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Riforma pensioni 2017/ Legge Fornero difesa da Alessandra Sardoni: perché? (ultime notizie)

Riforma pensioni novità 2017: 100 euro in più in arrivo con la quattordicesima. Tutte le novità e le ultime notizie di  oggi 17 giugno sui principali temi previdenziali

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RIFORMA PENSIONI NOVITÀ 2017, ULTIME NOTIZIE. LEGGE FORNERO DIFESA DA ALESSANDRA SARDONI

La riforma delle pensioni di Elsa Fornero è stata criticata da più parti e quando qualcuno la difende costituisce per forza di cose una notizia. A prendere le parti dell’ex ministro del Lavoro è stata Alessandra Sardoni, giornalista di La7, in occasione del Trentino Book Festival, dove si trovava per la presentazione del suo “Irresponsabili”. Secondo quanto riporta Il Dolomiti, Sardoni ha spiegato che la riforma delle pensioni varata nel 2011 “era necessaria e solo in Italia accade che questo tipo di provvedimenti vengano presi non da un governo politico”. Di fatto la giornalista si tiene sulle stesse posizioni espresse dalla stessa Fornero, che in diverse occasioni ha spiegato che non c’erano alternative alla sua riforma. Sardoni ha anche detto che è stato comodo per tutti individuare nell’ex ministro il capro espiatorio per una legge certamente dura. Quasi sicuramente le dichiarazioni della giornalista rimbalzeranno sui social e verranno criticate dai tanti italiani che sono stati penalizzati dalla Legge Fornero.

Con l'Ape sociale, in vigore da oggi, il governo punta a correggere la severità della legge Fornero che ha posticipato l'età della pensione di vecchiaia. Rientra, infatti, tra le misure previste dalla legge di Bilancio 2017 per rendere flessibile l'età di pensionamento. Si tratta di un aiuto per le persone in difficoltà, completamente a carico della finanza pubblica, per questo potrebbe essere catalogato tra gli ammortizzatori sociali, visto che tra i destinatari ci sono i disoccupati. Chi si dedica all'assistenza di familiari spesso si scontra con la necessità di lasciare il lavoro, ma ora si potrà evitare di restare senza reddito. Ma proprio perché l'Ape sociale punta ad essere uno strumento di equità, bisogna - secondo Il Sole 24 Ore - monitorare la congruità delle risorse messe a disposizione censire le criticità per evitare di trasformare l'anticipo in un assegno "fuori merito". (agg. di Silvana Palazzo)

L'Ape, l'uscita anticipata con il prestito pensionistico, è partita ufficialmente: l'annuncio di Tito Boeri ieri a Bologna e del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Per quest'ultimo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei decreti per l'Ape sociale e i lavoratori precoci è un'opportunità per i lavoratori che si trovano in condizioni di difficoltà e di un'occasione per effettuare un ricambio generazionale in azienda, quindi le opportunità riguardano anche i giovani. L'Ape, però, come precisato da Il Giornale, chiude di fatto la possibilità di godersi la pensione all'estero: per ottenere l'assegno bisogna avere la residenza in Italia. Inoltre, va conservata nel nostro Paese per tutto il periodo dell'Ape social, che può durare al massimo tre anni e sette mesi. Dopo i pensionati potranno trasferirsi liberamente altrove e godersi l'assegno senza avere problemi con il fisco italiano. (agg. di Silvana Palazzo)

Si è aperta una giornata importante sul fronte pensioni perché, con la pubblicazione ieri in Gazzetta dei decreti sul pensionamento anticipato dei lavoratori precoci e sull'Ape sociale, da oggi possono essere inviate le domande all'Inps. Sono già disponibili i primi dati: alle 13 risultano già presentate oltre 300 domande. In particolare, come riportato dall'Avvenire, 179 per l'Ape sociale e 137 di accesso al pensionamento anticipato per precoci. Il Governo comunque stima che circa 60mila persone potranno andare in pensione quest'anno, mentre altre 45mila potrebbero avere i requisiti l'anno prossimo. Le domande comunque vanno presentate esclusivamente per via telematica sul sito dell'Inps: per quanto riguarda il 2017, c'è tempo fino al 15 luglio. Chi aveva già inviato la richiesta, dovrà ripetere l'operazione, perché è ritenuta valida solo dopo la pubblicazione dei decreti in Gazzetta. (agg. di Silvana Palazzo)

Il sistema pensionistico negli ultimi tempi ha palesato delle difficoltà per via di una mancanza di equilibrio tra entrate ed uscite. Tra le ragioni che hanno portato a questo squilibrio vi è senza dubbio la difficoltà da parte dei giovani di trovare lavoro e di conseguenza l’alto livello di disoccupazione giovanile. Il presidente dell’Inps Tito Boeri in un intervento all’evento Repubblica delle Idee in corso di svolgimento a Bologna, ha puntato il focus proprio in direzione della disoccupazione giovanile evidenziando la necessità di abbassare le tasse per permettere le assunzioni: “Il livello della disoccupazione giovanile è intollerabile. Nel 2015, col Jobs Act, ci sono stati quasi un milione di contratti a tempo indeterminato grazie all'azzeramento degli oneri per le aziende. Allora perché non pensare di fiscalizzare i contributi dei giovani? I giovani sono già destinati a pensioni più basse, sarebbe una misura di equità. Centomila giovani l'anno vanno all'estero, persone che abbiamo istruito. C'è qualcosa che non funziona”. (aggiornamento di Francesca Pasquale)

Mentre i dispositivi previsti nel pacchetto della riforma delle pensioni ed approvati nell’ultima legge di stabilità dall’allora Governo Renzi stanno per andare a regime, si continua a discutere moltissimo di migranti e delle varie sfaccettature dell’argomento. In queste ore sulla questione è intervenuto il Presidente dell’Inps Tito Boeri rilasciando delle dichiarazioni riportate dal quotidiano La Repubblica, nelle quali viene ricordato come i Migranti rappresentino una voce importante per il bilancio dell’Inps. Nello specifico Boeri ha fatto presente: “Se chiudessimo le frontiere ai migranti non saremmo in grado di pagare le pensioni. Ogni anno gli stranieri versano otto miliardi di euro in contributi e ne prelevano tre. È vero, un giorno avranno la pensione pure loro, però molti torneranno al loro Paese d'origine. I loro versamenti saranno a fondo perduto”.  (aggiornamento di Francesca Pasquale)

Il danno oltre la beffa. Quando la Legge di bilancio, con al suo interno la riforma delle pensioni, era stata approvato, era stato detto che l’Ape, sia nella sua versione social che in quella volontaria, sarebbe stata utilizzabile a partire dal 1° maggio. Così non è stato e se i decreti attuatitivi per Ape social e Quota 41 sono stati messi a punto, si è persa ogni traccia di quelli relativi all’Anticipo pensionistico volontario. Per ha comunque voluto cercare di portarsi avanti, in attesa della pubblicazione dei decreti attuativi in Gazzetta Ufficiale, presentando comunque domanda di accesso  all’Ape sociale e a Quota 41, arriva ora la beffa: l’Inps non le prenderà in considerazione. Nel messaggio Inps n. 2464 del 15 giugno si legge infatti che “tenuto conto che i DPCM devono fornire le modalità di attuazione delle disposizioni in argomento, ne consegue che le prestazioni di Ape sociale e di pensionamento anticipato per i lavoratori c.d. ‘precoci’ possono essere richieste solo a partire dall’entrata in vigore dei decreti stessi”.

Ma non è tutto, perché i decreti attuativi, ricorda l’Inps, devono “individuare i criteri di priorità da seguire per la predisposizione delle graduatorie delle domande presentate”. E poiché, a parità di requisiti, si terrà conto della data di presentazione della domanda, “al fine di assicurare la parità di trattamento a tutti i potenziali beneficiari, le Sedi dovranno prendere in considerazione esclusivamente le domande presentate successivamente all’entrata in vigore dei decreti attuativi”. Insomma, chi ha pensato di portarsi avanti dovrà rifare tutto daccapo. Fortunatamente non dovrebbero essere state molte le domande presentate, anche perché in taluni casi, si è letto sui social, gli stessi sportelli Inps non hanno accettato la domanda in mancanza dei decreti attuativi.

Tito Boeri ribadisce quella che è la linea seguita in questi anni di presidenza dell’Inps nell’avanzare proposte di riforma delle pensioni. A margine di una conferenza stampa a Milano, ha infatti ricordato che il sistema pensionistico italiano comporta dei trasferimenti tra generazioni, ed è perciò fondamentale che sia percepito come un patto equo. “Se noi abbiamo delle categorie di persone che hanno dei trattamenti particolarmente di favore, rispetto ad altre categorie, e alcune generazioni che sono trattate meglio di altre, questo incrina il patto su cui si reggono le nostre pensioni. Quindi è fondamentale a mio giudizio intervenire su queste iniquità e porre dei correttivi. Le proposte che abbiamo avanzato in questi anni vanno tutte in questa direzione”., ha spiegato Boeri.

Come noto, una delle novità introdotta dalla riforma delle pensioni contenuta nella Legge di bilancio è il cumulo contributivo gratuito, che consente in alcuni casi di avvicinare non poco l’ingresso in quiescenza. Tuttavia non può essere utilizzato da chi vuole accedere a Opzione donna o all’ottava salvaguardia degli esodati. Davide Baruffi si sta però battendo perché questa ingiustizia possa essere sanata entro la fine della legislatura. Lo fa sapere Orietta Armiliato, che in post sulla pagina Facebook del Comitato Opzione donna social riporta queste parole del deputato del Pd: “Siamo riusciti ad estendere il regime del cumulo anche all'ape social e ai precoci, non c'è ragione perché questo non debba avvenire anche per Opzione Donna. La legislatura volge ormai al termine e questo tra i correttivi possibili e necessari da realizzare. Ce la faremo”. Anche se non fa un esplicito riferimento in tal senso, è però probabile che Baruffi voglia estendere il regime del cumulo anche all’ottava salvaguardia degli esodati.

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