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RIFORMA PENSIONI 2017/ Ape social, i vantaggi per i lavoratori nelle cave (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017. Ape social, i vantaggi per i lavoratori nelle cave. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali di oggi 8 giugno

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A Carrara si è tenuto un incontro che a fianco del candidato sindacato del Pd Enrico Zanetti ha visto anche Tommaso Nannicini, che ha seguito in prima persona il confronto con i sindacati sulla riforma delle pensioni che ha portato alla nascita dell’Ape. Zanetti ha quindi ricordato come tra i lavori gravosi ricompresi nell’Ape social siano ricompresi quelli nelle cave, il che rappresenta senz’altro una misura importante per un territorio celebre per il marmo. Come riporta La Nazione, il candidato ha quindi ricordato che “il decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri prevede che potranno usufruire dell’accesso al fondo aumentato di circa due miliardi di euro, quei lavoratori che con 35 anni di contribuzione, hanno svolto per almeno 7 anni negli ultimi 10, o per metà della loro vita lavorativa, lavori che rientrano nella categoria dei ‘gravosi’, come l’attività in cava consentendo un pensionamento già a 60 anni per chi ha maturato il diritto”.

Oltre che sui requisiti per l’accesso alla quiescenza, la riforma delle pensioni targata Fornero è intervenuta anche sulle indicizzazioni degli assegni previdenziali, con il blocco delle rivalutazioni dichiarato poi illegittimo dalla Corte Costituzionale. Il bonus Poletti ha dato un rimborso parziale ai pensionati italiani e ora, secondo quanto riporta Nanopress, anche il Consiglio comunale di Torino ha approvato una mozione per impegnare l’amministrazione a chiedere che Governo e Parlamento approvino una legge per dare piena attuazione alla sentenza della Consulta, accogliendo così anche le istanze di molti pensionati che hanno presentato ricorso contro il bonus Poletti. Tra l’altro la Consulta dovrebbe pronunciarsi sul tema ed è quindi probabile che si attenderà questa nuova sentenza prima di prendere una decisione. Ancora non si sa nulla di certo sull’Ape social, una delle novità della riforma delle pensioni. Paolo Gentiloni ha firmato i decreti attuativi, ma questo non ha tolto i dubbi a categorie di potenziali beneficiari, come i lavoratori precoci interessati a Quota 41. Sul gruppo Facebook Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti una donna ha infatti postato un quesito, visto che suo marito avrebbe i requisiti per fare domanda di accesso all’Ape social. Innanzitutto chiede quando potrebbe fare domanda visto che al patronato gli è stato detto che l’Inps non ha ancora avuto istruzioni in merito. Inoltre, ha sentito dire che con Quota 41 ci sarebbe il calcolo contributivo della pensione. Dubbi che in parte trovano risposte nei commenti degli altri precoci, ma che fanno emergere ancora una situazione che risulta caotica per non poche persone ed è difficile capire quando si potrà avere un quadro perfettamente chiaro.

L’incontro tra Inps e Mise sui fondi pubblici destinati agli esuberi bancari avrebbe avuto buon esito. Secondo quanto riporta Milano Finanza, infatti, l’istituto di Tito Boeri avrebbe chiarito in una nota interpretativa come le banche potranno utilizzare le risorse che sono state stanziate con la Legge di bilancio alla fine dello scorso anno. Lo Stato, infatti, si era impegnato a concorrere alle prestazioni straordinari dei fondi esuberi di categoria. Complessivamente di parla di circa 650 milioni di euro tra il 2017 e il 2021: fondi che consentono di poter gestire le ristrutturazioni che si vedono all’orizzonte per molte banche italiane. La notizia non farà certo piacere alle diverse categorie di soggetti che sono rimasti penalizzati dopo la riforma delle pensioni targata Fornero: potranno ribadire che per qualcun altro lo Stato i soldi che dice di non avere li ha trovati.

L’iniziativa che il Movimento 5 Stelle ha tenuto a Palermo, per segnalare la necessità di una riforma delle pensioni dei politici anche a livello dei consigli regionali, non è piaciuta a tutti. Così come la rinuncia irrevocabile al vitalizio dei deputati all’Assemblea regionale siciliana, che è stata bollata come una “presa in giro” da parte di Carlo Miceli, Segretario provinciale del Pd di Palermo. Il Quotidiano di Sicilia riporta delle sue dichiarazioni secondo cui “per non maturare il diritto alla pensione i Cinquestelle avevano un unico strumento: presentare le proprie dimissioni entro ieri.  Solo così, secondo la legge vigente, cioè l’unica cosa che conta, avrebbero rinunciato veramente e immediatamente ai privilegi di casta e, di conseguenza, essere realmente diversi dagli altri. Non lo hanno fatto. Il re è nudissimo, sono come gli altri”.

Senza dover attendere una riforma delle pensioni, c’è stata un’importante iniziativa della commissione Affari costituzionali del Senato, che ha messo a punto un testo unico per l’aggiornamento degli importi delle pensioni di guerra nei confronti dei grandi invalidi e loro superstiti. Lo ricorda pensionioggi.it, evidenziando che l’ultimo adeguamento degli assegni risaliva a una legge di 25 anni fa. Non si tratta di un numero molto alto di beneficiari, che anzi, più passa il tempo più si riducono. Per questo motivo Anna Giacobbe, relatrice del testo, ritiene che sia opportuno intervenire per rinnovare il riconoscimento che il Paese deve a queste persone. Nello specifico, la proposta di legge chiede di aumentare gli assegni del 5% a partire dal 1° gennaio 2018 e di varare un ulteriore incremento del 5% dal 1° gennaio 2019.

La riforma delle pensioni dei politici non verrà discussa questa settimana alla Camera, complice la “corsia preferenziale” che è stata data alla legge elettorale. Il Movimento 5 Stelle non intende però arretrare di un centimetro sulla battaglia relativa all’abolizione di quello che viene ritenuto un privilegio anacronistico. Così, in attesa che cominci la discussione sul ddl Richetti, il Movimento 5 Stelle Europa, sul blog di Beppe Grillo, ricorda che “in 18 Paesi europei (Austria, Croazia, Danimarca, Estonia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria) i deputati dei Parlamenti nazionali versano i contributi come tutti gli altri cittadini e percepiscono una pensione in base ai contributi che hanno versato nella loro vita lavorativa”. Per i pentastellati questi paesi “sono un modello da seguire”.

Vengono poi ricordati gli stati in cui esiste qualcosa di analogo allo “scandalo” dei vitalizi esistenti per i politici italiani. Si parla quindi del fatto che a Cipro dopo un mandato si ha diritto a 1.352 euro al mese, mentre in Francia il vitalizio è di 2.700 euro netti al mese e scatta a 65 anni. Inoltre, è possibile cumulare vitalizio e pensione. In Romania il vitalizio è di 1.540 euro e viene erogato anche in caso di fine anticipata della legislatura. In Gran Bretagna, il vitalizio si può percepire a 55 anni. I pentastellati concludono il post spiegando che se vinceranno le elezioni, “l'Italia farà parte di quell'Europa che non assegna privilegi ai politici e che mette i cittadini al primo posto. L'Europa è composta da tanti Stati diversi fra loro. Noi vogliamo portare i valori, le battaglie e il metodo 5 Stelle dentro le Istituzioni europee, denunciando le ingiustizie e imitando le buone pratiche. È una promessa!”.

Da sempre attenta ai temi della riforma delle pensioni, soprattutto quando hanno a che fare con le donne, Orietta Armiliato ha lanciato un sondaggio all’interno del Comitato Opzione donna social per sapere se si ritenga giusto che la legge dia la possibilità di continuare a lavorare, a determinate condizioni, a chi accede alla pensione. “È corretto o meno, secondo il vostro parere, che le norme diano la possibilità di continuare a prestare attività lavorative anche in presenza di una vigente situazione pensionistica?”, chiede Armiliato, specificando che la domanda nasce perché ritiene “possa essere interessante valutare, anche se su un campione ristretto, come la pensano le donne che sono in attesa di soluzioni previdenziali per raggiungere la quiescenza e/o che l'abbiano traguardata”. Per il momento c’è da dire che il Sì in questo sondaggio è nettamente avanti rispetto al No. 

La riforma delle pensioni sarà al centro di uno degli incontri sul territorio organizzati dalla Uil del Molise. Stamane, infatti, a San Martino in Pensilis, ricorda Il Giornale del Molise, si terrà un’iniziativa in cui si farà il punto sulla quattordicesima in arrivo a luglio, e che è stata soggetto a importanti modifiche con la Legge di stabilità, all’Ape che si spera possa partire concretamente presto e delle nuove forme di ricostruzione della carriera lavorativa e contributiva. “Parliamo di pensioni di oggi e di quelle di domani, consapevoli però come siamo che è dal lavoro, e solo con il lavoro, che può realizzarsi la piena libertà, la dignità delle persone”, evidenziano dalla Uil, sperando anche che l’eventuale chiusura anticipata della legislatura non vanifichi il lavoro fatto nei mesi scorsi sulla previdenza.

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