BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SINDACATI E POLITICA/ I voti che contano più delle elezioni anticipate

Il dibattito sulle elezioni anticipate ha coinvolto anche i sindacati. Uniti contro il voto in autunno, ma con anche delle divisioni. Ce ne parla GERARDO LARGHI

Lapresse Lapresse

Puntuali come il caldo africano a maggio, certificate come le polemiche sulle vittorie (e le sconfitte) della Juventus, anche quest'anno abbiamo avuto diritto ad alcune settimane in cui la nostra classe politica ci ha dilettato con argute discussioni intorno al tema: elezioni sì o no? E se sì quando? E se no quando? E se forse, perché? E se perché, magari anche no. Insomma, abbiamo assistito al solito ciarpame polemico politico. A dire il vero qualcuno si è anche alzato per dire che tutto questo è abbastanza inutile, che il Paese ha bisogno di un governo e di essere governato e non di passare almeno sei mesi (tra prima delle elezioni, durante le elezioni e dopo le elezioni) in stand.by. Ma non pare che questa posizione abbia raccolto troppi consensi.

Ora "il voto sul non voto" di giovedì sembra aver generato qualche problema al partito delle elezioni, che avrà pure le sue ragioni, ma che non sembra aver convinto né qualche avversario politico, né buona parte della società civile, la quale anzi di voto anticipato non ne vuol sentir parlare. I segnali in questo senso sono chiari, anche se, verrebbe da dire "come al solito", qualche associazione di categoria e qualche sindacato, non ha resistito più di tanto al richiamo della foresta, e pur tra distinguo e precisazioni, si sta armando per le prossime disfide elettorali.

Tra gli ambienti romani, infatti, non si può dire che sia passato inosservato un articolo, comparso sul Sole 24 Ore nei giorni scorsi, a firma di Gigi Petteni, segretario confederale Cisl con delega al Mercato del lavoro, nel quale l'importante esponente cislino, senza neppure attaccare troppo il Governo, e stando ben lontano dalle polemiche partitiche, ha richiamato la Società civile a fare il suo compito per il rilancio dell'industria e dell'economia. Fuori dai denti a tutti è apparso chiaro che la Segreteria della Cisl non intendeva prendere posizione nelle polemiche spicciole, e questo era quasi scontato, ma soprattutto stava mettendo l'accento sulla necessità di garantire al Paese un periodo di governo per sfruttare quella finestra congiunturale che si è aperta nei mesi scorsi e che sembra indicare un cambio di rotta rispetto agli ultimi drammatici anni.

D'altra parte la sede dell'articolo, il giornale di Confindustria, e i contenuti, dicono di più su quanto nel mondo economico romano sta montando. Perché l'uscita della Cisl, apparentemente centrata sulle questioni contrattuali, in realtà sembra anche rispondere, indirettamente, alla linea politica sposata dalla Cgil in questi ultimi giorni: schieratasi pubblicamente contro le elezioni anticipate, la Confederazione guidata da Susanna Camusso ha però indetto una manifestazione per difendere la democrazia, cioè ha chiamato a raccolta i suoi su un tema politicamente sensibile e stranamente consonante con le parole d'ordine che alcuni partiti della sinistra stanno lanciando nell'agone. Non solo, ma queste manovre della Cgil, sembrano in rotta di collisione anche con altri due appuntamenti cislini, un prossimo incontro sulla contrattazione e l'ormai imminente congresso nazionale della Confederazione di via Po.

I segnali che si colgono insomma, sembrano da un lato parlare di un'unità tra la società civile e le forze economiche sull'opposizione alle elezioni, ma nel contempo lasciano intravedere una divisione tra chi vorrebbe concentrarsi solo sulla mission sindacale e imprenditoriale, e chi invece è sensibile, molto sensibile, alle campane della vita politica. D'altra parte i temi sul tappeto sono tali da lasciare poco spazio alla fantasia elettoralistica: da un lato si staglia, infatti, lo Scilla della discussione sulla riforma pensionistica (con i decreti riguardanti proprio i più giovani), e dall'altra c'è il Cariddi dei rinnovi contrattuali e della preparazione della Legge di bilancio.

Si capisce dunque perché una parte del mondo sindacale sembra guardare con sconcerto chi, al suo interno, non abbastanza illuminato dai fallimentari risultati conseguiti da Theresa May e dalla sua ricerca del consenso massimo, non ha ancora capito che la sola via di salvezza per le associazioni dei lavoratori è quella di staccarsi dalla vita politica quotidiana, di rompere il nodo che, ove più ove meno, ancora lo lega alla vita di Palazzo e tornare invece alla sola vita sindacale, a quella mission cioè, fare contratti e strappare tutele, che in tutti i sondaggi gli italiani sembrano gradire.

Da qui allora il messaggio lanciato dalla Cisl e, più sommessamente, dalle altre due confederazioni al Premier e al Presidente della Repubblica: non si parli di elezioni, ma si torni, invece, a discutere di investimenti, rilancio dell'economia reale, sostegno alle imprese e alle famiglie, investimenti, diminuzione del costo del lavoro e taglio delle tasse. Magari attraverso il rilancio della contrattazione decentrata e del rapporto tra persona e lavoro, non a caso due tra i principali argomenti del congresso nazionale che la Cisl celebrerà a luglio.

© Riproduzione Riservata.