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GIOVANI E LAVORO/ Il contratto che aiuta i ragazzi a "inserirsi" nelle imprese

Sono arrivati dati interessanti relativi a Garanzia Giovani, soprattutto per il crescente uso del contratto di apprendistato. Il commento di MASSIMO FERLINI

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Notizie positive da Garanzia Giovani negli ultimi mesi. Come noto, dall'inizio del 2017 gli incentivi per l'occupazione sono concentrati per l'assunzione solo di giovani lavoratori con contratti a tempo indeterminato (incentivo di 8.060 euro) o determinato (incentivo di 4.030 euro). Nei primi 5 mesi dell'anno le domande arrivate dalle imprese sono state 38.127, rivolte verso giovani neet under 29 attraverso il programma di Garanzia Giovani. Per ora Inps ha confermato solo 24.586 domande (il 64,5%), segno che le liste e il programma richiederebbero una manutenzione/aggiornamento più continuo.

In ogni caso il segnale che viene dalle imprese è di grande apprezzamento per le misure avviate. Oltre agli incentivi si è lavorato per una forte semplificazione dei processi burocratici e ciò ha favorito certamente l'attenzione per le misure rivolte ai giovani in cerca di lavoro. Basta rilevare che il dato attuale riferito a 5 mesi è ampiamente superiore a quello riferito al periodo maggio 2014-marzo 2016 (30 mila contratti con sgravio contributivo per giovani). Una prima semplificazione dei processi burocratici aveva visto aumentare celermente i dati e da qui la decisone del governo Renzi di prolungare il programma Garanzia Giovani e finanziarlo con ulteriori 200 milioni per il 2017. Per quanto riguarda l'età media risulta di 23 anni: circa il 50% dei giovani è fra i 20 e i 24 anni, il 39% circa è fra 24 e 29 e una piccola quota è sotto i 20. Il 59% è composto da maschi, ma la quota femminile è paritaria sopra i 24 anni. 

Per quanto riguarda i contratti rilevati dal monitoraggio svolto dalla Agenzia nazionale per le politiche attive (Anpal), oltre il 50% è di apprendistato professionalizzante, il 30% a tempo determinato e il 20% a tempo indeterminato (qui prevale la fascia di età più anziana). Il dato contrattuale conferma una caratteristica importante relativamente alle difficoltà dell'inserimento dei giovani al lavoro. Il netto prevalere dei contratti di apprendistato segnala, al di là di eventuali ulteriori vantaggi che alcune regioni offrono per questo tipo di contratto, che la formazione scolastica non è ritenuta dalle imprese adeguata rispetto alle professionalità richieste.

L'apprendistato professionalizzante permette, dato il mix presente fra inserimento lavorativo e ore assegnate anche a formazione extralavorativa, di inserire i giovani e formarli ex novo, per professioni cui il corso di studi seguito non è ritenuto essere in grado di assicurare una preparazione adeguata. Si ripropone pertanto il tema più generale di favorire i percorsi scuola-lavoro al fine di indurre le scuole a conoscere meglio quali sono le professionalità richieste oggi dalle imprese e permettere così ai giovani di avvicinarsi prima al mondo del lavoro.

Svolgono in questa fase un ruolo importante i percorsi di formazione professionale. Le regioni che hanno saputo sostenere e far crescere queste realtà scolastiche, pubbliche e private, si trovano oggi ad avere operatori specializzati sul mercato del lavoro giovanile. Queste scuole hanno infatti sviluppato rapporti permanenti con il tessuto produttivo del loro territorio. Hanno adeguato i corsi alle richieste delle imprese senza perdere la capacità educativa che le ha rese punto di riferimento anche per l'assorbimento dell'abbandono scolastico. Hanno già sperimentato come il contratto di apprendistato può essere utilizzato anche senza interrompere il percorso scolastico e che può essere un percorso reale di acquisizione di titoli di professionalizzazione e di studio parallelo al percorso scolastico tradizionale.

Sono nate dentro a queste esperienze nuove professionalità di "tutor" capaci di seguire i ragazzi nell'inserimento lavorativo e dialogare con le imprese garantendo gli obblighi formativi sia sul luogo di lavoro che nelle fasi di "aula". L'avvio del sistema duale e la semplificazione dell'uso dei contratti di apprendistato sia per il primo livello qualificante, sia per i livelli professionalizzanti superiori ha aperto una strada nuova per percorsi di qualificazione e professionalizzazione che portano a qualifiche finali pari al triennio universitario, attraverso percorsi di lavoro e formazione. Per quei giovani che non trovano nella scuola tradizionale una risposta in grado di risvegliare i loro talenti c'è una nuova opportunità formativa che non gli preclude di tornare anche a certificare poi scolasticamente i livelli raggiunti.

Il favore con cui le imprese stanno tornando a impiegare il contratto di apprendistato indica inoltre come sia una risposta adeguata a favorire l'inserimento dei giovani in lavori stabili. Semplificazioni normative e sgravi contributivi hanno favorito una prima diffusione. Oggi pare che la scelta riguardi anche quel mix di "prova" delle persone e percorsi formativi fatti, on the job e in "aula", che permette di puntare a una professionalità aziendalizzata.

Si può trarre da questi primi successi dell'apprendistato qualche indicazione per sviluppare anche forme di contratto dove favorire il mix fra lavoro e formazione per dare nuovi impulsi agli inserimenti lavorativi per i giovani.

Infine, un'osservazione economica. Questi primi contratti avviati da Garanzia Giovani hanno prenotato risorse pari a 57,7 milioni di euro dei 200 stanziati. La Lombardia con 6.092 assunti è la prima fra le regioni. Seguono Veneto, Emilia Romagna e Campania con rispettivamente 2367, 2118 e 2744 assunti. Il risultato lombardo conferma quanto detto sulle politiche di formazione e lavoro. In questa regione sono iniziate prima e vengono costantemente favorite le best practices. La rete di operatori e i nuovi specialisti della formazione e del lavoro giovanile sono qui una rete molto radicata. Da qui i risultati migliori rispetto alle realtà dove invece mancano gli operatori in grado di rispondere alle nuove domande del mercato del lavoro.

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COMMENTI
18/06/2017 - Commento (Carlos Real)

Ma perché deve esistere questa differenza tra le regioni che lo fanno e quelle che no? In un paese unito e solidale lo stato non dovrebbe aiutare le regioni meno attrezzate a mettersi sullo stesso livello? Ma a voi interessa uno stato unito? A quando una cdo dei lavoratori a cui è stata imposta la partita iva e il precariato a vita con contratti fasulli, ops, flessibili?