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Lavoro

RIFORMA PENSIONI/ Ape sociale e precoci: oltre 5mila richieste, "ma sito Inps va migliorato" (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017. In pensione a 67 anni, la bocciatura di Unimpresa. Tutte le novità di oggi 19 giugno e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

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RIFORMA PENSIONI NOVITÀ 2017, ULTIME NOTIZIE. APE SOCIALE E PRECOCI, OLTRE 5MILA RICHIESTE

Continuano a cresce le richieste di Ape sociale: sono già oltre 5.300 le domande di indennità e per il pensionamento anticipato dei lavoratori precoci che sono arrivate all'Inps prima delle 15.30 di oggi. Lo ha fatto sapere proprio l'Istituto di previdenza, secondo cui sono state finora presentate 3.500 domande di accesso all'Ape sociale e 1.840 domande di accesso al pensionamento anticipato dei precoci. L'operazione è partita sabato, quando l'Inps ha annunciato e messo online la procedura sul suo sito internet. C'è però chi non è soddisfatto del portale web dell'Istituto di previdenza: «Lo perfezioni per permetterci di rispondere nel modo migliore ai bisogni dei cittadini», ha dichiarato il segretario generale della CISL di Bergamo, Ferdinando Piccinini. Infatti la responsabile INAS di Bergamo, Daniela Zucchelli, ha segnalato problemi con il portale dell'Inps: «A oggi mancano istruzioni precise per le procedure sulla domanda per ottenere APE e pensioni per i precoci. On line, infatti, è possibile solo effettuare le domande di certificazione sui requisiti». (agg. di Silvana Palazzo)

L’ipotesi di una riforma delle pensioni che porti a un innalzamento dei requisiti minimi per l’accesso alla quiescenza dal 2019, in particolare quello anagrafico a 67 anni, non piace non solo ai lavoratori, ma anche a Unimpresa, la cui vicepresidente, Maria Concetta Cammarata, segnala come gli effetti negativi di tale misura non ci sarebbero solo per i cittadini che si vedrebbero spostare più in là la data di ingresso in pensione, ma anche per le aziende, per le quali “si creerebbe ancora una volta un quadro di incertezza, con costi maggiori e con l’impossibilità di procedere al necessario ricambio occupazionale del quale trarrebbe benefici l’intera economia italiana”. “Le continue riforme, così come i provvedimenti scritti male e in fretta, non getta le basi per poter fare investimenti”, ha poi aggiunto.

Sembra che dopo l’estate arriverà un intervento di riforma delle pensioni che non sarà certamente gradito. Il Corriere della Sera ha infatti scritto che i tecnici dell’esecutivo stanno studiando la possibilità di alzare i requisiti pensionistici, portando l’età minima richiesta a 67 anni dai 66 anni e 7 mesi ora richiesti, in virtù dell’aumento dell’aspettativa di vita. Secondo quanto riporta l’Adnkronos, si tratterebbe per ora solo di “una elaborazione tecnica”, spetterà poi alla politica prendere la decisione finale su questo aumento, che comunque scatterebbe a partire dal 2019. La decisione andrà presa entro la fine dell’anno. Se non ci saranno interventi, la situazione attuale resterà immutata per un altro biennio. Tutto starà quindi a capire se il Governo vorrà prendere un provvedimento del genere a pochi mesi dalle elezioni.

La Cgil del Friuli Venezia Giulia non ha mancato di ribadire le proprie preoccupazioni sulla riforma delle pensioni. Il giudizio sulle misure resta condizionato dall'esiguità della platea: «È evidente che non siamo in presenza di due novità che possano incidere significativamente sulla rigidità della Fornero», ha dichiarato il segretario regionale Villiam Pezzetta, riferendosi alla stima nazionale di 60mila beneficiari per quest'anno e poco più della metà per il 2018. Per Pezzetta non potrà incidere neppure l'Ape volontario, «perché troppo oneroso». Per questo la Cgil chiede l'apetura della seconda fase del confronto sulle pensioni: l'obiettivo è «individuare misure concrete a sostegno dell’occupazione e del futuro previdenziale dei giovani e delle categorie deboli come i disoccupati in età avanzata», oltre che «per discutere di previdenza complementare e di rivalutazione delle pensioni, per trovare soluzioni definitive anche su altre questioni mai definitivamente risolte come la piaga degli esodati». (agg. di Silvana Palazzo)

Sono disponibili 300 milioni di euro per l'Ape sociale, una somma considerata sufficiente da Gabriella Di Michele, direttrice generale dell'Inps. «In ogni caso se le risorse lo permetteranno ci sarà una sorta di secondo appello, una nuova scadenza al 30 novembre per le domande tardive. Per il 2018 i fondi disponibili invece raddoppiano», ha dichiarato nell'intervista rilasciata al Messaggero. Di Michele ha poi parlato dei tempi per l'Ape volontaria, visto che il decreto ministeriale è ancora in fase di predisposizione. «Bisognerà fare gli accordi quadro con le banche e le assicurazioni ma non credo che questo richiederà molto tempo», ha dichiarato la direttrice generale dell'Inps, spiegando che dopo l'estate sarà tutto pronto. Nell'intervista ha rivelato la necessità di un rinnovo del proprio personale: «L'età media del nostro personale è di 57 anni. Abbiamo bisogno di assumere giovani, gli spazi che si sono aperti finora sono solo una goccia nel mare». (agg. di Silvana Palazzo)

Ha parlato al Corriere della Sera uno dei tecnici che ha lavorato sul fronte riforma pensioni nel settore “Ape” e ha voluto replicare alle accuse fatte contro il Governo di voler dare il bonus “80 euro” ai pensionati. Stefano Patriarca ha invece chiarito la posizione dell’Ape sociale e dell’ipotesi di alzare la pensione con l’età minima a 67 anni. «Chi riceverà l'Ape sociale potrà avere anche il bonus di 80 euro previsto per i redditi da lavoro bassi con la conseguenza che l'indennità annua netta percepita nei tre anni precedenti la pensione (erogata per 12 mesi l'anno invece dei 13 previsti per la pensione) potrà essere uguale o anche maggiore del reddito da pensione».

Secondo il tecnico intervistato, per i pensionati non è previsto il bonus di 80 euro, spiegando come lo stesso Ape sociale non è una forma di pensione anticipata: «è un nuovo ammortizzatore sociale per lavoratori anziani in difficoltà, uno strumento che finora non esisteva», si legge sul Corriere della Sera. (agg. di Niccolò Magnani)

Con praticamente un mese e mezzo di ritardo sono stati finalmente pubblicati e resi attuabili i decreti attuativi su Ape social e Quota 41. L’Inps è già pronta ad accogliere le domande per due delle misure introdotte con la riforma delle pensioni contenuta nella Legge di bilancio. Chi ha già presentato domanda, come chiarito dallo stesso Istituto nazionale di previdenza sociale, dovrà ripetere l’operazione per far sì che non venga falsata la graduatoria di accesso, visto che uno dei parametri di cui si terrà conto è proprio la data di presentazione della domanda. Di fatto ci sarà una doppia istanza. Come chiarisce pensionioggi.it, infatti, ci sarà una domanda per l’accertamento dei requisiti, da presentare entro il 15 luglio (per chi raggiunge tali requisiti entro il 31 dicembre), e un’altra per accedere al vero e proprio Anticipo pensionistico. Tuttavia chi ha già perfezionato tutti i requisiti richiesti, compresa la cessazione dell’attività lavorativa, potrà presentare la seconda domanda contestualmente alla prima. Le domande si potevano presentare a partire da ieri, ma visto che era sabato è facile immaginare che da domani comincerà a esserci una certa “corsa” per essere tra i primi a presentare richiesta. I patronati avranno sicuramente molto lavoro da fare nelle prossime settimane.

Se l’attesa per Ape social e Quota 41 è terminata, non si può dire lo stesso per l’Ape volontaria: non si è infatti saputo più nulla in merito, nemmeno riguardo la convenzione che si sarebbe dovuta stipulare con Ania e Abi per stabilire presso quali banche e assicurazioni si potrà avere il prestito e la copertura assicurativa. Non resta che vedere se prima della pausa estiva ci saranno novità in merito.

Mentre diventa possibile presentare la domanda di accesso all’Ape social e a Quota 41, c’è chi non dimentica che un’altra delle novità della riforma delle pensioni sta per entrare in vigore: l’aumento della quattordicesima. Laura Garavini ricorda infatti che “da quest’anno i titolari di pensioni basse, anche se residenti all’estero, a partire dal prossimo luglio percepiranno 100 euro in più in aggiunta alla cosiddetta quattordicesima, la somma una tantum che viene corrisposta una volta all’anno”. La deputata del Pd ha inoltre evidenziato che questa misura “è la conferma di un impegno in favore delle fasce più deboli della popolazione, proprio nell’ottica dei valori di equità cari al Partito democratico”. Oltre che a un aumento dell’importo, ci sarà anche un incremento dei beneficiari della quattordicesima e Tito Boeri nei mesi scorsi aveva fatto notare che anche pensionati in condizioni non di bisogno l’avrebbero ricevuta.

Oggi la Cgil è in piazza a Roma, per manifestare in particolare contro i cosiddetti “nuovi voucher” approvati all’interno della manovra correttiva. Tuttavia la mobilitazione ha a che fare anche con la riforma delle pensioni. Lo ha chiarito Maurizio Landini, con delle dichiarazioni riportate dal sito di Rassegna Sindacale. Il sindacalista ha infatti spiegato che la Fiom scende in piazza  “anche per dire che il Jobs Act complessivamente va cambiato, che bisogna rivedere la legge sulle pensioni, che bisogna ridare un futuro ai giovani e pensare a forme di sostegno al reddito e alla formazione diverse da quelle che ci sono oggi”. In passato il leader delle tute blu della Cgil aveva spiegato come fosse necessario abbassare l’età pensionabile nel nostro Paese e soprattutto fare in modo che venisse differenziata a seconda dell’attività lavorativa svolta. Inoltre, ha sempre condiviso le richieste dei lavoratori precoci.

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