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Lavoro

Riforma pensioni 2017/ Decreti in Gazzetta, resta un ostacolo per Ape social e Quota 41 (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017: decreti in Gazzetta, resta un ostacolo per Ape social e Quota 41. Tutte le novità e le ultime notizie d oggi 16 giugno sui principali temi previdenziali

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RIFORMA PENSIONI NOVITÀ 2017, ULTIME NOTIZIE. DECRETI IN GAZZETTA, RESTA UN OSTACOLO PER APE SOCIAL E QUOTA 41

I decreti attuativi su Ape social e Quota 41 dovrebbero essere pubblicati in Gazzetta Ufficiale oggi, ma i sindacati non sono ovviamente contenti della situazione. Villiam Pezzetta fa notare che manca ormai solo un mese al termine per la presentazione delle domande per l’accesso all’Anticipo pensionistico agevolato. “Questa ulteriore impasse fa slittare inevitabilmente anche i tempi di uscita della circolare applicativa dell’Inps, che dovrà definire nel dettaglio le procedure da seguire e sciogliere i possibili dubbi interpretativi”, ha detto il Segretario regionale della Cgil Friuli-Venezia Giulia, secondo quanto riporta ilfriuli.it. Il sindacato e il suo patronato Inca stanno in ogni caso raccogliendo le richieste e istruendo le pratiche per coloro che hanno i requisiti per Ape social e Quota 41, anche se solo dopo la circolare Inps sarà possibile presentare materialmente la domanda.

Sarebbe davvero molto vicina la pubblicazione dei decreti attuativi su Ape social e Quota 41 in Gazzetta Ufficiale. Secondo quanto riporta termometropolitico.it, il consigliere economico del Governo, Marco Leonardi, che ha sostituito Tommaso Nannicini nel seguire la trattativa tra esecutivo e sindacati sulla riforma delle pensioni, avrebbe informato che la pubblicazione dovrebbe avvenire entro fine settimana. Si presuppone, perciò, che il tutto avvenga entro domani. L’Inps è già pronto con la circolare che servirà poi a dare avvio all’effettivo accoglimento delle domande per l’accesso all’Anticipo pensionistico agevolato. Domande che dovranno essere presentate entro il 15 luglio. Dunque ci sarà meno di un mese per adempiere a questo onere burocratico.

In Gazzetta ufficiale non sono ancora arrivati i decreti attuativi su Ape social e Quota 41, misure tra le principali della riforma delle pensioni contenuta della Legge di bilancio, ma c’è arrivato il decreto numero 98998 del Ministero del Lavoro di concerto con quello dell’Economia, che, come ricorda pensionioggi.it, consente ai lavoratori del settore bancario interessati da piani di ristrutturazione o riqualificazione aziendale di godere dell’assegno straordinario di solidarietà di settore per un totale di sette anni fino al raggiungimento dell’età pensionabile. Il decreto segue il provvedimento contenuto nella Legge di bilancio con cui si è inteso rafforzare le misure per i prepensionamenti dei bancari. Non sono pochi i lavoratori precoci e gli altri che vorrebbero poter andare in pensione senza i requisiti posti dalla Legge Fornero a considerare tutto questo un “privilegio” per una categoria.

Oltre che alla riforma delle pensioni, Cesare Damiano presta sempre attenzione ai provvedimenti riguardanti il mondo del lavoro. Ed è perciò preoccupato dall’ipotesi di taglio del cuneo fiscale con la prossima Legge di bilancio di cui è tornato a parlare Giuliano Poletti. “È evidente che una eventuale fiscalizzazione di una quota di oneri previdenziali andrà coperta dalla fiscalità generale”, ha detto l’ex ministro del Lavoro, evidenziando che “sarebbe assurdo se, per diminuire il costo del lavoro alle imprese, si tagliassero i contributi che si versano per la pensione”. Ancora più assurdo lo sarebbe se il taglio fosse concentrato sulle assunzioni dei giovani, dato che ciò rappresenterebbe “un altro colpo mortale al raggiungimento del difficile traguardo di una pensione dignitosa” per loro. Damiano ha ricordato quindi che andrebbero evitati incentivi per l’occupazione giovanile che durano solo alcuni anni. “L’errore compiuto con il Jobs Act non va ripetuto”, ha detto.

L’Inps ha ricordato oggi che il 1° luglio verrà erogata la quattordicesima a 1,43 milioni di italiani in più rispetto all’anno scorso per effetto della riforma delle pensioni contenuta nella Legge di bilancio. Giuliano Poletti ha voluto evidenziare che “con questa misura diamo un sostegno ai pensionati con redditi più bassi, nel segno di un principio di equità che ha ispirato anche l’estensione della no-tax area, il cumulo gratuito dei periodi contributivi e i provvedimenti per l’Ape sociale e i lavoratori precoci”. Resta tuttavia da ricordare che il cumulo contributivo gratuito ancora non è utilizzabile per chi vuole accedere a Opzione donna o all’ottava salvaguardia degli esodati e che ancora non è possibile presentare la domanda per l’Ape social o la Quota 41, nonostante si fosse detto che sarebbe stato possibile farlo dal 1° maggio.

Marialuisa Gnecchi ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere di estendere la possibilità di usare l’isopensione anche per le italiane che possono accedere a Opzione donna. La cosa non è piaciuta molto a chi vorrebbe una riforma delle pensioni che portasse a una proroga del regime sperimentale di pensionamento anticipato per le donne. Lucia Rispoli sulla pagina Facebbok del Movimento Opzione donna ha infatti scritto: “Prendiamo tristemente atto che, anche in questa circostanza, è stata scelto dalla componente Pd della Commissione Lavoro della Camera di non sfruttare l'occasione di una interrogazione per chiedere la Proroga Opzione Donna al 2018, decidendo così di confermare ‘lo stato di abbandono’ nei confronti delle donne lavoratrici alle quali è stato negato il diritto di accedere alla pensione con la misura Opzione Donna, nonostante le risorse disponibili finalizzate alla prosecuzione della misura stessa”.

Oltre che la nota riforma delle pensioni che porta il suo nome, Elsa Fornero nel 2012 aveva guidato l’approvazione di una modifica del mercato del lavoro, con l’introduzione della cosiddetta isopensione. Di fatto alle aziende con più di 15 dipendenti è stata data la possibilità, in caso di eccedenza di personale, di stipulare degli accordi con i sindacati per incentivare gli esodi dei lavoratori più vicini alle pensione, consentendo un anticipo fino a 4 anni rispetto ai requisiti richiesti. A patto però che il datore di lavoro versi, oltre a un assegno relativo al periodo di esodo, anche i contributi utili a far sì che il dipendente non subisca decurtazioni nella sua futura pensione. Ora, come segnala pensionioggi.it, Maria Luisa Gnecchi ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere che l’isopensione possa essere estesa anche alle lavoratrici che vogliono utilizzare Opzione donna o il cumulo contributivo.

Al momento, infatti, “l’Inps ha ritenuto di escludere dall'accesso all'isopensione coloro che durante il suddetto periodo perfezionerebbero il diritto a pensione con: opzione sperimentale donne con il sistema contributivo di cui alla legge n. 243 del 2004; totalizzazione di cui al decreto legislativo n. 42 del 2006 (sia vecchiaia che anzianità); cumulo ex lege n. 228 del 2012 e legge n. 232 del 2016 (sia vecchiaia che anzianità); computo ai sensi del decreto ministeriale n. 282 del 1996; cumulo ai sensi della legge n. 184 del 1997”, ha spiegato Gnecchi, che ritiene incomprensibile tale posizione, visto che “neanche 1 euro tra l'uscita dall'azienda e la maturazione del diritto a pensione è pagato dall'Inps, che deve certificare il diritto a pensione entro i 4 anni”.

La proposta di riforma delle pensioni dei sindacalisti avanzata da Tito Boeri verrà presto esaminata dal ministero del Lavoro. È quanto segnala Repubblica rispetto ai due tentativi fatti dal Presidente dell’Inps di far approvare una circolare che dovrebbe mettere fine a un “privilegio” per i sindacalisti in distacco nella Pubblica amministrazione. Al dicastero guidato da Giuliano Poletti, fa sapere il quotidiano romano, il ritardo con cui non si è ancora proceduto all’esame della circolare di Boeri “si spiega con il particolare affollamento di provvedimenti di cui ci siamo occupati negli ultimi mesi: dalla delega sulla povertà al Terzo settore, passando per l’Ape”. Se passasse la linea del Presidente dell’Inps, gli effetti si avrebbero solo sul futuro e su 30 pensionati “di nuova liquidazione”, ma non su chi è già da più tempo in quiescenza.

Non mancano le richieste di una riforma delle pensioni che contenga la proroga di Opzione donna. E secondo Paola Gilardoni questo dipende dal fatto che le italiane oggi arriva una certa età troppo usurate per riuscire ad arrivare a raggiungere i requisiti anagrafici normalmente richiesti per la quiescenza o perché devono occuparsi di lavori di cura nei confronti dei propri familiari. Le dichiarazioni della componente della segreteria della Cisl Lombardia sono riportate da Io Donna e la sindacalista ricorda che al momento dell’introduzione del sistema contributivo ne veniva apprezzata molto la neutralità, dato che la pensione corrisponde ai contributi versati. Tuttavia “questa neutralità non è un elemento virtuoso per le donne, perché non tiene conto del diverso percorso lavorativo affrontato rispetto agli uomini, delle diverse esperienze, dei diversi incarichi di carriera. In questo caso, purtroppo per noi, neutralità non significa affatto equità”. 

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