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VISITE FISCALI/ La finta soluzione per i “furbetti” della malattia

Marianna Madia ha deciso di combattere il fenomeno delle false malattie, intervenendo sul sistema delle visite fiscali. Per SERGIO LUCIANO la soluzione trovata non è quella giusta

Marianna Madia (Lapresse) Marianna Madia (Lapresse)

La ministra meno visibile del poco visibile governo Gentiloni, Marianna Madia, ha preso la scure e vuol tagliare le false malattie dei lavoratori dipendenti. Sacrosanto principio. Per riuscirci, si concentra su quella particolarissima figura di pubblico ufficiale della scienza che è il medico di controllo, quello che dovrebbe verificare l’autenticità delle ragioni di salute che vengono presentate nelle richieste di assenza per malattia. Chiave dell’”atto di indirizzo” che attiva la miniriforma è l’affidamento all’Inps dei controlli sui dipendenti della Pubblica amministrazione che finora erano stati fatti dalle Asl.

L’obiettivo, spiega il documento, di tre pagine, è quello di “uniformare e migliorare l’efficienza del sistema degli accertamenti”. E la miniriforma va verso l’assegnazione di premi ai medici che effettuano le visite di controllo a casa dei dipendenti o nelle strutture, con la congiunta assegnazione, però anche, di obiettivi da raggiungere: nel testo del cosiddetto “atto di indirizzo” ministeriale si prevedono infatti indennità orarie sulla base di disponibilità “e maggiorazioni proporzionate al numero di visite di controllo domiciliari e ambulatoriali ed eventualmente legate a specifici obiettivi”.

Fermiamoci un momento. Intervenire sull’origine dei “furbetti dell’assenza”, cioè la truffa sanitaria di coloro che millantano malattie mai avute, è giusto. Il “come”, però, è determinante. Siamo il Paese - ricordiamocelo! - in cui le pensioni di invalidità sono 2 milioni e 900 mila e vengono erogate al Sud per il 44%, pur avendo il Sud meno di un terzo dei 56 milioni di abitanti dell’Italia intera. Al Sud ci sono il doppio degli invalidi che al Nord. Cagionevolezza territoriale? Improbabile. Benevolenza dei medici? Probabile.

Nonostante almeno dieci anni di dichiarazioni bellicose dell’Inps contro questa piaga e dopo qualche risultato evidentemente transitorio ottenuto dalla gestione Mastrapasqua, il fenomeno non si è risanato. Ora, l’Inps che non riesce a “curare se stesso” dovrebbe riuscire a sanare la piaga delle furbate dei falsi-malati? Le assenze dal lavoro per malattie finte sono la stessa cosa, hanno la stessa origine dei falsi invalidi. E la categoria medica è la stessa. Non è tanto collusa coi furbi: è piuttosto timorosa, e nel 90% dei casi con piena ragione. Dire a uno che ti lamenta un malessere: “Non hai niente, vai a lavorare!”, è una responsabilità enorme. Tu, medico, esci dalla stanza del finto malato sicuro di aver fatto il tuo dovere, e quello dopo mezz’ora si presenta in un pronto soccorso ostentando una crisi di vertigini e schiantandosi per terra davanti agli infermieri, che a quel punto lo tengono lì in osservazione per un giorno, e probabilmente lo portano da un altro medico che, oberato di lavoro, confermerà un giorno di riposo... La capacità di simulazione della gente è incredibile, per le persone serie. Incredibile ma vera.

E del resto, la responsabilità medica è una delle materie più bersagliate dai tribunali italiani. Medici inquisiti per supposte negligenze sono all’ordine del giorno. Le statistiche dicono che le cause pendenti contro i medici sono 300 mila, al secondo posto per tipologia dopo le cause per la RcAuto. E si calcola che i costi della cosiddetta “medicina difensiva”, cioè tutti gli accertamenti ordinati dai medici al solo scopo di “non farsi dire” di non aver prescritto tutte le analisi possibili, sono ben 13 miliardi di euro. Adesso si presenta la Madia e con tre paginette risolve il problema?

Meritorio averci pensato, meritorio persino averci provato, assai meno fingere di averlo risolto.

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