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RIFORMA PENSIONI/ Tutti contro Boeri, "pensi all'Inps!" (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017: Tutti contro Boeri, "pensi all'Inps!". Tutte le novità e le ultime notizie di oggi 6 maggio sui principali temi riguardanti le pensioni

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Le parole di Tito Boeri contro i privilegi dei sindacalisti non sono passate inosservate e Anna Giacobbe non esita a dire che il Presidente dell’Inps ha scelto di fare un’operazione odiosa di generica criminalizzazione. “Quello che non va bene non è certo indicare storture o abusi (e correggerli per la parte che compete all’Istituto): ma additare intere categorie, in questo caso chi lavora nei sindacati, come dei privilegiati, e magari degli imbroglioni”, scrive la deputata del Partito democratico in un post su Facebook. Giacobbe invita anche il Presidente dell’Inps a occuparsi maggiormente di altre questione, dato che l’Istituto da lui presieduto “non funziona come dovrebbe: anziché risolverli, crea molti problemi a lavoratori, pensionati e disoccupati”.

Dopo l’incontro di ieri tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni, Roberto Occhiodoro ha voluto fare un punto della situazione per i membri del gruppo Facebook Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti, da cui emerge un’indicazione importante per coloro che intendono usufruire dell’Ape social, ma, in quanto disoccupati a seguito di scadenza di un contratto a termine, non rientrano nelle platee contemplate. “Il Governo si è impegnato a trovare una soluzione dopo una verifica delle domande che perverranno e in base alle risorse che eventualmente saranno disponibili”, scrive Occhiodoro. Che poi ricorda che il prossimo confronto tra le parti è fissato per mercoledì 10 maggio. Intanto domani i precoci saranno in piazza a fianco della Cgil per ricordare l’importanza di approvare Quota 41 per tutti.

In commissione Lavoro del Senato non si parla solo di proroga di Opzione donna per quel che riguarda la riforma delle pensioni. Nicoletta Favero, infatti, insieme ad altri colleghi del Partito democratico, ha depositato un ddl riguardante i lavoratori affetti da emofilia. Pensionioggi.it riporta le motivazioni con cui i senatori di fatto chiedono che via sia un’agevolazione per quelle persone che, a causa di quel che comporta le loro condizioni di salute, difficilmente possono raggiungere il requisito pensionistico richiesto di 66 anni e 7 mesi. Dunque, purché abbiano versato almeno 20 anni di contributi, per loro dovrebbe essere possibile accedere alla pensione già a 60 anni. Il disegno di legge è stato redatto anche con la collaborazione della Federazione delle associazioni degli emofiliaci. Gli ultimi dati, risalenti al 2014, dicono che sul territorio nazionale vi sono poco più di 4.700 persone affette da emofilia e il disegno di legge stima che circa 50 ogni anno potrebbero accedere alla pensione con i criteri delineati.

Maurizio Sacconi non è contento della risposta data dal Governo alle interrogazioni presentate in commissione Lavoro del Senato su Opzione donna. L’ex ministro, dal blog dell’Associazione amici di Marco Biagi, ha ricordato che la rigidità della riforma delle pensioni targata Fornero “non ha eguali in Europa e in Occidente. E sono soprattutto le donne a pagarne le conseguenze”. Questo poiché le imprese non sono propense a trattenerle al lavoro oltre una certa età, senza dimenticare che spesso devono restare a casa per i servizi di cura domiciliare. Dunque per Sacconi, “in attesa di introdurre una flessibilità generalizzata dell’età di uscita, è necessario prorogare almeno questa sperimentazione i cui oneri per la finanza pubblica si sono rivelati inferiori alle previsioni del Governo”. Per questo la commissione Lavoro del Senato da lui presieduta continuerà a fare pressioni in tal senso.

Massimo Cassano ha fatto pervenire alla commissione Lavoro del Senato la risposta scritta alle quattro interrogazioni presentate su Opzione donna. Il sottosegretario al Lavoro, dopo aver ripercorso la cronologia degli interventi di riforma delle pensioni che hanno modificato le possibilità di accesso al regime sperimentale di pensionamento anticipato per le donne, e aver anche ricordato i dati Inps sull’utilizzo dello stesso, ha ricordato che “una eventuale estensione del beneficio in parola non può prescindere da un intervento normativo per il quale è necessario reperire la relativa copertura finanziaria”. Dunque per una proroga di Opzione donna non si possono utilizzare i risparmi dei fondi stanziati, perché sarebbe possibile certificare la loro sussistenza “solo quando si sarà consumato il diritto all’esercizio dell’opzione da parte di tutti i potenziali beneficiari”.

L’Ape social continua a mostrare diversi limiti. Ora la Flai-Cgil evidenzia che dall’Anticipo pensionistico a costo zero previsto dalla riforma delle pensioni rimarrebbero esclusi gli operai agricoli. Questi, infatti, non hanno diritto alla Naspi o a qualche indennità di disoccupazione e quindi non soddisfano uno dei requisiti fissati nella Legge di stabilità per aver accesso all’Ape social. “In questo modo ci troviamo difronte all’ennesima beffa per i lavoratori agricoli rispetto ad un sistema pensionistico che penalizza il lavoro stagionale e discontinuo. Chiediamo al Governo di intervenire per coprire questo vuoto legislativo in tempi rapidi”, dichiara la Segretaria nazionale, Sara Palazzoli. Ancora l’esecutivo non ha predisposto un testo definitivo dei decreti attuativi e quindi la richiesta del sindacato potrebbe anche essere accolta.

Alla vigilia dell’incontro con il Governo sulla riforma delle pensioni, i sindacati tornano a chiedere una modifica dell’Ape social, ben sapendo che i decreti attuativi non sono stati ancora predisposti in via definitiva, dopo i rilievi del Consiglio di Stato. La Cgil, secondo quanto riporta pensionioggi.it, vorrebbe infatti che venisse portata da 36 a 35 anni la soglia contributiva minima necessaria per accedere all’Anticipo pensionistico riservato chi svolge attività gravose. La Cisl, invece, vorrebbe che la franchigia sugli anni di consecutivi prima della presentazione della domanda in cui si devono essere svolte tali attività sia portata da 12 a 24 mesi. Queste modifiche (che riguardarebbero ovviamente anche Quota 41) potrebbero essere anche fatte rientrare nel testo della manovra correttiva che è all’esame del Parlamento.

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