BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

PENSIONI/ Boeri e la "toppata" da evitare sugli assegni all'estero

Tito Boeri ha snocciolato dati sulle pensioni all'estero, puntando il dito contro una "anomalia" tutta italiana. Occorre però evitare una pericolosa crociata, spiega SERGIO LUCIANO

Tito Boeri (Lapresse) Tito Boeri (Lapresse)

"Lei deve smettere di fumare!". "Ma veramente io non fumo!". Allora smetta di bere!". Ma guardi, dottore, io non bevo!". "Mangi meno!". "Ma sono sempre dieta!". "Be', avrà pure qualche vizio!". "Effettivamente, mangio sempre qualche mentina la sera, mentre la guardo la tv!". "Ah, ecco! Niente più mentine!". La parte del medico alla vana ricerca di vizi da estirpare della vecchia barzelletta sembra ogni tanto recitarla Tito Boeri, il pur bravissimo presidente dell'Inps cui - in generale - va ascritto il merito di aver sempre permesso al suo Istituto di costituire una spina nel fianco dello storytelling roseo del renzismo sui conti pubblici con le sue puntuali e pungenti statistiche su lavoro, disoccupazione e inoccupazione. Stavolta però Boeri, durante un'audizione al Comitato permanente sugli italiani nel mondo presso la commissione Esteri della Camera, ha lanciato un missile terra-terra contro gli italiani all'estero che percepiscono pensioni fuori dai nostri confini: "C'è l'anomalia del fatto che eroghiamo delle prestazioni assistenziali, tipicamente concesse sulla base del principio di residenza", ha detto Boeri, "a persone che risiedono all'estero quando non c'è una soluzione di reciprocità: per esempio all'interno della Ue queste prestazioni assistenziali non vengono erogate".

Un'osservazione certo fondata sui rilievi statistici dell'Inps, che però apre le porte ad alcune implicazioni tutte da chiarire. Tra i pensionati italiani residenti all'estero strapagati dall'Inps ce ne sono alcuni che hanno versato pochissimo contributi e oggi percepiscono assegni sproporzionatamente pingui, ma ce ne sono anche molti altri che solo trasferendosi in paesi stranieri a basso costo della vita riescono a trasformare pensioni che in Italia sarebbero da fame in redditi decorosi. Guai se per castigare i primi si bastonassero anche i secondi. E nell'insieme, che questo squilibrio costi all'Italia un miliardo all'anno di spesa previdenziale che non si traduce in consumi interni è certo un "vulnus", che però sta alla più generale malattia del sistema previdenziale pubblico italiano come il consumo di qualche mentina sta alla buona o cattiva salute del protagonista della barzellettina iniziale.

"Nel 2016 le pensioni pagate all'estero dall'Inps sono state 373.265, per un importo complessivo di poco superiore a un miliardo", ha precisato Boeri alla Camera, aggiungendo che "più di un terzo delle pensioni pagate a giugno 2017 ha periodi di contribuzione molto brevi, sotto i tre anni; il 70% ha una contribuzione in Italia inferiore ai sei anni e l'83% ha una contribuzione inferiore ai 10 anni. Si tratta di durate contributive molto basse, a fronte di cui i beneficiari possono accedere a prestazioni assistenziali come l'integrazione al minimo o la quattordicesima. C'è dunque uno iato tra la quantità dei contributi e la possibilità di accedere alle prestazioni". Vero. "Parva materia", però. Ci vuol altro per raddrizzare le gambe al cane pazzo della previdenza italiana.

Certo, fa rabbia che l'Italia sia "uno dei pochi Paesi a riconoscere la portabilità extra Ue della parte non contributiva delle pensioni, mentre nell'ambito Ue questa opzione non è più data in virtù dei regolamenti comunitari", come dice Boeri. "Paghiamo così integrazioni al minimo e maggiorazioni sociali a persone che vivono e pagano le tasse altrove, riducendo il costo dell'assistenza sociale in questi Paesi mentre noi non abbiamo una rete di assistenza sociale di base per chi vive e paga le tasse in Italia". Ma le false pensioni d'invalidità da sole - e nonostante la "cura" applicata al problema dalla gestione Mastrapasqua - incidono ben di più. Quindi ben vengano i correttivi alla "bonanza" di chi con poca spesa lucra all'estero generose e immeritate integrazioni previdenziali. Ma giù le mani dagli anziani che riescono, in Bulgaria o Costa Rica, a campare bene con 1000 euro al mese di pensione. Guai se, riformando tanto per riformare, i nostri arguti parlamentari - gli stessi che hanno abolito le province lasciandone intatte le spese e sottraendo loro anche quel poco lavoro che facevano - per migliorare la situazione la pregiudicassero ulteriormente.

© Riproduzione Riservata.
COMMENTI
20/07/2017 - Ma chi toppa? (Giuseppe Crippa)

Spiace notare che questa volta sia Sergio Luciano a “toppare”, e con lui anche Guido Gazzoli. Tito Boeri non ha nulla da eccepire riguardo alla parte contributiva delle pensioni, che è giusto ciascuno si goda dovunque desideri, ma eccepisce – secondo me a ragione – sulla parte assistenziale degli assegni, che non dipende dagli anni di contribuzione ma viene erogata in funzione dell’età dei pensionati. Una badante dell’est, per esempio, dopo cinque anni di lavoro retribuito in Italia e sessantacinque anni di età, ha diritto a fruire di una piccola pensione (circa 50 Euro al mese) che già equivale ad una pensione media nel suo paese. Se resta in Italia, in mancanza di altri redditi, la sua pensione verrà integrata al minimo (più di 500 euro al mese). Tornasse nel suo paese con questa integrazione, godrebbe – a spese di noi italiani – di una pensione pantagruelica… A quanto pare, a Luciano e a Gazzoli sembra giusto così.

 
20/07/2017 - Dov'è il problema ? (Guido Gazzoli)

Non ho mai apprezzato Boeri e continuo a farlo perchè nella questione da Lui sollevata ( come tantissime altre ) finge di dimenticarsi del problema principale , e cioè che la tassazione delle pensioni in Italia è altissima . Il fenomeno dei pensionati all'estero , alcuni dei quali ricorrono pure a trucchi da Totò truffa per ingraziarsi l'assegno lordo , sono la causa di un'anomalia del sistema Italiano , che è poi generale....abbiamo la più alta tassazione ma senza il benchè minimo vantaggio , visto che lo stato sociale fa acqua da tutte le parti . Si scagliasse contro i mandarini del mondo politico o cerchi di porre le sue energie per diminuire un regime di tasse assolutamente iniquo .Ma ciò significherebbe andare contro il sistema , cosa che il nostro caro "Savonarola" Boeri si guarda bene dal fare...