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Lavoro

I NUMERI/ Il "percorso" che porta il lavoro già a scuola

Il sistema duale è già realtà consolidata nei paesi del nord Europa. La sperimentazione iniziata in Italia è molto incoraggiante. MASSIMO FERLINI ci spiega perché

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I paesi europei con minore disoccupazione giovanile e con il migliore rapporto scuola-lavoro hanno nell'ambito della scelta formativa offerto ai giovani il sistema duale. Si tratta di percorsi scolastici finalizzati a dare una qualifica professionale attraverso formazione in aula e direttamente in un'azienda. Nei paesi del nord sono spesso percorsi formativi gestiti direttamente da grandi aziende o gruppi di imprese. Il rapporto con i sindacati e le associazioni di rappresentanza degli imprenditori hanno un ruolo nella programmazione e nella gestione. L'adeguamento dei corsi alla formazione delle nuove figure professionali richieste dalle trasformazioni produttive e tecnologiche è continuo. Il mismatching fra formazione scolastica ed esigenze delle imprese è molto ridotto.

Nel nostro Paese solo da pochi anni, con il rilancio della formazione professionale come possibilità di risposta all'obbligo scolastico, si è tornati a investire su percorsi finalizzati alla qualifica professionale e a percorsi di alternanza scuola-lavoro che permettessero di arrivare, in parallelo ai percorsi scolastici tradizionali, a diplomi e qualifiche di alta formazione. Una parte del Jobs Act ha dato un ulteriore impulso a tutto il sistema e con l'anno scolastico 2016 (dal gennaio) è arrivata anche in Italia la sperimentazione del sistema duale di scuola-lavoro.

In questi giorni è stato presentato il primo rapporto sui risultati del primo anno di sperimentazione. Data la responsabilità delle Regioni per la formazione professionale, lo schema italiano si presenta con un quadro non uniforme. Intanto solo 15 Regioni hanno aderito alla sperimentazione e, per le caratteristiche dell'offerta formativa e dell'esperienza lavorativa, mostrano molte differenze. In ogni caso la sperimentazione mostra risultati importanti che motivano a proseguire nell'esperienza avviata per renderla una modalità permanente. In questo senso si è mosso il governo, che ha proprio in questi giorni aumentato il finanziamento nazionale a sostegno della sperimentazione in corso.

Il risultato complessivo indica in 23.247 gli iscritti ai percorsi professionalizzanti offerti dal sistema duale: 21.297 ai percorsi di Istruzione e formazione professione, mentre 1.950 ai cosiddetti percorsi "modulari" finalizzati al rientro nella formazione. L'esistenza di una tradizione storica diversificata fra le diverse aree del Paese si riflette nella distribuzione degli iscritti che è fortemente squilibrata: 13.281 sono gli iscritti nelle regioni del nord, 5.374 al sud e solo 1.118 sono nel centro Italia.

Le modalità con cui in Italia è definito il percorso duale sono sottolineate dal prevedere almeno 400 ore annue dedicate al lavoro. Queste possono essere però realizzate con modalità diverse. Con inserimenti lavorativi veri e propri, attraverso contratti di apprendistato di primo livello (o apprendistato di secondo e terzo livello per diplomi e qualifiche tecniche superiori), o in alternativa attraverso "l'impresa formativa simulata" (alternanza scuola-lavoro fatta di laboratori, stages, incontri di orientamento lavorativo, ecc.). Sulle caratteristiche dell'alternanza pesano le scelte operate dalle singole regioni e purtroppo va registrato che solo 4 di esse (Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna) hanno previsto l'apprendistato di primo livello già per i corsi di Istruzione e formazione professionale nel primo triennio. Veneto, Liguria, Marche e Lazio l'hanno previsto, ma solo a partire dal quarto anno, quindi dopo la prima qualifica professionale.

Il risultato è che nel primo anno di sperimentazione abbiamo registrato 10.612 apprendisti di primo livello e 1.120 in alta formazione. Lo squilibrio territoriale è ancora più accentuato: 7.388 sono al nord, 2.061 al sud e 1.163 nel centro. Bolzano, che ha però una tradizione di sistema duale che precede la sperimentazione nazionale, ha ben 3.104 apprendisti di primo livello. Una forte crescita fin dal primo anno la registra la Regione Lombardia, che ha colto immediatamente l'opportunità di saldare il sistema duale al proprio sistema di I.e F.P. Seguono poi le altre regioni dove si evidenzia che, se il sistema si salda con percorsi di formazione professionale forti si ottengono risultati significativi, se invece si privilegia il percorso scolastico e si scollega l'apprendistato di primo livello dalla qualificazione professionale, l'incremento resta molto contenuto.

Per essere i dati relativi al primo anno di sperimentazione si può dire che anche nel nostro Paese il sistema duale si dimostra come un essenziale tassello delle politiche per il lavoro giovanile. I dati dimostrano che il sistema produttivo ha gradito la possibilità di collaborare con gli istituti di I. e F.P. per definire percorsi qualificanti e offrire da subito l'impresa come luogo di lavoro ma anche di formazione. Oltre 10.000 giovani hanno raggiunto il primo traguardo della qualifica professionale essendo già al lavoro tramite un contratto stabile come l'apprendistato di primo livello. 

È dell'altro giorno la notizia che in Lombardia, attraverso tutto il percorso fatto fra scuola-lavoro, vi è stato il primo diplomato. Quando si è avviata la riforma della formazione professionale e si è previsto che attraverso percorsi di lavoro fosse possibile poi tornare ai percorsi scolastici per ottenere le relative qualifiche, sembrava un sogno. Oggi la realtà ci dice che è possibile fare tutto il percorso scolastico lavorando. Non è più irrealistico proporre ai ragazzi, alla fine delle medie inferiori, di scegliere fra la scuola tradizionale e percorsi professionalizzanti che con il sistema duale, abbinato a contratti di apprendistato di primo, secondo e terzo livello, possono arrivare a qualifiche tecniche equivalenti alla laurea di primo livello.

Si può pagare per studiare, ma anche scegliere di lavorare per mantenersi e raggiungere comunque una qualifica pari a quella di chi frequenta solo corsi di studio. È una modalità nuova su cui continuare a investire per abbattere la disoccupazione giovanile e offrire un lavoro di qualità.

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