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PENSIONI/ Riforma Fornero, nessuna raccolta firme per un referendum (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017: nessuna raccolta firme per un referendum sulla Legge Fornero. Tutte le novità di oggi 27 giugno e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

Giuliano Poletti (Lapresse) Giuliano Poletti (Lapresse)

Leggendo le ultime notizie sulla riforma delle pensioni si potrebbe pensare che i sindacati stiano pensando a un referendum per abolire la riforma delle pensioni targata Fornero. Ciò non è però assolutamente vero. La Confsal, infatti, nel suo comunicato stampa di settimana scorsa ha semplicemente annuncia che predisporrà un disegno di legge di iniziativa popolare “per modificare l’attuale normativa pensionistica”. La Confederazione generale dei sindacati autonomi dei lavoratori ha quindi spiegato che lavorerà al testo del ddl per poi raccogliere le 50.000 necessarie a presentarlo in Parlamento. Dunque la raccolta firme non riguarda in alcun modo un referendum abrogativo della Legge Fornero. Anche perché la Corte Costituzionale ha già bocciato due anni fa quello proposto in materia dalla Lega Nord. Quindi, se anche si raccogliessero nuove firme per un referendum abrogativo sarebbe difficile che la Consulta avesse un orientamento diverso.

Resta sempre alto il numero di domande presentate per accedere all’Ape social e alla Quota 41, ma non mancano problemi che vengono riscontrati presso Caf e patronati da parte di alcuni lavoratori precoci, soprattutto per i diversi adempimenti burocratici che devono essere compiuti. “Leggendo i post di chi è andato a fare domanda presso i patronati, mi sto rendendo conto che si incontrano varie difficoltà nel presentarla. Vi chiedo di elencare tali problematiche affinché tramite i sindacati li si possa segnalare all'Inps ed eventualmente prendere provvedimenti”, è quindi la richiesta di Mauro D’Achille, uno dei membri del gruppo Facebook Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti. Un’iniziativa che potrebbe in effetti essere molto utile, sperando che in ogni caso i problemi possano essere risolti rapidamente, visto che c’è tempo fino al 15 luglio per presentare la domanda.

Mentre aumenta il numero delle domande presentate per accedere all’Ape social e a Quota 41, anche la Uil si schiera contro l’eventualità di un aumento dell’età pensionabile a partire dal 2019. “Mantenere l’aggancio all’aspettativa di vita per l’accesso alla pensione, dopo la legge Monti Fornero, è una crudeltà”, ha fatto sapere con una nota Domenico Proietti, che ha anche annunciato che la Uil si batterà nel corso della fase due del confronto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni, “per eliminare, come già avvenuto per i lavori usuranti, questo legame che rappresenta una profonda ingiustizia per i lavoratori e le lavoratrici”. Resta il fatto che non c’è ancora una data per la ripresa del confronto, che è fermo ormai da diverso tempo. Vedremo se il ministero procederà a convocare le parti sociali prima della pausa estiva.

Con la circolare n. 103, l’Inps ha chiarito chi sono i destinatari del cumulo contributivo gratuito, una delle novità della riforma delle pensioni contenuta nella Legge di bilancio. L’Istituto nazionale di previdenza sociale ha quindi ribadito che si tratta dei “lavoratori i cui trattamenti pensionistici sono liquidati esclusivamente secondo il sistema contributivo, iscritti ad almeno due gestioni fra quelle dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, vecchiaia e superstiti e delle forme sostitutive ed esclusive della stessa, delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi nonché della gestione separata”. Questo documento, per Orietta Armiliato, è l’occasione per esprimere l’auspicio che presto possa arrivare una circolare per rendere la misura utilizzabile anche da chi vuole accedere a Opzione donna e all’ottava salvaguardia degli esodati.

C’è chi da tempo vorrebbe che il cumulo contributivo gratuito, una delle novità della riforma delle pensioni, venisse reso utilizzabile anche per accedere a Opzione donna e all’ottava salvaguardia degli esodati. Per il Movimento Opzione donna, tuttavia, tale richiesta mostra come non si voglia prendere più in considerazione, da parte del mondo politico, la proroga del regime sperimentale di accesso anticipato alla pensione per le donne. Con il rischio che l’estensione del cumulo contributivo a Opzione donna da diritto diventi privilegio “delle sole nate entro il 1958”. Dal post di Teresa Ginetta Caiazzo sulla pagina Facebook del Movimento si capisce quanto venga sentita come un’ingiustizia la mancata proroga di Opzione donna, che è come se avesse posto una linea netta tra le italiane nate prima e dopo il 1959, penalizzando nettamente le seconde.

Il sistema previdenziale, grazie anche alla riforma delle pensioni targata Fornero, è stato messo in sicurezza. Lo si è detto tante volte, eppure non pare che il comparto previdenza dell’Inps sia totalmente in equilibrio. truenumbers.it spiega infatti che “le entrate contributive di tutti i lavoratori italiani sono pari a 219,2 miliardi, le uscite previdenziali sono pari, come abbiamo detto, a 258,8: questo significa che la gestione della sola previdenza è in rosso di 39,6 miliardi, nel 2017, in base alle previsioni dell’Inps stessa”. Tuttavia viene anche precisato che che all’interno della suddetta cifra sono conteggiate anche spese che riguardano prestazioni come le pensioni di reversibilità che non sono totalmente coperte dai contributi. Nello specifico rappresentano “il 18,7%, pari a 21 miliardi e 784 milioni circa, su 116 miliardi e 494 miliardi di spesa complessiva di quanto erogato per le pensioni dei dipendenti del settore privato. E rappresentano il 13,9% di tutto ciò che viene versato per i dipendenti pubblici”. 

Gli effetti della riforma delle pensioni targata Fornero potrebbero essere negativi anche per le casse dello Stato. Questo per via del blocco delle indicizzazioni deciso nel 2011 che è stato poi dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, tanto da portare il Governo Renzi a varare il bonus Poletti, che ha tuttavia rimborsato solo in parte i pensionati italiani. In tanti hanno presentato ricorso per essere rimborsati integralmente e la Consulta dovrà esprimersi proprio sul provvedimento del 2015 a ottobre. Giuseppe Pellacani, avvocato e docente di Diritto del Lavoro, in un intervento su Formiche.net ha ricordato che con il bonus Poletti sono stati restituiti solo 2 dei 17,5 miliardi che sarebbero invece dovuti tornare nelle tasche dei pensionati. Si capisce bene, quindi, il  perché dei ricorsi che sono stati presentati dai cittadini. Dato che complessivamente il rimborso totale sarebbe dovuto consistere in una cifra che oltre ai detti 17,5 miliardi comprenda anche 4,4 miliardi necessari per ogni anno successivo al 2015, si capisce che in gioco c’è veramente una cifra molto alta, non facile da reperire vista la situazione delle finanze pubbliche.

Pellacani spiega che in ogni caso ora gli scenari aperti sono tre: il bonus Poletti viene dichiarato illegittimo e il Governo dovrà rimborsare integralmente i pensionati; il bonus Poletti viene dichiarato legittimo; si giunge a una soluzione di compromesso, “distinguendo tra il prima e il dopo decreto Poletti, ossia riconoscendo da un lato i diritti acquisiti dai pensionati per effetto della sentenza Sciarra (gli arretrati maturati dal 2012), ma facendo salve dall’altro lato le disposizioni del decreto Poletti per il periodo successivo all’entrata in vigore dello stesso”. Vedremo cosa accadrà.

Walter Rizzetto è contento di essere riuscito, con la sua interrogazione alla Camera sull’aspettativa di vita, a favorire un dibattito sul tema. Dalla sua pagina Facebook ha ricordato che anche Cesare Damiano è d’accordo con l’idea di cancellare il meccanismo che lega i requisiti pensionistici all’aspettativa di vita. Giuliano Poletti, nella risposta fornita in Aula al deputato di Fratelli d’Italia, ha spiegato che solo dopo che l’Istat avrà fornito i dati sull’aspettativa di vita verrà presa una decisione rispetto al possibile innalzamento dei requisiti per la quiescenza a partire dal 2019, che indiscrezioni di stampa dicono possano essere portati, per quel che riguarda l’età anagrafica, a 67 anni. Il ministro del Lavoro non ha però chiarito se il Governo intenda o meno cancellare il meccanismo che fa crescere i requisiti.

In ogni caso Rizzetto ha voluto ricordare la risoluzione che aveva presentato nell’aprile del 2016 per chiedere al Governo di impegnarsi “ad assumere iniziative urgenti per eliminare gli effetti pregiudizievoli che stanno subendo i cittadini dall'attuale sistema di accesso al trattamento pensionistico, modificando la normativa che prevede, in merito ai requisiti pensionistici, un innalzamento dell'età pensionabile in base a parametri di aumento della speranza di vita non reali ed in contrasto con i recenti dati, che ne hanno accertato un andamento in discesa nell'anno 2015, rispetto all'anno 2014”.  Rizzetto ha spiegato che “basta votare questo passaggio di impegno e indicazione al Governo, è tutto pronto, è sufficiente calendarizzarlo da parte della Presidenza della Commissione Lavoro”. E ha annunciato che farà un sollecito in merito durante il prossimo ufficio di Presidenza.

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