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Lavoro

PENSIONI/ Ape, i sindacati a rapporto dal ministro Poletti (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017. Ape, i sindacati a rapporto dal ministro Poletti. Tutte le novità e le ultime notizie di oggi 21 luglio sui principali temi previdenziali

Riforma pensioni, Giuliano Poletti (Lapresse)Riforma pensioni, Giuliano Poletti (Lapresse)

IL MINISTRO POLETTI CONVOCA I SINDACATI

Com’era prevedibile, Giuliano Poletti ha deciso di convocare i sindacati per un nuovo confronto sulla riforma delle pensioni. L’appuntamento è per giovedì 27 luglio e, secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, sul tavolo potrebbero esserci degli interventi per agevolare il pensionamento delle donne, come la riduzione (si ipotizza fino a tre anni) dei contributi necessari all’accesso all’Ape social o per allargare la platea dei lavori gravosi legati all’Anticipo pensionistico agevolato, in modo da far sì che ci siano più lavoratori “salvaguardati” dal probabile aumento dell’età pensionabile che scatterà a partire dal 2019. Se dovesse essere intrapresa questa strada, sarebbe però molto probabile anche un intervento per rendere strutturale l’Ape social, che altrimenti cesserebbe i suoi effetti alla fine del 2018. Non è poi da escludere che si cominci ad affrontare il tema della pensione di garanzia per i giovani.

FURLAN: DOPO L'APE SOCIAL PRONTA UN'ALTRA BATTAGLIA

Annamaria Furlan, nel commentare il dato sulle domande presentate per l’accesso all’Ape social e a Quota 41, ha voluto ricordare l’importante accordo “fortemente voluto dal sindacato confederale l’anno scorso che ha modificato uno dei punti più sbagliati e socialmente iniqui della legge Fornero”. La Segretaria generale della Cisl ha evidenziato quello ritiene essere stato l’errore più grave del Governo Monti: aver “innalzato senza alcun confronto con il sindacato l’età pensionabile senza operare alcun distinguo tra chi svolge un lavoro particolarmente faticoso ed altre categorie professionali con lavori meno usuranti”. Dunque l’Ape social è riuscita a compiere un’importante operazione di equità. “Ora occorre disinnescare il rischio che nel 2019 si determini un ulteriore aumento dei requisiti pensionistici”, ha aggiunto Furlan, ricordando anche l’importanza di un intervento sulle future pensioni dei giovani.

L'AVVERTIMENTO DI SUSANNA CAMUSSO AL GOVERNO

Susanna Camusso non nasconde che gli interventi finora messi in campo con la riforma delle pensioni hanno sì provato a portare più equità nel sistema, ma ancora su questo punto resta molto da fare, considerando che l’innalzamento che c’è stato dell’età pensionabile ha creato non pochi problemi alle donne. Dunque oggi, secondo la leader della Cgil, occorre continuare a lavorare per l’equità, con un occhio di riguardo sulle nuove generazioni, che devono essere rassicurate sul fatto di poter accedere al sistema pensionistico. Per la sindacalista bisogna quindi ragionare sulla pensione di garanzia, di modo che chi ha avuto o avrà una carriera discontinua non venga penalizzato. Camusso non dimentica poi la battaglia per bloccare l’aumento dell’età pensionabile che potrebbe scattare dal 2019: "Fossi il governo - ha detto - mi guarderei bene dal dare per scontato che si possa aumentare di cinque mesi l'aspettativa di vita. Siccome siamo le organizzazioni sindacali faremo di tutto perché questo non avvenga".

DONA (UNC) CONTRO LE PAROLE DI BOERI

Tito Boeri ha evidenziato come le pensioni erogate all’estero ammontino a poco più di un miliardo di euro, che non rientrano nell’economia italiana sotto forma di consumi. Tuttavia Massimiliano Dona fa notare che quello che ormai viene definito il “turismo previdenziale” è dovuto al fatto che nel nostro Paese si pagano troppe tasse e c’è un alto costo della vita. “Se il Portogallo è diventato l’Eldorado degli ultrasessantenni è perché basta vivere 183 giorni l’anno nel Paese, assumere lo status di residente non abituale e per dieci anni la pensione è esentasse. I prezzi, poi, sono molto vantaggiosi. Ecco perché chi ha periodi di contribuzione molto bassi è costretto ad emigrare all’estero. Si tratta di famiglie che se vivessero in Italia non avrebbero abbastanza per poter vivere e rientrerebbero nella fila dei poveri assoluti”, spiega il Presidente dell’Unione nazionale consumatori secondo quanto riporta Agenpress. Dona fa anche notare che gli incrementi maggiori di pensioni erogate all’estero si registrano in paesi come Romania, Marocco, Cuba o Polonia. Luoghi dove con 800 euro si è benestanti, mentre in Italia non si arriverebbe a fine mese.

ACERBO (RC) CRITICA POLETTI

Giuliano Poletti ha criticato la Legge Fornero, perché ha previsto un brusco incremento dell’età pensionabile. Tuttavia per Maurizio Acerbo, il ministro del Lavoro con le sue parole mostra solo “irritante ipocrisia”. “Il Pd prima vota le porcherie contro lavoratori e lavoratrici poi, all’approssimarsi delle elezioni, finge una sensibilità sociale e di sinistra per abbindolare elettori”, dichiara il Segretario nazionale di Rifondazione comunista, che “se a Poletti non piace la legge Fornero, dovrebbe immediatamente proporre alla sua maggioranza di abrogarla o modificarla radicalmente”. Oltretutto spiega al ministro che “dovrebbe farlo ora che è al governo e non prometterlo per un futuro improbabile. Non dicano che non c’è tempo visto che allora ci misero pochi giorni per rovinare la vita a milioni di persone”. Ancora una volta, quando si parla di Legge Fornero le polemiche non tardano ad arrivare.

SACCONI CHIEDE UNA DIFFERENZIAZIONE PER LE DONNE

In questi giorni si discute del possibile aumento dell’età pensionabile a partire dal 2019 e un’ipotesi che si sta facendo largo, sostenuta anche da Tommaso Nannicini, è quella di bloccare questo incremento solo per alcune categorie di lavoratori. Quest’idea non piace però a Maurizio Sacconi, che sul blog di Amici di Marco Biagi segnala come rimanga “vincolato alla prospettiva dei 67 anni il grande ceto medio che va dall’operaio specializzato all’impiegato, al quadro”. Cosa che crea “percezioni di ingiustizia e sentimenti di sfiducia nello Stato”. Anche perché nel frattempo sono stati impegnati 20 miliardi di euro sulle pensioni, ma la situazione per la maggior parte dei cittadini pare destinata a restare immutata. Secondo l’ex ministro del Lavoro, l’unica differenziazione che sarebbe accettabile “riguarda le donne che hanno avuto percorsi lavorativi discontinui e non possono accedere alla pensione di anzianità contributiva”.

BOERI: DAGLI IMMIGRATI CONTRIBUTO PARI ALL'1% DEL PIL

Tito Boeri torna a parlare del contributo degli immigrati al sistema pensionistico italiano. In audizione alla commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza dei migranti, il Presidente dell’Inps ha evidenziato che i contributi sociali versati dai migranti, a fronte dei quali non hanno ricevuto ancora nessuna pensione, sono pari a circa un punto percentuale di Pil. “Gli immigrati regolari versano ogni anno 8 miliardi di contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi per le casse dell’Inps”, ha spiegato Boeri, che ha anche sottolineato che gli immigrati che arrivano in Italia sono sempre più giovani. Quelli che tra di loro contribuiscono all’Inps e hanno meno di 25 anni sono il 35%. Inoltre, ha parlato di un gap salariale tra italiani e migranti che è pari circa al 15%.

PROIETTI INSISTE SUL BLOCCO DELL'ETÀ PENSIONABILE

I sindacati hanno fatto capire che non intendono arretrare rispetto alla richiesta di blocco dell’aumento dell’età pensionabile che dovrebbe scattare nel 2019. Domenico Proietti ribadisce questa posizione spiegando che “bisogna sterilizzare il prossimo adeguamento all’aspettativa di vita per l’accesso alla pensione”, in quanto “questo legame con il conseguente aumento dell’età di pensionamento, introdotto dal ministro Sacconi, aveva un senso nel 2009, ma dopo i provvedimenti Monti-Fornero, che hanno in pratica elevato l’accesso alla pensione di circa 6 anni, abolendo il sistema delle quote e accelerando bruscamente l’allineamento dell’età prevista per le donne a quelle degli uomini, è divenuto una vera e propria crudeltà per le lavoratrici e i lavoratori”. In una nota il Segretario confederale della Uil ricorda anche che negli altri paesi dell’Ue mediamente l’età di pensionamento è di oltre due anni inferiore a quella italiana attuale. Dunque “il congelamento dell’adeguamento ha un preciso fondamento”.

BARBAGALLO: NON SI PUÓ ANDARE IN PENSIONE TUTTI ALLA STESSA ETÀ

Secondo Carmelo Barbagallo, “non si può andare in pensione tutti alla stessa età”. Per questo, ha evidenziato il Segretario generale della Uil, occorre evitare che ci sia l’incremento dell’età pensionabile a partire dal 2019. Il sindacalista ha anche spiegato che bisogna fare qualcosa per i giovani e il loro futuro previdenziale, a partire da investimenti che possano favorire la ripresa economica e quindi una nuova fase di creazione di posti di lavoro. Inoltre, sarebbe utile fornire ai giovani delle garanzie minime sulla loro pensione. Barbagallo ha quindi sostenuto la necessità di introdurre “una contribuzione integrativa per i giovani - oltreché per le donne che si occupano della cura della famiglia - che, altrimenti, rischiano di non avere una pensione decente”. Il leader della uil ha quindi sottolineato che “questo è l'obiettivo che ci prefiggiamo di raggiungere nel confronto in atto con il Governo”.

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