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SPILLO/ L'errore del Jobs Act da non ripetere con Industria 4.0

Il ministero del Lavoro ha organizzato un evento dedicato ai cambiamenti che sono in arrivo con la quarta rivoluzione industriale. Il commento di GABRIELE FAVA

Giuliano Poletti (Lapresse) Giuliano Poletti (Lapresse)

Industry 4.0, digitalizzazione e welfare: sono queste le principali tematiche affrontate in occasione dell’evento “Il lavoro che cambia - digitalizzazione, automazione e futuro del lavoro”, organizzato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali lo scorso 22 giugno, al fine di promuovere l’instaurazione di un dialogo costruttivo sulle principali sfide occupazionali che l’Italia dovrà fronteggiare nei prossimi anni. Uno degli argomenti di riflessione più sfidanti riguarda principalmente gli impatti dell’industry 4.0 nel mercato del lavoro, su cui è necessario intervenire con più urgenza. Difatti, è in atto una vera e propria quarta rivoluzione industriale che, implementando nuove tecnologie alle tecniche produttive oggi in uso, cambierà radicalmente l’attuale modo di concepire e di applicare la produzione. Tuttavia, come correttamente rilevato in occasione del forum, l’avvento dell’Industry 4.0 può rappresentare un’opportunità di “reinventare” il mercato del lavoro.

Si tratta di una sfida complessa che prevede la necessità di interventi su più fronti. Anzitutto, sarà fondamentale diffondere una nuova cultura delle competenze e del “fare impresa” alla quale dovrà, inoltre, conseguire la consapevolezza di dover intervenire strutturalmente sull’aspetto formativo attraverso la creazione di appositi percorsi che sappiano creare delle competenze allineate alle esigenze dell’industry 4.0 e della digitalizzazione dei lavori.

L’iniziativa del Governo si inserisce, dunque, in un contesto in divenire in cui non ci si può esimere dall’analizzare i risultati che gli ultimi interventi in materia di lavoro hanno raggiunto. A tal proposito è opportuno evidenziare che, nonostante l’intervento di riforma operato dal Jobs Act, il nostro Paese continua a far registrare risultati occupazionali del tutto insoddisfacenti. In particolare, sussistono tuttora fattori eterogenei che da un lato, ostacolano il superamento dell’ormai patologica situazione di crisi occupazionale e, dall’altro, impediscono al sistema produttivo italiano di competere efficacemente con il mercato globale.

In questa prospettiva, l’evento organizzato dal Governo è indubbiamente un ottimo punto di partenza per sensibilizzare e porre l’attenzione su aspetti troppo spesso sottovalutati, cercando al contempo di instaurare un dialogo costruttivo con le parti sociali. Ciò che risulterà fondamentale sarà cercare di tradurre gli spunti e le idee raccolte in una vera e propria riforma strutturale del mercato del lavoro che consenta all’Italia di creare le condizioni necessarie per rilanciare l’occupazione.

A ogni buon conto, si deve considerare che per poter realmente instaurare un percorso di crescita occupazionale, l’intervento di riforma strutturale dovrebbe fondarsi sulle seguenti aree di intervento: semplificazione burocratica, riduzione del costo del lavoro, digitalizzazione e valorizzazione delle sinergie tra le imprese e il sistema di istruzione-formazione.

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