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PENSIONI 2017/ Ape social, la retroattività è definitiva? (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017: Ape social, verso proroga di 15 giorni per presentare le domande. Tutte le novità e le ultime notizie di oggi 5 maggio sui principali temi riguardanti le pensioni.

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Non è molto soddisfatto Roberto Ghiselli dopo il confronto tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni tenutosi ieri. Il Segretario confederale della Cgil ha infatti evidenziato che ancora non si riesce a chiudere la “fase uno”, perché ancora non è attiva l’Ape social. Di conseguenza non riesce nemmeno a decollare la “fase due” relativa ai giovani. Il sindacalista ha spiegato in particolare che è difficile che l’Ape social possa partire entro la prossima settimana. Per questo si è quanto meno valutata la possibilità di una proroga di 15 giorni per la presentazione della domanda di accesso all’Anticipo pensionistico a costo zero fino, quindi, al 15 luglio. Tale proroga dovrebbe valere anche per la redazione delle graduatorie (15 ottobre). Ghiselli ha anche spiegato che al Governo è stato rivolto l’invito a non procedere verso l’esclusione dall’Ape social di quei lavoratori che non hanno maturato il diritto alla disoccupazione.

Il confronto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni di ieri non sembra essere andato benissimo. Perlomeno, però, sembra essere stata accolta una richiesta sull’Ape social. Prima che prendesse inizio la riunione, infatti, Maurizio Petriccioli, Segretario confederale della Cisl, aveva fatto notare che il ritardo nell’emanazione del decreto attuativo doveva essere quanto meno superato con una retroattività a partire dal 1° maggio, di modo che nessuno restasse penalizzato da questo inefficienza del Governo. Che da parte sua sembra aver accolto la richiesta, in virtù anche delle osservazioni del Consiglio di Stato. Al termine del confronto, infatti, Roberto Ghiselli, Segretario confederale della Cgil, ha confermato che ci sarà la retroattività delle prestazioni.

Tito Boeri torna a parlare, stavolta non direttamente di riforma delle pensioni, In occasione di un incontro all’Università La Sapienza di Roma, il Presidente dell’Inps ha infatti ricordato che sarebbe necessario intervenire sui vitalizi e le rendite dei sindacalisti per trovare risorse utili per interventi di politica sociale. "Noi abbiamo fatto delle proposte che giacciono al ministero del Lavoro che auspichiamo vengano esaminate perché potrebbero finanziare interventi di politica sociale”, ha ricordato Boeri, secondo quanto riporta Adnkronos. Il professore della Bocconi aveva in effetti già annunciato in televisione che aveva preparato già una circolare Inps, trasmessa poi al ministero del Lavoro per l’approvazione. Secondo Business Insider, dietro il ritardo del dicastero potrebbero esserci i “dissapori” verso le uscite di Boeri piuttosto ruvide nei confronti delle scelte previdenziali del Governo, nonostante pare che siano questioni tecniche a fermare l’approvazione della circolare.

Non si è fatta attendere la replica di Cesare Damiano alla missiva di Tito Boeri indirizzata alla commissione Lavoro della Camera. “La lettera del Presidente dell’Inps, Boeri, va respinta al mittente”, ha dichiarato l’ex ministro del Lavoro, spiegando che il Professore della Bocconi offende il Parlamento negando l’evidenza dei fatti. Damiano ha segnalato in particolare che tutti i problemi denunciati dalla commissione Lavoro della Camera riguardo l’Inps sono documentati. Inoltre, non ha avuto difficoltà a mostrare un esempio di interpretazione arbitraria delle leggi fatta dall’Istituto di Boeri: la deroga alla riforma delle pensioni targata Fornero per i nati nel 1952. Nonostante le richieste di correzione di una circolare, anche grazie all’intervento del Governo, le cose non sono ancora state totalmente sistemate.

La commissione Lavoro della Camera è uno degli organismi istituzionali più attivi sulla riforma delle pensioni e non ha mancato di sollecitare più volte l’Inps a fornire i dati utili per il suo operato. Tito Boeri non ha però preso benissimo questi “richiami” e ha scritto una lettera a Cesare Damiano per evidenziare come le critiche rivolte al suo istituto sembrino rappresentare “un’operazione volta sistematicamente a gettare discredito” sull’Inps. Boeri ha quindi difeso l’operato dell’ente da lui presieduto ed è anche passato al “contrattacco”, evidenziando come i membri della commissione Lavoro della Camera sembrino orientati a svilire ogni proiezione non corrispondente ai propri desiderata. Inoltre, ha ricordato che i continui cambiamenti normativi creino non pochi problemi nell’applicare le disposizioni di legge in modo chiaro. Boeri ha quindi chiuso la sua missiva chiedendo più collaborazione da parte dei deputati con le amministrazioni, assicurando che l’Inps segnalerà criticità nei dispositivi che fossero difficili da tradurre in circolari applicative.

Dal consiglio regionale della Campania arriva una mozione che chiede alla Giunta di impegnarsi presso il Governo per dare “piena ed effettiva attuazione della sentenza n.70 del 2015 della Corte Costituzionale a favore dei pensionati esclusi dalla rivalutazione per gli anni 2012 e 2013 dell’assegno pensionistico”. La mozione è stata presentata da Forza Italia e di fatto si unisce alle tante richieste di poter fare in modo che ai pensionati venga restituito tutto quel che loro spetta rispetto al blocco delle indicizzazioni deciso con la riforma delle pensioni targata Fornero. I consiglieri azzurri campani hanno spiegato che la loro iniziativa è mirata soprattutto a difendere le pensioni più basse e che Forza Italia intende portarla avanti in tutte le regioni.

Oggi Governo e sindacati dovrebbero tornare a confrontarsi sulla riforma delle pensioni, ripartendo dalla cosiddetta fase due, riguardante il futuro previdenziale dei giovani. Sui quali sembra aver pesato non poco la Legge Fornero secondo alcuni dati dell’Istituto nazionale delle politiche pubbliche (Inapp), dipendente dal ministero del Lavoro. E viene evidenziato come nei primi tre anni di applicazione, gli effetti della riforma delle pensioni abbiano spinto il 2,2% delle aziende italiane a rinunciare ad assunzioni già programmate. Tradotto in numeri di posti di lavoro in meno per i giovani, si sta parlando di 43.000 unità. Non è certo un numero altissimo, ma corrisponde allo 0,5% del numero complessivo dei lavoratori dipendenti alla fine del 2014. La ricerca fa poi emergere che l’impatto più alto c’è stato per le assunzioni programmate dalla aziende più grandi e nelle aeree geografiche più dinamiche. Il settore dove si è maggiormente rinunciato alle assunzioni è stato quello dell’industria.

L’impatto sull’occupazione giovanile, quindi, la Legge Fornero l’ha avuto, anche se magari inferiore a quello ipotizzato da alcuni politici negli ultimi mesi. Tuttavia nei prossimi anni potrebbe esserci un nuovo freno alle assunzioni, rappresentato dall’aumento dei requisiti pensionistici collegato all’aspettativa di vita. Dal 2019, infatti, potrebbero volerci 4 mesi in più per andare in pensione, con il requisito anagrafico che potrebbe superare i 67 anni. Una situazione che il legislatore potrebbe evitare rivedendo il meccanismo che collega aspettativa di vita e requisiti pensionistici.

Lunedì a Bitonto Alessandro Di Battista ha presenziato a un’iniziativa a sostegno del candidato sindacato del Movimento 5 Stelle della città pugliese, Dino Ciminello, cui ha partecipato anche Lello Ciampolillo. Il senatore pentastellato ha preso la parola per ricordare la proposta del Movimento 5 Stelle di un reddito di cittadinanza, che consentirebbe anche di aumentare gli assegni più bassi senza una riforma delle pensioni. “La nostra proposta di reddito di cittadinanza prevede per tutti da subito 780 euro, per chi non ha un lavoro, per chi l’ha perso e anche per le pensioni minime, ma quando abbiamo chiesto di portare il range pensionistico da un minimo di mille euro a un massimo di 5mila euro, il Pd ha votato no, perché questa gente risponde solo alle lobby, la nostra unica lobby invece deve essere il popolo di Bitonto, dietro di noi non c’è nessuna lobby, abbiamo le mani libere!”, ha detto Ciampolillo, secondo quanto riportato da Bitontolive.it.

Tra le tante domande pervenute sul servizio domande&risposte del portale Pensioni oggi sul tema principale dell’Ape Sociale, ne segnaliamo una significativa riguardo gli assegni superiori ai 1500 euro lordi al mese. «Se la mia pensione è superiore a 1.500 euro lordi al mese cosa succede?», scrive un pensionato al portale Pensioni Oggi nel servizio Faq. L’ape sociale che è in cantiere per il Governo Gentiloni prevede in questi casi un importo massimo pari proprio a 1500 euro lordi, con l’eccedenza potrebbe essere erogata tramite anticipo pensionistico volontario «con una penalità ventennale sulla pensione finale che risulterà ridotta», spiga la replica del portale pensionistico. Questo avviene per via dell’accordo previsto lo scorso 28 Settembre tra Governo e sindacati. (agg. di Niccolò Magnani)

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