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Lavoro

PENSIONI/ Rilanciata la proposta di Ape donna (ultime notizie)

Riforma pensioni novità 2017, rilanciata la proposta di istituire Ape donna. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali di oggi

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L’alto numero di domande presentate per l’Ape social fa continuare il Comitato Opzione donna social a chiedere una riforma delle pensioni per varare la cosiddetta “Ape Donna”. Orietta Armiliato ha infatti ricordato che l’Anticipo pensionistico apre una breccia nella Legge Fornero, dando anche la possibilità, a chi lo desidera, di accedere prima alla quiescenza. “Conseguentemente abbiamo costruito la nostra proposta di cucire, adoperando la stoffa utilizzata per Ape, un abito che potesse essere indossato con gradimento dalle donne che potesse coniugare l'esigenza di sopperire ad una norma tipo quella dell'Opzione Donna ma senza gravare e/o stravolgere gli equilibri economici del bilancio dello stato per quanto alla voce quiescenza anticipata”, ha scritto Armiliato nel suo consueto punto settimanale sulla pagina Facebook del Comitato Opzione donna social, ricordando quanto sarebbe utile che con questo strumento venisse riconosciuto, ai fini previdenziali, il lavoro di cura delle donne, o diminuendo gli anni necessari al pensionamento o aggiungendone invece di contribuzione.

Se la Cgil scende in piazza contro gli strumenti che hanno preso il posto dei voucher lavoro e anche contro la riforma delle pensioni targata Fornero, come ha spiegato Maurizio Landini, la mattina del 6 luglio davanti al Parlamento si terrà un presidio del Coordinamento nazionale pensionati, cui parteciperanno Giorgio Cremaschi, un esperto costituzionalista e il professor Giovanni Mazzetti. “Anziché attuare la Costituzione e ridarci la perequazione, illegalmente bloccata, il Parlamento sta invece già discutendo due proposte di legge (AC 3858 - AC 3478) per modificare l’articolo 38, per poter, “per equità intergenerazionale”, tagliare le nostre pensioni”. È questa la ragione del presidio come viene spiegata sul volantino di presentazione, in cui si invitano tutti i cittadini, i pensionati, le associazione democratiche e i sindacati di base a partecipare.

I rumors riguardanti un possibile aumento dell’età pensionabile a partire dal 2019 spingono Susanna Camusso a chiedere ancora una volta che venga riaperto il confronto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni. Il Segretario generale della Cgil ha detto di aver risollecitato già, insieme a Cisl e Uil, il ministro del Lavoro, ma finora non è stata comunicata una nuova data per un incontro tra le parti. Per Camusso la fase due del confronto non è mai decollata e questo rappresenta senz’altro un problema. La sindacalista ha anche spiegato di essere contraria al fatto di aumentare l’età pensionabile in modo indiscriminato. E uno dei temi che la fase due avrebbe dovuto affrontare è proprio relativo al fatto di distinguere tra le varie professioni, in modo da non avere un’età pensionabile univoca uguale per tutti. Nei mesi scorsi si era a questo proposito pensato di far sì che per alcune categorie venisse cancellato il meccanismo che lega i requisiti pensionistici all’aspettativa di vita.

Come noto, la riforma delle pensioni porterà il 1° luglio a una quattordicesima aumentata o addirittura di nuova erogazione per molti italiani. Tuttavia, secondo elaborazioni di Confesercenti e un sondaggio di Swg, “le risorse in arrivo saranno usate soprattutto per le spese obbligate”. Lo scrive Il Secolo d’Italia, specificando che i soldi verranno principalmente usati per saldare conti in sospeso, tra cui bollette scadute, per le spese mediche e sanitarie o per pagare le imposte locali. “L’utilizzo della mensilità aggiuntiva per le spese obbligate è in media il 76% del totale: il 40% per i conti in sospeso, il 21% per la salute e il 15% per il fisco”. Meno di un terzo delle quattordicesime (comprese quelle ai non pensionati) finirà in consumi, principalmente per una vacanza, per qualche regalo o anche per acquisti durante i saldi estivi, che partiranno proprio a luglio.

La Uil torna a chiedere una riforma delle pensioni che porti a una reale rivalutazioni degli assegni. Oltre a trattarsi di uno dei temi che Governo e sindacati dovrebbero affrontare nel confronto sulla cosiddetta fase due, la Uil Pensionati della Sicilia ha rilanciato la proposta presentando una ricerca commissionata a Renato Mannheimer, che ha indagato sul ruolo degli anziani e dei pensionati in Italia. Lo studio è stato presentato a Siracusa e i risultati mostrano che in Sicilia, più che nel resto del Paese, i pensionati sono di aiuto ai figli e alle famiglie. Secondo quanto riportato da siracusaoggi.it, il sociologo ha spiegato che l’apporto economico dei pensionati in taluni caso è determinante. Dati certamente utili che dovranno anche far riflettere su eventuali tagli o ricalcoli degli assegni pensionistici.

Si parla molto in questi giorni del crescente numero di domande presentate per accedere all’Ape social, una delle misure della riforma delle pensioni che consente, grazie a quanto stabilito dalla Legge di bilancio, di poter accedere anticipatamente alla quiescenza per alcune categorie di cittadini. Non purtroppo a molti lavoratori edili, che pur avendo superato i 60 anni sono costretti in diversi casi a continuare a stare sui ponteggi o a dover fare un lavoro faticoso. Repubblica ha dedicato un articolo agli oltre 23.000 operai con più di 63 anni iscritti alle casse edili italiane che non potranno però accedere all’Ape social. “Il nocciolo della questione è la continuità contributiva che, diversamente da altri settori, nell’edilizia è l’eccezione: un muratore non lavora per una media di quindici settimane all’anno, senza contare che ne esistono addirittura oltre ottomila ancora in attività a 67 anni perché non hanno i contributi sufficienti alla pensione di vecchiaia”, si legge sul quotidiano romano. E l’Anticipo pensionistico agevolato richiede di aver svolto in maniera continuativa un lavoro gravoso per almeno sei anni negli ultimi sette.

Tra l’altro Repubblica ricorda che questi edili non possono nemmeno sperare di rientrare nel pensionamento agevolato per i lavori usuranti, in quanto “tra le attività dell’edilizia ammesse ci sono solo quelle con turnazione notturna o in spazi ristretti come cave e gallerie”. Oltre ai lavoratori, ci sarebbero anche gli imprenditori che vedrebbero di buon occhio la possibilità di un pensionamento per i loro dipendenti più anziani, in quanto i dati sugli infortuni sopra i 60 anni sono tra i peggiori, come ha spiegato il Presidente dell’Ance, Gabriele Buia.

Cesare Damiano non ha dubbi: Giuliano Poletti ha fatto bene ha rimandare la discussione sull’innalzamento dell’età pensionabile collegato all’aspettativa di vita ad autunno, “perché il calcolo andrà fatto avendo a disposizione i dati dell’Istat che verranno resi noti dopo l’estate”. L’ex ministro del Lavoro ritiene comunque che la norma che ha introdotto il meccanismo che lega i requisiti pensionistici all’aspettativa di vita vada cancellara. “Un primo passo è stato compiuto con il verbale di accordo tra Cgil, Cisl e Uil e Governo del settembre scorso, che ha bloccato questo meccanismo per i lavori usuranti. Suggeriamo al Governo di convocare le parti sociali per affrontare questo problema e di non procedere in modo unilaterale”, ha detto Damiano, ricordando che “sarebbe sbagliato e contraddittorio alzare l’età della pensione nel momento in cui decolla con successo l’Ape Sociale”.

Più che gli effetti delle riforma delle pensioni targata Fornero, sembra che a contribuire al miglioramento dei conti dell’Inps sia la diminuzione del numero di disoccupati e cassaintegrati. Almeno è quanto emerge dall’analisi di truenumbers.it sul bilancio preventivo 2017-2019 dell’Istituto nazionale di previdenza sociale. Analisi da cui si evince anche che “i precari, compresi quelli pagati con i voucher, stanno pagando, con i loro contributi, le pensioni di chi rientra nei comparti che sono in rosso. Compresa la pensione dei dirigenti d’impresa”. E a essere particolarmente in rosso è la previdenza del comparto pubblico, “in passivo di ben 7,9 miliardi, 2 in più dell’anno scorso, e 3,5 in più rispetto al 2015”.  Per questo si potrebbe anche dire che “i giovani precari, che rischiano di non vedere mai un posto fisso e la cui pensione è a rischio, pagano le pensioni degli ex dipendenti pubblici, quelli che per tutta la vita il posto fisso l’hanno avuto”.

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