presso l’Inps verrebbe istituita una gestione separata appositamente dedicata ai contributi previdenziali dei parlamentari.

Partito democratico e Movimento 5 Stelle sembrano aver trovato un accordo su questa proposta e l’iter in aula potrebbe essere quindi piuttosto rapido. Resta da capire se la votazione sarà in tempi brevi. L’autore di questa proposta di legge, ovvero Matteo Richetti, ha avuto modo di spiegare che l’intento è quello di cercare di riavvicinare la politica ai cittadini. Sarà quindi importante vedere chi voterà a favore e chi contro. A parte Pd e M5S, Mariastella Gelmini, vice capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera, ha firmato la proposta di Richetti, ma a titolo personale.

Matteo Salvini è tornato su quanto accaduto nell’ultima puntata della trasmissione diMartedì, in cui si è parlato anche di riforma delle pensioni, visto che in collegamento c’era tra gli ospiti anche Elsa Fornero. Nell’occasione, il leader della Lega Nord ha avuto un battibecco con Giuliano Cazzola, con cui si era già scontrato. Sulla sua pagina Facebook Salvini ha quindi scritto: Alla Fornero invidio solo la serenità e la faccia tosta con cui parla di una riforma che ha gettato nella disperazione MILIONI di italiani!!! P.s. E Cazzola? Stessa faccia di bronzo, RICOVERATELO!!!”. Bisogna ricordare che l’ex ministro del Lavoro, interpellata da Floris, martedì sera aveva spiegato che è praticamente impossibile modificare la sua riforma delle pensioni senza trovare risorse altrove o mettere a rischio l’equilibrio delle finanze pubbliche: una risposta indiretta a Salvini che da tempo chiede e promette di abolire la Legge Fornero.

La riforma delle pensioni messa a punto dal Governo Renzi e in fase di attuazione con quelli Gentiloni non basta all’Associazione nazionale pensionati della Cia. Il Presidente regionale della Puglia, Francesco Tinelli, ha infatti ricordato che “il governo sta correggendo il tiro almeno parzialmente sulle pensioni. Apprezziamo, ma non basta”. Tinelli, come riporta puglialive.net, ha quindi ricordato le richiesti dei pensionati Cia: bonus di 80 euro ai pensionati che percepiscono un assegno fino a 1.500 euro al mese; aumento delle pensioni più basse almeno fino al 40% del reddito medio nazionale; revisione del meccanismo di indicizzazione delle pensioni per renderlo congruo alle reali esigenze dei pensionati; eliminazione del meccanismo che lega i requisiti pensionistici all’aspettativa di vita.

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