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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2017/ Decreti Ape social e Quota 41 in Gazzetta entro venerdì (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017, oggi 14 giugno. Ape social e Quota 41, decreti in Gazzetta entro venerdì. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

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RIFORMA PENSIONI 2017, ULTIME NOTIZIE. APE SOCIAL E QUOTA 41, DECRETI IN GAZZETTA UFFICIALE ENTRO VENERDÌ

Se prima si trattava di indiscrezioni, ora sembra che i decreti attuativi su  Ape social e Quota 41 possano arrivare realmente presto a essere pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, sbloccando così la paralisi esistente sulle misure della riforma delle pensioni contenute nella Legge di bilancio. Lo scrive Il Corriere della Sera, spiegando la pubblicazione sarà eseguita, secondo quanto promesso da palazzo Chigi, entro venerdì. “Subito dopo è attesa la circolare dell’Inps e solo a quel punto gli interessati, stimati in 60mila, potranno presentare la domanda”. Di fatto, quindi, ci sarà meno di un mese per chiedere di accedere all’Anticipo pensionistico agevolato. Nulla invece si ancora sull’Ape volontaria, i cui decreti attuativi non sono mai nemmeno stati completamente messi a punto, nonostante fosse stato detto in diverse occasioni che la misura sarebbe stata avviata dal 1° maggio.

C'è ancora attesa per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei decreti attuativi relativi all’Ape social e a Quota 41, senza la quale di fatto è impossibile poter usufruire di queste misure facenti parte della riforma delle pensioni contenuta nella Legge di bilancio. I sindacati hanno già messo in rilievo quanto questa situazioni crei disagi e difficoltà, considerato che le misure sarebbero dovute già essere operative dal 1° maggio e che la domanda di accesso si potrà presentare entro il 15 luglio. Tuttavia nelle ultime ore si sta diffondendo l’indiscrezione secondo cui i decreti verrebbero pubblicati in Gazzetta Ufficiale solo dopo l’approvazione della manovra correttiva, che ancora deve essere votata al Senato. Si tratta come detto di un’indiscrezione e al momento non sembrano esserci conferme ufficiali.

Walter Rizzetto chiede ancora una volta una riforma delle pensioni che prevede la possibilità di accedere alla quiescenza dopo 41 anni di contributi. Il vicepresidente della commissione Lavoro della Camera ha incontrato diversi lavoratori precoci e anche le rappresentanti dei comitati che chiedono la proroga di Opzione donna a Trieste. Il Piccolo, quotidiano di Trieste, riporta le dichiarazioni del deputato di Fratelli d’Italia all’evento, apartitico, svoltosi. Rizzetto ha voluto ribadire che abrogare la Legge Fornero è una priorità, perché, per rispondere alle richieste europee, ha negato ai lavoratori di accedere alla pensione dopo 41 di contributi. L’onorevole non ha potuto poi non evidenziare che c’è un certo disinteresse della politica e dei sindacati di fronte a diritti che sono trasversali.

Il Movimento 5 Stelle pensa a una riforma delle pensioni per quel che riguarda le casse previdenziali. Roberta Lombardi, intervistata da Affari Italiani spiega infatti i casi di Enasarco e Inpgi dimostrano che occorre prevedere “poteri di vigilanza più organici e penetranti, con sanzioni in caso di inadempienza rispetto agli obblighi di trasparenza”. Poteri da affidare alla Covip. La deputata pentastellata spiega che quando il Movimento 5 Stelle sarà al Governo bisognerà far sì che ci sia un audit indipendente sui bilanci delle casse previdenziali, così da garantire il futuro previdenziale di circa due milioni di italiani che sono iscritti alle 22 casse private e privatizzate. E ha anche aggiunto che aspettarsi che sia un Governo del Pd a farlo “è un pia illusione”. Per Lombardi la vigilanza sulle casse non funziona, perché ci sono troppi soggetti coinvolti, ma nessuno controlla davvero e nessuno dispone di poteri sanzionatori. Dunque “serve sicuramente una semplificazione e un’armonizzazione nel segno dell’accountability: cioè, si deve sapere chi fa cosa”.

Si è parlato molto nei giorni scorsi dell’ipotesi di elezioni anticipate, ma anche se si votasse in primavera, la prossima legislatura metterà in cantiere una riforma delle pensioni? Se l’è chiesto Italia Oggi, segnalando come sia difficile dare una risposta alla domanda, anche se sembra essere probabile un nuovo intervento sulla previdenza. Marino Longoni per sostenere questa tesi parte dalle Considerazioni finali di Ignazio Visco, in cui il numero uno della Banca d’Italia ha auspicato che si possa ottenere nei prossimi anni un avanzo di bilancio in modo da ridurre il debito pubblico. Visco ha parlato di un saldo primario pari al 4% del Pil, corrispondente a circa 68 miliardi di euro: una cifra piuttosto ragguardevole e per reperire la quale sembra rendersi necessaria una revisione della spesa pubblica. “Per impostare manovre di revisione della spesa pubblica così profonde difficilmente si può fare a meno di prendere in esame anche i costi della previdenza che, nonostante la riforma Fornero, presenta ancora un tasso di copertura del 76,4% e un deficit di 55 miliardi l’anno (differenza tra entrate contributive e uscite per prestazioni previdenziali). Una voragine pari a più del 3% del Pil, che ogni anno va coperta con entrate fiscali, o con nuovo debito”, si legge nell’articolo.

Il quale prosegue citando dati relativi allo sbilanciamento esistente tra nord e sud del Paese, anche in termini di tasso di copertura previdenziale. “Ora tutti negano. Ma al primo accenno di crisi finanziaria, al primo rialzo dei tassi di interesse, il problema di riprendere in mano il dossier previdenza si riproporrà in termini drammatici”, è quindi la conclusione dell’articolo.

La riforma delle pensioni dei parlamentari continua a essere un tema di forte dibattito e Vittorio Feltri è convinto che alla Camera la legge elettorale sia stata fatta appositamente “affondata” per far sì che gli attuali deputati e senatori non perdessero il diritto a maturare il vitalizio. “Il 50 per cento dei parlamentari avrà diritto alla pensioncina soltanto dalla fine di settembre in poi, pertanto è sicuro: esso ha agito per bloccare la nuova legge elettorale alla tedesca allo scopo di salvarsi”, scrive il direttore di Libero, in un articolo in cui aggiunge che “onorevoli e senatori pensano a se stessi, alla loro cadrega e agli emolumenti”. Ci vorrà del tempo comunque per vedere ancora la discussione sul ddl Richetti alla Camera, che era stata rinviata proprio per dare la precedenza alla legge elettorale.

Quanto sta accadendo sulla scena politica nazionale rischia di influenzare in maniera prepotente la cosiddetta seconda fase della riforma delle pensioni. Questo è in estrema sintesi il pensiero di Susanna Camusso, segretario nazionale della CGIL, in relazione alla possibilità che con l’avvento di una nuova legge elettorale si possa palesare un voto anticipo con relativo stop alla ristrutturazione del sistema pensionistico. La Camusso al termine di un incontro con il presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano ed il Ministro della Giustizia Orlando ha palesato agli organi di stampa: “Ho espresso le preoccupazioni della Cgil sui pericoli che potrebbero derivare dalla fine anticipata della legislatura, che metterebbe in discussione la prossima legge di bilancio, non permettendo così di affrontare pensioni e ammortizzatori. Una prospettiva che ricadrebbe interamente sulla condizione dei lavoratori e delle fasce deboli della popolazione”. (aggiornamento di Francesca Pasquale)

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COMMENTI
14/06/2017 - APE: IL NULLA CHE AVANZA (Michele Ballarini)

L’APE (Anticipo Pensionistico) in Europa non esiste come non esiste una legge come quella approvata dal governo Monti/Fornero, sostenuto da una maggioranza parlamentare che tutt’oggi insiste nel sostenerla nel suo impianto principale. Il Ministro Poletti che “ha auspicato a breve l'adozione del nuovo Pilastro europeo dei diritti sociali promosso dalla Commissione: sarebbe un forte segnale che l'Europa è in grado di reagire nei temi del sociale, offrendo risposte adeguate per i nostri tempi, innovando e rinnovando il modello sociale che ne è stato uno dei prodotti più originali.” (60 anni di Europa - Ministero del lavoro e delle politiche sociali). Parole astratte che calate nella nostra realtà significano jobs act, disoccupazione, precariato e voucher (da abolire) per i giovani e legge Fornero, Ape social e Ape con prestito bancario ventennale per ultrasessantenni e lavoratori precoci o CON carriera lunga oltre i 40 anni che aspirano alla pensione. L’Italia, anziché continuare a fare da battistrada verso il peggio, dovrebbe invece seguire l’esempio di altri Paesi che, nonostante la crisi economica dei quasi ultimi dieci anni, non hanno peggiorato più di tanto i loro sistemi pensionistici. La Francia, ad esempio, mantiene un sistema equilibrato tenendo in considerazione l’aumento dell’età media di vita ma non per questo ha introdotto norme ciniche alla “Fornero” e per ora l’età legale per l’accesso alla pensione è quella dei 62 anni.