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Contratti Statali/ Dipendenti Pubblici, aumento stipendi: bonus 80 euro resta con il rinnovo

Contratti statali, aumento e rinnovo stipendi dei Dipendenti Pubblici: ultime notizie di oggi 1 giugno 2017, novità e nuovi comparti della Pubblica Amministrazione

Contratti Statali (Foto: LaPresse) Contratti Statali (Foto: LaPresse)

Il rinnovo dei contratti statali non verrà annullato per quei lavoratori che usufruiscono del bonus 80 euro immesso in circolo dal Governo Renzi: questa pare essere la decisione del Ministero Pa dopo le ultime direttive (ancora non ufficiali) del ministro Marianna Madia. A differenza di quanto si poteva temere nelle scorse settimane, specie per motivi di copertura economia, pare ora essere fugato: «L’aumento medio di 85 euro lordi per il triennio 2016-2018 per i dipendenti pubblici sotto i 26mila euro non farà perdere loro il bonus degli 80euro»: in questo modo il governo provvederà a mantenere i bonus anche se vi fossero gli aumenti per i dipendenti statali, scongiurando di fatto la beffa per la perdita di un bonus guadagnato proprio per il proprio status di lavoratore non extra-lusso.

Sul fronte del rinnovo e aumenti per tutti gli stipendi dei contratti statali, uno dei nodi ancora aperti prima della firma finale sull’atto di indirizzo che darà via all’ultimissima fase dello sblocco Pa, sarà la ricomposizione dei vari comparti nella Pubblica Amministrazione. È uno dei compiti più “ambiziosi” inseriti nella riforma Madia con il Testo Unico PA, ovvero quello di ridisegnare tutti i principali comparti del Settore Pubblico: la riforma riduce a quattro maxi comparti, anzi 5 visto che Palazzo Chigi resta una realtà a parte, mentre nell’era pre-riforma erano ben 11 la parti in cui era divisa la Pa. Sanità, enti territoriali restano sostanzialmente le stesse presenti prima dell’arrivo del Ministro Madia, mentre a variare notevolmente sono il comparto “conoscenza” (che unisce Scuola e personale non docente delle Università) e Pa centrale. In questo ultimo “capitolo” rientrano tutte insieme i ministeri, gli enti pubblici, le agenzie fiscali, in sostanza tutto quello che non è contenuto negli altri tre comparti (Palazzo Chigi escluso).

Come ha raccontato lo stesso Ministero di Palazzo Vidoni dopo la firma del Testo Unico, l’obiettivo di questo accorpamento è quello di «armonizzare l’impianto degli stipendi, ma viste le tante differenze è difficile che i nuovi contratti si infilino davvero in questo costoso ginepraio», riporta il collega del Sole 24 ore, Gianni Trovati. Secondo poi l’analisi del quotidiano economico ancora ieri, la parte che potrebbe “patire” di più l’accorpamento è quella delle agenzie fiscali, che «non hanno mai digerito l’assorbimento nel «compartone» e puntano a mantenere, anzi a rafforzare con la riforma, un’autonomia di gestione».

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