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Lavoro

Pensioni/ Damiano: dal Ddl Richetti rischi per tutti i cittadini (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017. Damiano: dal Ddl Richetti rischi per tutti i cittadini italiani. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

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DAMIANO: DAL DDL RICHETTI RISCHI PER TUTTI I CITTADINI

La Camera ha approvato il ddl Richetti che interviene sui vitalizi dei parlamentari, ma Cesare Damiano ha deciso di non partecipare alla votazione e continua a non essere d’accordo sul ricalcolo degli assegni in essere degli ex deputati e senatori. A Repubblica ha infatti spiegato che “oggi vale per il parlamentari e un domani potrebbe valere per i normali lavoratori autonomi o dipendenti, sia per quanto concerne le pensioni in essere, sia per quelle che verranno liquidate nei prossimi anni. Un principio che ho sempre combattuto con tutte le mie forze”. Con il Corriere della Sera l’ex ministro è più esplicito, spiegando che ora “si apre una breccia nel principio che non si possono cambiare retroattivamente le pensioni”. Il Presidente della commissione Lavoro della Camera ha anche detto di essere andato in pensione nel 2008 e di aver rinunciato ad avere un assegno parametrato sulla sua retribuzione da ministro. “Ho preso la mia pensione dell’Inps, con quarant’anni di contributi”, spiegato. 

INCONTRO TRA GOVERNO E SINDACATI: IL RISCHIO FLOP

Oggi è in programma un nuovo incontro tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni. Secondo Il Manifesto c’è il rischio che questo nuovo confronto si riveli un flop, viste anche le aspettative. In particolare il quotidiano evidenzia come il tema che forse interessa più di tutti gli italiani riguarda il possibile aumento dell’età pensionabile a partire dal 2019. “Bloccarlo però costa circa 1,5 miliardi l’anno e il governo non ha la minima intenzione di spenderli. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti inoltre ha già messo le mani avanti: fino all’ufficializzazione dell’Istat delle reale entità dei mesi non si esprimerà in materia. Notizia che arriverà a fine settembre e che dunque permetterà al governo di rimandare qualsiasi impegno”. Certo ci sono altri temi sul tavolo, in particolare la pensione di garanzia per i giovani, ma non è detto che si riesca a entrare nel vivo della fase due già oggi come vorrebbero i sindacati.

LE PRIORITÀ NEL CONFRONTO TRA GOVERNO E SINDACATI

Si avvicina la ripresa del confronto tra Governo e sindacati e Annamaria Furlan ha ricordato che “le priorità saranno giovani, donne e pensionati”. La Segretaria generale della Cisl, intervistata dal Tg3, ha infatti spiegato che sul tavolo ci sarà senz’altro la proposta di una pensione di garanzia per i giovani. Finora su questa tema non è stato specificato quali sarebbero i costi di tale intervento e a chi sarebbe in particolare rivolto. Se, infatti, i beneficiari fossero tutti gli assunti dopo il 1996, anno di introduzione del sistema contributivo, la platea sarebbe piuttosto ampia. Dato però che la misura scatterebbe solo per chi si ritrovasse con assegni futuri piuttosto bassi, gli effettivi beneficiari potrebbero essere meno. Per quanto riguarda le donne, Furlan ha ricordato che per molte di loro è quasi impossibile avere una continuità di contributi in grado di consentirgli l’accesso, per esempio, all’Ape social. Per questo si potrebbe riconoscere il lavoro di cura delle donne verso i figli e verso i genitori anziani, in modo che abbia valore ai fini pensionistici.

Un altro tema sul tavolo è quello relativo alle pensioni in essere, la cui rivalutazione è ferma da tempo. I sindacati vorrebbero che si usasse un criterio diverso rispetto a quello dell’andamento dei prezzi. La sindacalista non ha però dimenticato un altro punto di cui si dibatte molto nelle ultime settimane: il possibile aumento dell’età pensionabile a partire dal 2019. “Si può agire, ad esempio dicendo che non ogni due ma ogni cinque anni può scattare l'aspettativa di vita e bisogna anche vedere se questa aspettativa di vita si prolunga veramente oppure no. A seconda del lavoro che si fa le prospettive sono ben diverse”, ha spiegato.

CODACONS CONTRO PD E FORZA ITALIA

La votazione alla Camera del ddl Richetti non è ancora avvenuta e il Codacons in una nota si scaglia contro chi ritiene che la proposta di legge si incostituzionale. “Da Pd e Forza Italia assistiamo in queste ore ad una sceneggiata inutile, in cui si tira in ballo la presunta incostituzionalità di provvedimenti normativi che tagliano pensioni e vitalizi dei parlamentari”, ha spiegato Carlo Rienzi, ricordando come la Corte Costituzionale “abbia più volte affermato che spetta al legislatore stabilire la misura dei trattamenti pensionistici ed eventuali variazioni, purché si rispetti il criterio della ragionevolezza, che non pare proprio venga meno nella proposta di legge del deputato Pd Matteo Richetti al vaglio della Camera”. Il Presidente del Codacons si chiede “come mai questi soloni della giustizia che siedono in Parlamento non abbiano protestato con la stessa solerzia quando sono state tagliate le pensioni degli italiani e gli stipendi dei dipendenti pubblici, anch’essi diritti acquisiti al pari dei vitalizi della casta politica”.

L'INGIUSTIZIA DA SANARE SUL CUMULO CONTRIBUTIVO

Nel confronto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni in programma domani sembra esserci anche la possibilità di prevedere un’Ape disegnata apposta per le donne o comunque delle agevolazioni per il loro accesso all’Ape social, accogliendo quindi la proposta di valorizzare i lavori di cura delle italiane avanzata, tra gli altri, anche dal Comitato Opzione donna social. Orietta Armiliato ha spiegato, in un’intervista a BlastingNews, che c’è sicuramente un’aspettativa per vedere concretizzata la possibilità di anticipare il pensionamento per molte italiane che svolgono un’importante lavoro attualmente non riconosciuto. Ma ha anche ricordato che sarebbe importante che si risolvesse una volta per tutte l’ingiustizia relativa al cumulo contributivo gratuito, che non può essere ancora utilizzato per accedere a Opzione donna o all’ottava salvaguardia degli esodati.

RAISI CON IL DDL RICHETTI SENZA PENSIONE E VITALIZIO

Da Enzo Raisi, ex deputato di Alleanza Nazionale e del Pdl, arriva uno sfogo contro il ddl Richetti. Su Facebook scrive infatti di aver smesso di versare i contributi Inps una volta entrato in Parlamento, così da non cumulare la pensione e il vitalizio. “Ho pagato per 15 anni i contributi per il vitalizio, solo per i due anni e mezzo della legislatura Prodi che è durata 2 anni e mezzo ho sborsato oltre 50 mila euro per i due anni e mezzo mancanti”, scrive Raisi, aggiungendo che se passasse il Ddl Richetti lui non potrà avere né la pensione dell’Inps, né il vitalizio. “Ho detto che rinuncio al vitalizio e a tutti i diritti però che almeno mi ridessero indietro i soldi versati e mi rispondono che è impossibile, non li hanno. Se aggiungo che ho fatto 25 anni il consigliere comunale e l'assessore per i quali giustamente non è previsto alcuna pensione ho fatto bingo. Ringrazio il mio Paese ho solo fatto male a fare politica e a non rubare questa la sintesi. Grazie di cuore Italia vi meritate solo i ladri questo è quello che meritate”, è la sua conclusione.

BRAMBILLA CONTRO BOERI

Non accennano a diminuire le polemiche sulle parole di Boeri a proposito dell’apporto degli immigrati al sistema pensionistico italiano. Alberto Brambilla, intervistato da Il Giornale, ha infatti spiegato che “per i conti dell'Inps gli immigrati sono indispensabili come lo siamo tutti noi. Il 90% del sistema previdenziale è sostenuto dagli italiani”. Il Presidente del Centro studi Itinerari previdenziali ha specificato anche che oltre due terzi degli extracomunitari rappresentano manodopera a bassissima professionalità, in gran parte destinata da macchine o robot. “La manodopera straniera dovrà essere riconvertita, ma è già difficile riqualificare i disoccupati italiani. Se teniamo conto di tutto, gli stranieri sono un peso per la nostra economia, non una risorsa. Non producono valore aggiunto, presto sarà gente da assistere o rimpatriare”, ha aggiunto.

SINDACATI CHIEDONO RIFORMA INPS

In una dichiarazione congiunta, i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Roberto Ghiselli, Maurizio Petriccioli e Domenico Proietti, ricordano che da anni i sindacati chiedono una riforma della governance dell’Inps, “che metta fine alla gestione monocratica del più grande ente previdenziale d’Europa, che ha provocato palesi disfunzioni e disservizi nella vita dell’istituto”. I tre in questo senso ricordano anche che “il tentativo di scaricare sul Civ dell’Inps responsabilità proprie dell’ente di gestione è talmente incredibile che si commenta da sola”. Secondo i sindacalisti occorre dunque una governance ispirata al modello duale e partecipato, potenziando il ruolo dei consigli di strategia e di vigilanza, cui andrebbero affidati compiti di controllo e anche di sanzione nel caso venissero prese scelte non coerenti da parte dell’organismo di amministrazione. “Tutti i soggetti rappresentativi degli interessi del mondo economico e del lavoro, devono avere voce in capitolo e influenza nelle diverse fasi della vita di enti il cui finanziamento è a carico dei lavoratori e delle imprese stesse”, aggiungono, sollecitando una pronta riforma dell’Inps.

PRONTO TAGLIANDO PER L'APE

Governo e sindacati torneranno a incontrarsi giovedì sulla cosiddetta fase due della riforma delle pensioni. Tuttavia si guarderà anche “indietro”, ovvero all’Ape. Secondo quanto scrive La Stampa, infatti, è facile immaginare che venga fatto una sorta di “tagliando” per l’Anticipo pensionistico versione social, in virtù delle domande che hanno superato il numero previsto dal Governo alla fine dello scorso anno. Se l’Inps non respingerà domande, sono circa 6.000 coloro che vedranno spostarsi l’accesso all’Ape social al 2018, andando però di fatto a togliere altrettanti posti dalla graduatoria dell’anno prossimo. Dunque nella Legge di bilancio si potrebbe provvedere a un aumento delle risorse stanziate o persino trasformare la misura da sperimentale in strutturale. Non è escluso poi che venga rivista la platea dei beneficiari e nei giorni scorsi ci sono state alcune dichiarazioni che lasciano pensare che ciò possa avvenire. In particolare si è parlato anche di “agevolare” l’accesso delle donne all’Ape social, prevedendo una sorta di sconto sugli anni contributivi richiesti.

Per Cgil, Cisl e Uil resta in ogni caso importante riuscire a prevedere anche un intervento relativo al previsto aumento dell’età pensionabile a partire dal 2019. Sembra che l’orientamento sia quello di fare in modo che tale incremento non ci sia per alcune tipologie di professioni. Altro tema al centro del dibattito è quello della pensione di garanzia per i giovani. La soluzione sembra essere di fatto individuata, ma occorre capire se è finanziariamente sostenibile.

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