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Lavoro

Pensioni/ Ape social e Quota 41: i cambiamenti annunciati dal Governo (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017. Ape social e Quota 41: i cambiamenti annunciati dal Governo. Tutte le novità e le ultime notizie di oggi 5 luglio sui principali temi previdenziali

Riforma Pensioni 2017, LapresseRiforma Pensioni 2017, Lapresse

Governo e sindacati ieri si sono incontrati per discutere di riforma delle pensioni e hanno affrontato anche alcune problematiche relative alla presentazione delle domande per l’Ape social. Secondo quanto scrive Il Sole 24 Ore, il Governo ha deciso di fornire un’interpretazione dei decreti attuativi che consente l’accesso all’Anticipo pensionistico agevolato anche a  quei disoccupati “che hanno interrotto la Naspi (o un altro ammortizzatore sociale) per un contratto a termine che si è concluso, e sono rimasti senza strumenti di sostegno al reddito per oltre tre mesi”. Inoltre, è stato deciso che quei lavoratori dell’edilizia che hanno difficoltà a reperire la documentazione necessaria da parte delle aziende presso cui hanno prestato servizio per farsi certificare l’attività gravosa svolta,  “potranno far riferimento alle casse edili”. Altra novità importante emersa: “gli operatori socio sanitari del pubblico saranno equiparati a quelli del privato, tra i lavori gravosi che hanno diritto all’Ape social”.

I sindacati si preparano all’assemblea unitaria del 13 luglio per fare il punto sulla cosiddetta fase due della riforma delle pensioni. Vincenzo Tortorelli ha ricordato alcuni dei temi che saranno sul tavolo, a partire dal futuro previdenziale dei giovani, per i quali i coefficienti di calcoli oggi esistenti sarebbero piuttosto penalizzanti, senza dimenticare che l’aumento dell’aspettativa di vita potrebbe costringerli a maturare i requisiti pensionistici molto in là negli anni. Il Segretario regionale della Uilp Basilicata, secondo quanto riportato da lasiritide.it, ha evidenziato il gap esistente tra Nord e Sud Italia per quel che riguarda la copertura delle pensioni con i contributi versati dai lavoratori: al Nord si arriva all’86,68%, mentre al Sud si scende al 51%, con regioni come la Calabria e la Basilicata dove si arriva al 25%. 

Tito Boeri ha presentato oggi in Parlamento il rapporto annuale dell’Inps, da cui emerge che oltre 5,8 milioni di italiani percepisce una pensione inferiore a 1.000 euro al mese. Addirittura ci sono quasi 1,7 milioni di cittadini che prendono meno di 500 euro. Boeri, nel corso della presentazione, ha voluto ricordare che sono 150 su 440 le prestazioni di natura pensionistica che l’Inps eroga. “Non siamo perciò più solo erogatori di pensioni”, ha detto, spiegando che sarebbe opportuno che il Parlamento cambiasse la denominazione dell’Inps, facendola diventare Istituto nazionale della protezione sociale. Ha anche spiegato che basterebbe una legge di quattro righe per raggiungere questo obiettivo.

Lavorare fino a 85 anni: di questo, ricorda Il Sole 24 Ore, si sta discutendo in Giappone, dove al momento esiste un sistema di pensionamento a due stadi: a 60 anni occorre lasciare il posti di lavoro ben remunerati; a quel punto è possibile continuare a lavorare con stipendi più bassi per altri 5 o 10 anni, fino al definitivo pensionamento. “Molte aziende però si stanno accorgendo dell’errore di questa politica di breve respiro che elimina un patrimonio di conoscenze costruite nel tempo”. Per questo, quindi, si sta pensando di allungare l’età di pensionamento definitivo, fino ad arrivare, magari, a non porre più un limite anagrafico. Il quotidiano di Confindustria ricorda che secondo l’Ocse in Giappone c’è la percentuale più elevata di over 65 con un’occupazione. Cosa che fa sì che gli over 65 anni stessi siano una fetta importante di consumatori.

Il rapporto annuale dell’Inps ha fatto emergere un dato che Massimiliano Dona bolla come “una vergogna” per il Paese. Sono stati infatti 5,8 milioni i pensionati (il 37,5% del totale) che hanno percepito un assegno inferiore ai 1.000 euro al mese. “Questo dato dimostra che la quattordicesima non è sufficiente, specie perché non commisurata al reddito Isee della famiglia”, afferma il Presidente dell’Unione nazionale consumatori in una nota, in cui quindi commenta anche la novità della riforma delle pensioni contenuta nella Legge di bilancio recentemente attuata, ovvero la quattordicesima. “Serve maggiore equità nella distribuzione delle poche risorse disponibili, altrimenti si rischia di dare troppo a chi non ne ha affatto bisogno e di dare poco a chi non può arrivare alla fine del mese”, aggiunge Dona.

Matteo Renzi torna a rivendicare i risultati della sua riforma delle pensioni inserita nella Legge di bilancio. Sulla sua pagina Facebook, infatti, l’ex Premier ha scritto: “Oggi 350 persone parlano di alleanze, coalizioni, legge elettorale. Nel frattempo 35.000 persone ottengono l'Ape Social, l'anticipo pensionistico, 350.000 diciottenni scaricano il Bonus cultura e addirittura 3.500.000 di persone che hanno le pensioni minime vedono arrivare la quattordicesima”. Il Segretario del Pd rincara poi la dose scrivendo che sta ricevendo molto lettere “da tantissime pensionate e pensionati che non ci credevano e che ora vedono la promessa trasformarsi in realtà. Sono tre milioni e mezzo di persone a cui le misure dei #millegiorni danno concretamente una mano”. Renzi oppone questa sua “politica dei risultati” a quella “delle chiacchiere, dei salotti, delle ideologie”.

Oggi governo e sindacati tornano a discutere di riforma delle pensioni. Ma prima di entrare nel merito della cosiddetta fase due 2, Cgil, Cisl e Uil vorrebbero che l’esecutivo garantisse che non ci sarà un aumento dell’età pensionabile a partire dal 2019. Lo scrive Il Messaggero, spiegando che dopo le indiscrezioni emerse nei giorni scorsi, circa la possibilità di modificare i requisiti pensionistici in base all’aspettativa di vita, le organizzazioni sindacali vogliono riuscire a ottenere un “congelamento” degli attuali requisiti, quanto meno per altri due anni. Difficile poi che si possa entrare nel merito della fase due prima del 13 luglio, data in cui si terrà l’assemblea unitaria tra i sindacati. Più facile quindi che oggi si parli di requisiti pensionistici e di Ape, visto che ancora quella volontaria non è utilizzabile, nonostante fosse stato dato che lo sarebbe stata dal 1° maggio.

Oggi potrebbe essere una giornata difficile per chi si recherà negli uffici dell’Inps. È lo stesso sito dell’Istituto nazionale di previdenza sociale a far sapere che per la giornata di oggi “è stata indetta un’assemblea nazionale di tutto il personale dell’Istituto” e che quindi “si potrebbero verificare disagi e rallentamenti per l’accesso e l’erogazione dei servizi presso le sedi Inps”. Fortunatamente le domande per l’accesso all’Ape social vanno presentate tramite piattaforma telematica e dunque non occorre presentarsi fisicamente a uno sportello. Tuttavia i disagi potrebbero esserci per coloro che hanno bisogno di altro genere di servizi, anche non previdenziali, dall’Inps, che, per esempio, si occupa anche dell’erogazione dei sussidi di disoccupazione. C’è da sperare che i disagi per gli utenti siano quindi limitati.

Oggi Governo e sindacati tornano a confrontarsi sulla riforma delle pensioni, nell’ambito della cosiddetta fase due. Roberto Ghiselli ha spiegato all’Agi che l’obiettivo principale è cercare di “dare risposte ai giovani che hanno carriere fragili e discontinue”. Risposte che non possono arrivare tramite la previdenza complementare, perché “chi non riesce a costruire il primo pilastro non può neanche costruire il secondo”. Del resto non è semplice immaginare che chi ha carriere discontinue possa permettersi di avere una pensione integrativa. Il Segretario confederale della Cgil ha quindi spiegato che la proposta dei sindacati è quella di utilizzare meccanismi di tipo solidaristico basato sulla previdenza pubblica.

“Si tratta di premiare la presenza e l'attività nel mondo del lavoro, non di dare a tutti una pensione minima garantita. A chi è disoccupato e segue un periodo di formazione, chi ha il part-time, chi fa lavori di cura, chi ha contributi bassi come collaboratori, lavoratori pagati con i voucher, colf che lavorano poche ore: a tutti costoro va valorizzato un periodo contributivo ulteriore”, a spese della fiscalità generale. Tuttavia il sindacalista ha ricordato che “il meccanismo che proponiamo costa meno della pensione minima per tutti e degli interventi assistenziali di soccorso alla povertà”. Un altro tema caldo che i sindacati vorranno affrontare è quello del meccanismo che lega i requisiti pensionistici all’aspettativa di vita. “Chiederemo che sia modificata la legge”, ha detto a questo proposito Ghiselli.

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