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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2017/ Ultime notizie, lotta ancora aperta per proroga Opzione donna

Riforma pensioni 2017: lotta ancora aperta per la proroga di Opzione donna. Tutte le novità di oggi 3 giugno e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

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C’è chi non vuole rinunciare all’idea di vedere prorogata Opzione donna, visto che la riforma delle pensioni contenuta nella Legge di stabilità ha di fatto evitato di dare ancora la possibilità di accedere a questa forma di pensionamento anticipato per le donne. Ieri una delle appartenenti al Movimento Opzione donna è stata intervistata durante la trasmissione “Italia sotto inchiesta”, in onda su Radio 1. Un momento sicuramente importante per riuscire a far sentire le proprie ragioni, oltre che in piazza, anche attraverso i media. Con l’occasione è stata ribadita la convenienza economica, per lo Stato, di Opzione donna, visto che prevede il ricalcolo contributivo della pensione per chi vi accede. Inoltre, è stato evidenziato che si tratta di una misura che può essere utile a favorire il turnover nel mercato del lavoro, liberando posti per i giovani. Non resta che vedere se la battaglia per la proroga di Opzione donna avrà o meno un buon esito.

Nei giorni scorsi Cesare Damiano ha parlato di riforma delle pensioni, più in particolare di Ape social e Quota 41, durante la puntata di Filo Diretto Web, in onda su Rai Parlamento. A Federica De Vizia ha detto di augurarsi che arrivino tante domande per queste forme di Anticipo pensionistico e se ci sarà un’eccedenza rispetto alle risorse stanziate, ciò rappresenterebbe un buon motivo per fare degli interventi successivi di aggiustamento. Del resto per l’ex ministro occorre dare battaglia affinché l’Ape social diventi strutturale, in modo che aiuti anche il ricambio generazionale nel mercato del lavoro. Damiano ha poi detto di ritenere congrui i tempi per la presentazione della domanda, visto che i ritardi del governo hanno fatto spostare la scadenza al 15 luglio, mantenendo comunque la retroattività della misura, per chi avesse già maturato i requisiti, dal 1° maggio. Nonostante la firma di Paolo Gentiloni sui decreti attuativi relativi all’Ape social e Quota 41 sia stata posta il 22 maggio, ancora sulla Gazzetta ufficiale non sono stati pubblicati questi due importanti testi che dovrebbero dar corpo a importanti novità della riforma delle pensioni. E ci sono dei lavoratori precoci che non nascondono una certa rabbia e frustrazione per questa situazione. Del resto finché la pubblicazione non avverrà, non ci si potrà nemmeno aspettare che l’Inps proceda alla diffusione della circolare necessaria a fornire le istruzioni per l’accoglimento delle domande di accesso all’Ape sociale e a Quota 41. E il punto è proprio qui: ci sarà tempo fino al 15 luglio per presentare le domande, ma senza i testi non sarà concretamente possibile farlo, né sapere con certezza se si rispettano tutti i requisiti richiesti. 

Nelle ultime settimane si è tornati a parlare di un’altra novità della riforma delle pensioni varata con la Legge di stabilità: l’aumento delle quattordicesime, che si concretizzerà il 1° luglio. Nella Relazione annuale della Banca d’Italia, ricorda Il Sole 24 Ore, sono stati analizzati con un modello di microsimulazione gli effetti distributivi di questo cambiamento ed emerge che “il 30% circa delle risorse stanziate (240 milioni) andranno a pensionati con redditi relativamente elevati, mentre il 60% (480 milioni) andrà nelle tasche di soggetti che vivono in famiglie con un reddito basso”. Questo perché non si tiene conto, nell’erogazione della quattordicesima, del reddito della famiglia del beneficiario, ma solo dell’importo della sua pensione. Il quotidiano di Confindustria, visto quanto emerso, non nasconde che forse con la prossima Legge di bilancio ci potrà essere un cambiamento relativo a questa misura.

Importante novità in tema di riforma delle pensioni arriva dall’Inps, che ha allargato la possibilità di accedere alla pensione a 64 anni e 7 mesi, prevista in deroga alla Legge Fornero per coloro che nati nel 1952 svolgevano lavoro dipendente nel settore privato e abbiano raggiunto quota 96 entro il 2012 o i 20 anni di contributi entro il 2012 (solo se donne). Come ricorda pensionioggi.it, infatti, l’Istituto nazionale di previdenza sociale ha diffuso un messaggio per spiegare che tale disposizione vale anche per coloro che svolgevano all’estero attività di lavoro dipendente nel settore privato alla data del 28 dicembre 2011. Il chiarimento è importante, anche perché in virtà della totalizzazione, è possibile far valere i contributi maturati all’estero sommandoli a quelli versati in Italia.

Tito Boeri non ha mai nascosto le sue perplessità sull’estensione della quattordicesima varata tra le misure di riforma delle pensioni con l’ultima Legge di stabilità e ai microfoni di Radio Anch’io ha voluto ricordare che gli ex dipendenti pubblici beneficiari dell’estensione della quattordicesima oggi sono 8.000, “ma grazie alle norme inserite nella legge di bilancio saliranno a 125.000, con un incremento del 1.500%”. Dunque per il Presidente dell’Inps la platea dei beneficiari della misura sarà più ampia di quella prevista inizialmente e ci sarà fondamentalmente un incremento degli ex dipendenti pubblici. C’è quindi da chiedersi se la quattordicesima possa rimanere invariata nei prossimi anni, visto che sembrano destinate ad aumentare le risorse necessarie e che la Banca d’Italia ha fatto emergere che il 30% delle stesse finiranno a pensionati con redditi elevati.

Sembra che la riforma delle pensioni proposta da Matteo Salvini stia facendo breccia da i lavoratori precoci. Anche senza che nominino il Segretario federale della Lega Nord, non mancano post sui gruppi Facebook dei precoci in cui si legge la proposta di andare in pensione con 40 anni di contributi oppure a 60 anni di età. Qualcosa di fatto simile a quanto proposto da Salvini, tenendo conto, però, che dal suo punto di visto sarebbe possibile andare in pensione a 60 anni nel caso se ne avessero 40 di contributi, con la cosiddetta Quota 100. È piaciuto poi il richiamo che Salvini a fatto a diMartedì sui contributi che vengono versati dai lavoratori e che non si trasformano in una pensione perché non vengono raggiunti i requisiti richiesti. Per il leader del Carroccio si tratta di soldi che vanno restituiti. Quello che alcuni lavoratori precoci chiedono: se non possiamo andare in pensione, rivogliamo indietro i soldi versati.

Sono stati al centro di una puntata di Filo Diretto Web di Rai Parlamento, cui ha partecipato anche Angelo Marinelli. Il Coordinatore del dipartimento Fisco e previdenza della Cisl ha insistito su quanto sarebbe importante riuscire ad allargare la platea dei beneficiari di questi interventi. E ha ricordato che già in sede di dibattito parlamentare sulla Legge di stabilità si era sondata questa possibilità. Tuttavia ha riconosciuto che si tratta pur sempre di un primo passo nel riconoscere che non tutti i lavori sono uguali e la speranza e che la platea di beneficiari si possa allargare con la prossima Legge di bilancio. Quando potrebbe anche essere necessario stanziare altre risorse, secondo Marinelli, se le domande che verranno presentate nelle prossime settimane dovessero rivelarsi molto più alte rispetto alle previsioni.

E a proposito della presentazione delle domande ha voluto ricordare che il ritardo con cui il Governo si è mosso ha generato non pochi problemi e la speranza ora è che tutti gli interessati possano essere adeguatamente informati e compiere l’iter burocratico necessario nei tempi previsti.

Marinelli ha voluto anche evidenziare che i sindacati avevano chiesto che la normativa sull’Ape fosse attuata in tempi utili per chi lavora nella scuola, prima cioè del 13 febbraio, data entro cui andava presentata la domanda di cessazione dal servizio. Così non è stato, perciò la speranza ora è che il Miur dia la possibilità ai lavoratori della scuola che maturano i requisiti di accesso all’Ape entro il 31 dicembre di poter presentare domanda. Marinelli ha voluto anche accennare all’importante dell’Ape come forma di flessibilità che può anche aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro grazie al ricambio generazionale.

Il ddl Richetti per dare vita a una riforma delle pensioni dei parlamentari non verrà discusso alla Camera questa settimana, ma con tutta probabilità bisognerà attendere tre settimane per assistere al voto dei deputati sui loro vitalizi. Intanto il Movimento 5 Stelle vuole portare la battaglia contro i privilegi dei politici anche a livello europeo. “Gli europarlamentari hanno diritto a un vitalizio dopo appena un anno di mandato. E la cosa più scandalosa è che un eurodeputato prende la pensione senza versare mai un euro di contributo”, ha detto, secondo quanto riporta Ansa, Ignazio Corrao presentando una proposta di risoluzione per rivedere le disposizioni sulla pensione di anzianità degli eurodeputati.

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