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Lavoro

Riforma pensioni 2017/ Inps, aumento assegni per altri 1,43 milioni di italiani (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017, oggi 15 giugno: Inps, quattordicesima in più per 1,43 milioni di italiani. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

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RIFORMA PENSIONI 2017, ULTIME NOTIZIE. INPS: QUATTORDICESIMA IN PIÙ PER 1,43 MILIONI DI ITALIANI

Si avvicina il 1° luglio e l’Inps, con un comunicato stampa, ricorda che in quella data si potrà vedere un effetto della riforma delle pensioni contenuta nella Legge di bilancio: l’aumento della quattordicesima e l’estensione della platea di beneficiari. “Si rammenta che la quattordicesima è corrisposta ai pensionati con almeno 64 anni e con un reddito complessivo individuale fino a un massimo di 2 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti”, evidenzia l’istituto guidato da Tito Boeri, che fa anche sapere che il numero dei beneficiari della quattordicesima, rispetto allo scorso anno, è aumentato di 1,43 milioni di unità. A proposito di Inps, Boeri e quattordicesima, va ricordato che il professore della Bocconi aveva nei mesi scorsi evidenziato come la misura approvata avrebbe aiutato anche pensionati benestanti e non solo delle fasce più basse.

Come noto, il Fondo monetario internazionale ha diffuso un report sull’Italia in cui si parla anche di riforma delle pensioni, evidenziando come, nonostante il nostro Paese abbia fatto più di altri su questo fronte, occorra fare qualcosa perché la spesa pensionistica resta alta. Carlo Cotttarelli, Direttore esecutivo del Fmi, a Repubblica spiega che il punto è che “c’è stato un grosso trasferimento intergenerazionale, perché i giovani hanno dato il loro contributo, mentre c’è chi è andato in pensione con assegni molto generosi rispetto a quelli delle generazioni future”. L’ex commissario alla spending review spiega quindi che ora bisognerebbe riequilibrare la situazione. In che modo? “Bisogna ricalcolare le pensioni, oltre un certo livello, sulla base dei contributi versati se vogliamo ridurre le tasse su chi lavora e rendere più competitive le produzioni italiane”.

Tra le italiane c’è anche chi non vedrebbe di buon occhio una riforma delle pensioni che contenesse la proroga di Opzione donna. Pur riconoscendo che le pensionate prendono il 35-37% in meno rispetto agli uomini e che quindi ci sia un gender gap piuttosto ampio, Marcella Corsi è dell’idea che “dobbiamo arrabbiarci e lottare per mantenere le donne nel mondo del lavoro, non per farle uscire malamente e per gravarle di carichi familiari di cui si occuperanno a causa di un welfare assente”. Io Donna ha raccolto alcune dichiarazioni dell’economista, secondo cui bisogna consentire alle donne che si prendono cura dei parenti “di restare serenamente nella loro carriera, senza dover fare dolorose scelte, spesso autolesionistiche, perché stremate tutta una vita da un lavoro di cura non retribuito né riconosciuto”.

Elsa Fornero è stata ospite della trasmissione diMartedì, dove l’è stato chiesto anche di commentare l’ipotesi di una riforma delle pensioni basata sul ricalcolo contributivo pieno di tutti gli assegni. Cosa che porterebbe anche a dei problemi per chi ha assegni bassi, ma non giustificati dai contributi versati, come nel caso delle baby pensioni. L’ex ministro del Lavoro ha quindi rilanciato la sua proposta di un contributo di solidarietà sulle pensioni più alte. Dal suo punto di vista la Corte Costituzionale “potrebbe avere oggi un atteggiamento molto diverso da quello che ha avuto in passato, perché il contributo di solidarietà è effettivamente basato su un principio di uguaglianza”. A precisa domanda di Floris su quale sarebbe la soglia sopra la quale applicare questo contributo, Fornero ha spiegato che potrebbe essere quella di 3.000 euro lordi al mese, tenendo conto della differenza tra i contributi versati e ciò che si riceve.

Oltre che con i lavoratori precoci che chiedono una riforma delle pensioni all’insegna di Quota 41 per tutti, Walter Rizzetto dimostra di essere al fianco delle italiane che vorrebbero una proroga di Opzione donna, invitando ad aderire alla petizione in materia. “#opzionedonna #pensioni mi date tutti una mano a firmare questa giusta petizione? Grazie”, ha scritto il deputato di Fratelli d’Italia su Twitter, condividendo il link per l’adesione. Va ricordato che il vicepresidente della commisisone Lavoro della Camera aveva presentato un emendamento alla manovra correttiva per prevedere la proroga del regime sperimentale di accesso anticipato per le donne fino al 31 dicembre 2019, utilizzando le risorse avanzate rispetto a quelle già stanziate per Opzione donna, ma è stato bocciato.

La riforma delle pensioni può diventare spesso un mezzo di propaganda elettorale. E proprio su questo tema la Federmanager di Roma ha organizzato un incontro nella Capitale. Il Presidente dell’associazione, Giacomo Gargano, ha voluto ribadire che “previdenza e pensioni sono tra le priorità del lavoro di Federmanager Roma che rappresenta circa 20.000 dirigenti. Grazie al confronto e a un dialogo costante con gli enti preposti, la nostra organizzazione è in grado di dare voce a quella classe dirigente che contribuisce, o ha contribuito in passato, alla crescita e all’innovazione del Paese”. Secondo quanto riporta Adnkronos, il Direttore generale di Federmanager, Mario Cardoni, ha voluto stigmatizzare “l’inaccettabile demagogia che insiste da troppo tempo sul tema delle pensioni”. Sicuramente si sarà parlato delle ultime proposte che hanno rilanciato l’ipotesi di un intervento sulla previdenza con un taglio o un ricalcolo delle pensioni di importo più elevato per finanziare misure di incentivazione all’occupazione giovanile o di redistribuzione delle risorse a fasce di pensionati con assegni più bassi.

I lavoratori precoci e quanti potrebbero rientrare nell’Ape social con o senza Quota 41 lo sanno bene: la domanda per accedere all’anticipo pensionistico agevolato va presentata entro il 15 luglio. Tuttavia non è ancora possibile farlo in mancanza della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei decreti attuativi che pure sono stati firmati da Paolo Gentiloni diversi giorni fa. E dire che si sarebbe dovuto poter accedere a questa misura dal 1° maggio. Per questo Roberto Ghiselli parla di una situazione divenuta insostenibile. Secondo il Segretario confederale della Cgil, “si rischia di compromettere l'accesso al diritto a decine di migliaia di lavoratori, tutti con alle spalle lunghi anni di lavoro, disoccupati, invalidi o che assistono persone non autosufficienti”. Inoltre, con un tempo così breve a disposizione per presentare la domanda ci saranno inevitabili disagi sia per lavoratori, che per le loro imprese e le strutture dei servizi che dovranno aiutarli a predisporre tutta la necessaria documentazione. Aggiungiamo noi che tutto questo dovrebbe avvenire in un periodo in cui solitamente ci si dedica alle vacanze estive e non certo alle code agli sportelli o alle pratiche burocratiche.

La posizione di Ghiselli è quindi dura, anche perché si protrae la situazione di non chiusura della fase uno del confronto tra Governo e sindacati sulle pensioni e di conseguenza non può nemmeno entrare nel vivo la cosiddetta fase due. “Quindi, invitiamo il governo a favorire la rapida pubblicazione dei decreti e delle successive circolari Inps e a riavviare il confronto sulle altre questioni aperte”, aggiunge il sindacalista.

L’Istat certifica oggi un altro calo delle nascite tra gli italiani e questo potrebbe avere delle conseguenze spingendo a una riforma delle pensioni. Davide Colombo, su Il Sole 24 Ore, ricorda le proiezioni sulla popolazione in età da lavoro, destinata a passare dal 64,5% del 2015 al 56,9% del 2040. “Vuol dire che tra poco più di vent'anni forze lavoro minori dovranno pagare le pensioni a grandi coorti di baby boomers: gli over 64enni saranno oltre il 31% del totale contro il 27,7% del 2015”, scrive il giornalista, che ricorda quanto sia di fatto impossibile, almeno nel breve termine, frenare il declino demografico. Insomma, lo squilibrio intergenerazionale che pesa oggi sul futuro previdenziale dei giovani sembra destinato a protrarsi con effetti non certo positivi.

Non sono mancate negli ultimi mesi delle proposte per far sì che venga varata una riforma delle pensioni in grado di far diminuire il gap di genere che esiste anche nella previdenza. Un gap che sembra essere piuttosto ampio. La Confederazione europea dei sindacati stima che la differenza nelle pensioni tra uomini e donne sia al 40%. "Il gap di genere nelle pensioni è ancora più grande dello scandaloso gap negli stipendi", ha detto Montserrat Mir, Segretario generale del Ces, secondo quanto riportato dall’Ansa. Oltretutto la differenza pensionistica tra uomini e donne potrebbe ampliarsi visto l’aumento del ricorso alle pensioni complementari, che spesso (con l’eccezione di otto paesi, tra cui l’Italia) non riconoscono alle donne maternità e congedo parentali. Pensando alla situazione italiana vengono in mente le proposte, giunte da più parti, per il riconoscimento dei lavori di cura delle donne ai fini previdenziali.

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