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PIL E LAVORO/ "L'ora dei giovani" in arrivo con Industria 4.0

Con la diffusione di Industria 4.0 ci saranno dei cambiamenti anche nel mondo del lavoro. ALFONSO RUFFO ci spiega perché può essere un buon momento per i giovani

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Un interessante convegno su Industria 4.0 organizzato a Milano dall'Ansa - che ha colto anche l'occasione per lanciare sull'argomento il suo nuovo portale - aiuta a fare chiarezza intorno a uno dei punti più controversi della quarta rivoluzione industriale, e cioè l'impatto che avrà sul mercato del lavoro. In pratica il timore diffuso è che l'introduzione in fabbrica di macchine digitali governate da metodi di produzione innovativi possa distruggere occupazione come conseguenza dell'uso sempre più massiccio dell'automazione. Il che, considerando i tempi, sarebbe una vera e propria iattura.

È vero che a ogni salto tecnologico il mondo ha creduto di vivere lo stesso dramma e che alla fine di ogni ciclo i pessimisti sono stati smentiti, ma è anche vero che al primo giro della giostra, quando cioè il meccanismo comincia a muoversi, l'esperienza insegna che una contrazione effettivamente c'è. Ma solo al primo giro, appunto, perché poi le cose cambiano e la maggiore capacità competitiva consente di conquistare più ampi spazi di mercato per occupare i quali occorre aumentare la produzione e dare impulso a nuove assunzioni in un circolo che non può che chiamarsi virtuoso.

Il racconto dei tre imprenditori chiamati dall'agenzia di stampa a condividere la propria storia -Andrea Dell'Orto, Andrea Pontremoli e Giuseppe Zampini - si è sviluppato intorno alla stessa trama: investimenti innovativi, esplosione del fatturato, sostituzione e moltiplicazione dei dipendenti. Sostituzione, perché alla fuoriuscita delle vecchie competenze legate a sistemi sorpassati (sacrificio necessario quando il processo si avvia) segue inevitabilmente l'ingresso di nuove competenze necessarie a far funzionare gli impianti del futuro in un mondo completamente cambiato. Moltiplicazione, perché quando l'innovazione prende piede e si comincia ad apprezzarne i vantaggi con gli ordini che fioccano e il giro di affari che sale, è giocoforza ricercare e accogliere i profili professionali utili ad accompagnare e ulteriormente spingere la crescita.

Il saldo tra chi entra e chi esce, secondo la testimonianza di chi opera sul campo, è di gran lunga favorevole ai primi. Nelle realtà industriali presenti al forum dell'Ansa (Dell'Orto Carburatori, Dallara, Ansaldo Energia), per fare qualche esempio, il rapporto esibito è in media di tre a uno. Ancora più rilevante dal dato quantitativo è quello qualitativo. Se a rimetterci nella fase della trasformazione sono i lavoratori poco specializzati, a guadagnare posizioni nel momento del rilancio sono persone con caratteristiche professionali molto profilate e adatte ai tempi nuovi.

Dunque è venuta l'ora dei giovani: naturalmente ben formati, adeguatamente preparati, intelligentemente consapevoli di quello che loro si chiede. E non per ragioni legate alla mera giustizia sociale o all'impegno politico di non bruciare intere generazioni, ma per sani e robusti motivi economici.

La quarta rivoluzione industriale - che si deve impadronire delle nostre fabbriche e delle pubbliche amministrazioni per spingere in alto la produttività del sistema e restituire al Paese forza competitiva - non può che compiersi mettendo in gioco le grandi e fresche energie oggi sprecate dalla mancanza di visione.

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COMMENTI
16/06/2017 - Ma che fandonie scrivete? (Michele Ballarini)

La manovra è stata approvata tale e quale come l’aveva licenziata la Camera, sempre con la fiducia. Ora il panorama è abbastanza chiaro: Agli anziani rimane la legge Fornero con un Ape sociale per pochi in situazione disagiata dai 63 anni in poi, Ape per pochi lavoratori precoci con 41 anni di contribuzione e Ape con prestito bancario ventennale a volontà per tutti dai 63 anni di età. Ai giovani Pochi diritti, niente art.18, poca buona occupazione, precariato condito con il lavoro occasionale/nuovi voucher. QUESTA E' LA REALTA'. Anziani al lavoro e giovani disoccupati o "precarizzati", immobilizzati in stage o apprendistati sottopagati. Altro che "industria 4.0" e programmi del Governo. Sono in realtà programmi UE, ripresi dai mafiosi che ci governano, che richiedono sempre più migranti e schiavi (ben formati, però: laureati per fare i commessi di negozio o i baristi). Un governo, anzi, una tirannide antidemocratica volta a preservare i propri privilegi e quelli di vassalli, valvassori e valvassini, che, come la mafia, va messo in condizione di non nuocere più.