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RIFORMA PENSIONI/ Ape social, il testo dei decreti pubblicati in Gazzetta Ufficiale (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017. Ape social, il testo dei decreti attuativi pubblicati in Gazzetta. Tutte le novità di oggi 16 giugno e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

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RIFORMA PENSIONI NOVITÀ 2017, ULTIME NOTIZIE. I TESTI DEI DECRETI ATTUATIVI IN GAZZETTA UFFICIALE (OGGI, 17 GIUGNO)

Dopo tanta attesa ieri sono finalmente stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale i decreti attuativi relativi all’Ape social e a Quota 41. Giuliano Poletti ha commentato la notizia ricordando come venga data l’opportunità “a lavoratori in condizioni di difficoltà, per quest’anno stimati in circa 60.000, di anticipare fino a tre anni e sette mesi l’età di pensionamento”. Il tutto “con potenziali effetti positivi sul ricambio generazionale in azienda e quindi sulle opportunità di ingresso al lavoro per i giovani”. Il ministro del Lavoro ha voluto evidenziare che questi interventi sono parti di un disegno più ampio contenuto nella Legge di bilancio e frutto del confronto tra Governo e sindacati sul tema della riforma delle pensioni. Si tratta, ha aggiunto, di interventi “volti ad introdurre elementi di flessibilità ispirati ad un principio di equità e, nello stesso tempo, rispettosi degli obiettivi e degli equilibri di finanza pubblica”. Clicca qui per il testo del decreto attuativo relativo all’Ape social e qui per quello sulla Quota 41.

Con il voto di fiducia al Senato, la manovra correttiva è diventata legge. Al suo interno ci sono anche interventi che riguardano la riforma delle pensioni. Più nello specifico sulle attività gravose che rientrano nell’Ape social e nella Quota 41. Viene infatti introdotta la “franchigia” di 12 mesi per la continuità delle attività gravose negli ultimi sei anni precedenti il momento della pensione. I sindacati avrebbero voluto un periodo più ampio, ma il Governo ha ritenuto di procedere in questo modo. La manovra correttiva autorizza anche la spesa per consentire l’accesso alla pensione anticipata ai giornalisti dipendenti di aziende editoriali in crisi o in ristrutturazione/riorganizzazione. Si continua intanto ad attendere la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dei decreti attuativi sull’Ape social e la Quota 41.

Ivan Pedretti ha ricordato l’appuntamento della manifestazione Cgil di domani a Roma a piazza San Giovanni, cui parteciperà anche Susanna Camusso. “I pensionati e le pensionate ci saranno, come sempre quando c'è da lottare per i diritti dei propri figli e nipoti”, ha scritto il Segretario generale dello Spi-Cgil, che ha invitato tutti a partecipare. Come abbiamo già scritto, non manca chi tra i lavoratori precoci è critico con i sindacati per la loro debole opposizione alla riforma delle pensioni targata Fornero. Ma anche al post di Pedretti non mancano critiche alla manifestazione. C’è infatti chi ritiene che non serva andare in piazza il sabato, perché non crea disagio ai politici. Bisognerebbe quindi manifestare nei giorni feriali per far sentire maggiormente la propria voce. Non resta che vedere come andranno effettivamente le cose domani.

Alla manifestazione della Cgil in programma a Roma domani parteciperanno anche alcuni lavoratori precoci, per portare avanti la loro richiesta di una riforma delle pensioni all’insegna di Quota 41. Non mancano però chi ritiene che sia una scelta sbagliata. Sulla pagina Facebook Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti si leggono infatti alcuni commenti critici nei confronti della Cgil e dei sindacati in generale, la cui colpa principale sarebbe quella di non essere opposti con forza alla Legge Fornero e di non avere abbastanza considerazione per i veri problemi della gente. C’è chi ricorda che alla manifestazione dei lavoratori precoci tenutasi a maggio davanti a Montecitorio non c’era alcun sindacalista, ma è anche vero che la Cgil stessa ha messo a disposizione dei pullman per consentire ai precoci di parteciparvi. E non manca chi ritiene che i sindacati scendano in piazza per difendere loro stessi  e non per i lavoratori.

Domani la Cgil sarà in piazza per protestare contro i provvedimenti che sostituiscono i voucher lavoro su cui il sindacato aveva promosso un referendum abrogativo. Ma si protesterà anche contro la riforma delle pensioni targata Fornero. Lo ha fatto capire Maurizio Landini, in un’intervista a Il Manifesto in cui ha detto che “oltre alla protesta al centro vogliamo mettere le nostre proposte”, tra cui “cambiare la riforma Monti-Fornero sulle pensioni considerando una follia essere diventati il Paese con l’età di pensionamento più avanzata e l’occupazione e i salari più bassi”. Il Segretario generale della Fiom ha anche detto che l’occupazione in Italia aumenta solo per gli over 55 proprio a causa della Legge Fornero che costringe gli italiani a restare al lavoro fino a oltre i 67 anni di età. Chi ci rimette sono quindi i giovani, che magari trovano lavori con contratti che non li garantiscono ai fini pensionistici.

Esprime grande soddisfazione Cesare Damiano per una della novità della riforma delle pensioni contenuta nella Legge di bilancio che presto diventerà realtà: la quattordicesima a un numero più elevato di pensionati. “Si tratta di una misura popolare e di successo, previdenziale e non assistenziale, che tiene anche conto dei contributi versati. Va a vantaggio di chi ha le pensioni più basse”, ha detto l’ex ministro del Lavoro, che non risparmia poi una frecciatina a Tito Boeri, quando evidenzia che “è stato per fortuna sconfitto chi voleva subordinare la sua erogazione all’Isee, l’Indicatore di situazione economica equivalente, confondendo una prestazione pensionistica con una assistenziale”. Il Presidente dell’Inps riteneva infatti sarebbe stato meglio erogare la quattordicesima in base all’Isee, di modo da non darla anche a chi non è in reale stato di bisogno.

I sindacati attendono sempre che il Governo riprenda il confronto sulla riforma delle pensioni e ora la Fp-Cgil, la federazione che si occupa dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche, ritiene sia necessario lanciare una vertenza specifica riguardante i lavoratori pubblici, anche per far sì che vengano riviste alcune delle novità introdotte con la Legge di bilancio. È stato così preparato un volantino in cui si riassumono i punti di questa vertenza, in cui si richiede: “la stabilizzazione dello strumento dell’Ape sociale; l’estensione anche a professionalità gravose attualmente non comprese; la riduzione dei termini di pagamento Tfr/Tfs; l’estensione del part time pensionistico ai dipendenti pubblici; il riconoscimento gratuito del riscatto del corso di laurea; il riconoscimento figurativo del periodo di non lavoro”.

La Fp-Cgil chiede in particolare che tra i lavori gravosi contemplati da Ape social e Quota 41 vengano aggiunti gli assistenti sociali, le figure professionali del ruolo tecnico e sanitario che lavorano su turni nel sistema sanitario pubblico, gli addetti nel settore socio sanitario assistenziale alla non autosufficienza, i lavoratori della polizia locale.

Il sindacato fa inoltre presente che chi tra i dipendenti pubblici volesse accedere all’Ape dovrebbe andare incontro alla corresponsione di un Trattamento di fine servizio molto ritardato, poiché i termini di pagamento decorrono dalla data di raggiungimento del diritto teorico alla pensione di vecchiaia, che potrebbe anche cadere cinque anni dopo. Per questo motivo c’è la richiesta di Fp-Cgil di far sì che il pagamento arrivi entro un anno dalla data di cessazione del servizio.

Nel dibattito sulla riforma delle pensioni si è più volte sottolineato il divario esistente tra uomini e donne anche a livello previdenziale e che a livello europeo raggiunge il 40% (in Italia si attesta al 38%). Per questo il Parlamento Ue ha chiesto, con una risoluzione non vincolante, a Commissione e stati membri di intervenire per ridurre questo gap, anche per quel che riguarda i salari. Secondo l’eurodeputata Eleonora Forenza, si tratta di un’occasione sprecata, perché “il testo finale ignora infatti il ruolo dell'austerità e delle privatizzazioni come cause del problema, così come le questioni più strutturali di discriminazione e penalizzazione per le donne nel mondo del lavoro. Per la parlamentare europea de L’altra Europa, "bisogna investire nel sistema pensionistico pubblico, e non nel privato, rispettare le diverse esigenze di uomini e donne anche in termini di pensione e ridurre i problemi alla radice”, agendo sull’erogazione dei servizi di cura, in modo da garantire effettiva parità nel mondo del lavoro.

Alla Camera di Commercio di Genova si è svolta un’iniziativa organizzata dall’Associazione diritti anziani e dalla Uil Pensionati, il cui Segretario nazionale ha partecipato. Romano Bellissima ha voluto ricordare l’importanza di difendere il potere d’acquisto delle pensioni, dato che “significa contribuire ad aumentare la capacità degli anziani e delle anziane di essere produttivi socialmente ed economicamente e quindi indipendenti”. Secondo quanto riporta genovapost.com, il sindacalista ha ricordato che la Uil Pensionati da tempo chiede che  “la politica riconosca queste priorità al fine di trovare le risposte più adeguate alle esigenze della popolazione anziana del Paese”. “Il tema degli anziani deve essere centrale se si vuole puntare al nuovo miracolo economico”, ha aggiunto.

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