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Lavoro

PENSIONI/ Berlusconi rilancia: minime a 1.000 euro (ultime notizie)

Riforma pensioni 2017: Berlusconi rilancia l'idea di portare le minime a 1.000 euro. Tutte le novità e le ultime notizie di oggi 8 luglio sui principali temi previdenziali

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In questi giorni gli italiani hanno ricevuto, dopo la riforma delle pensioni contenuta nella Legge di bilancio, la quattordicesima aumentata o per la prima volta: una misura che riguarda le pensioni di importo più basso. E su questo fronte ci sono da registrare le nuove dichiarazioni di Silvio Berlusconi, che intervistato da Rai Uno, oltre a smentire ogni possibile alleanza con il Pd, conferma la volontà di non lasciare la politica e di voler vincere le elezioni con il centrodestra unito. Quanto al programma per il leader di Forza Italia è chiaro che bisogna ridurre le tasse alle famiglie e alle imprese, introdurre un “reddito di dignità” e innalzare a 1.000 euro l’importo delle pensioni minime. “E io sono credibile quando lo dico perché lo abbiamo già fatto. Tutto questo certamente non lo possono fare i governi della sinistra”, evidenzia altresì Berlusconi.

Continua a far discutere l’ipotesi che l’età pensionabile possa salire nei prossimi anni, a partire dall’innalzamento a 67 anni dal 2019 fino ad arrivare all’ipotesi, paventata da Giorgio Alleva secondo cui, con il ritmo di crescita dell’aspettativa di vita attuale, si possa arrivare nel 2051 a 69 e 9 mesi. Roberto Ghiselli, proprio partendo dalle dichiarazioni del Presidente dell’Istat, segnala la necessità che il Governo intervenga per bloccare il meccanismo che lega i requisiti pensionistici all'età pensionabile. Il Segretario confederale della Cgil aggiungere che “tale richiesta è stata formulata unitariamente da Cgil, Cisl e Uil nell'incontro di martedì scorso al ministero del Lavoro, e verrà ribadita nell'iniziativa nazionale unitaria del prossimo 13 luglio”. Non resta che vedere quale sarà la risposta dell’esecutivo, che sinora ha detto di voler rimandare ogni decisione all’autunno.

Ai fini pensionistici è riscattabile anche il servizio civile universale, con oneri a carico dei lavoratori, come previsto per quello nazionale. Lo ha precisato la Circolare Inps 108/2017 con cui ha dettato la disciplina in seguito all'introduzione del servizio civile universale. Per l'esercizio del riscatto bisogna fare riferimento alle disposizioni che regolano il riscatto dei periodi corrispondenti al servizio civile nazionale, su base volontaria, successivi al primo gennaio 2009. Il riscatto può essere esercitato dagli iscritti al FPLD, alle gestioni dei lavoratori autonomi, alle forme sostitutive ed esclusive dell'AGO e alla Gestione Separata. Il sito pensionioggi.it ha proposto un esempio di calcolo: riguarda il riscatto di 12 mesi di servizio civile nel FPLD per un lavoratore retribuito con 20mila euro nell'ultimo anno. Costerà circa 6.600 euro. Gli oneri da riscatto, totalmente a carico dell’interessato, possono essere versati nei regimi previdenziali di appartenenza in unica soluzione o in un massimo di 120 rate mensili (10 anni) senza l'applicazione di interessi per la rateizzazione. (agg. di Silvana Palazzo)

A quanto pare l’Inps non ha ancora fornito risposta alle domande presentate in relazione all’accesso all’Ape social e Alla Quota 41. Sempre dalla pagina Facebook Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti, chi aveva segnalato di aver ricevuto un riscontro negativo dall’Istituto nazionale di previdenza sociale (di cui vi avevamo parlato qui) ha poi specificato che attraverso l’intermediario di riferimento ha scoperto che si trattava di una risposta a un’altra domanda spedita contemporaneamente per pensione anticipata con salvaguardia. Una domanda che l’interessato non sapeva nemmeno di aver fatto, ma che l’intermediario, per routine, presenta comunque. Dunque non resta che attendere che l’Inps faccia davvero pervenire la risposta sulla domanda relativa all’Anticipo pensionistico agevolato.

Gli agricoltori italiani, una volta in pensione, ricevono mediamente un assegno di 400 euro al mese. Per questo molti di loro restano al lavoro, frenando di fatto il ricambio generazionale nel settore. È quanto mette in evidenzia la Cia-Agricoltori italiani che, con il Patronato Inac, ha promosso un convegno che si è tenuto questa mattina a Torino e dal quale è arrivata una richiesta di revisione del sistema pensionistico nazionale, in particolare con un aumento degli assegni che sarebbe possibile se si considera che il saldo dei contributi versati è superiore alle pensioni erogate. Secondo quanto riporta Adnkgronos, Cia e Inac appoggiano poi la proposta di legge Damiano-Gnecchi sulle pensioni base, anche perché in Italia gli imprenditori agricoli professionali e i coltivatori diretti sono poco più di 450 mila, dei quali l’89% non maturerà una pensione superiore a 600 euro al mese. 

In questi giorni il tema della riforma delle pensioni è piuttosto caldo. Sta infatti per arrivare la scadenza per la presentazione delle domande per l’Ape social, si attende che sia usufruibile quella volontaria e sono ripresi gli incontri tra Governo e sindacati. Sarà quindi certamente interessante ascoltare venerdì prossimo quello che dirà Tommaso Nannicini alla Festa dell’Unità di Castelfiorentino, che è cominciata ieri e terminerà a fine mese. Nel programma dell’evento del Pd si legge che tra i vari incontri e dibattiti che verranno ospitati, il 14 luglio si parlerà di reddito di inclusione, Jobs Act, anticipo pensioni, lavoro e previdenza per i giovani con l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Sarà certamente interessante ascolta quello che avrà da dire sull’Anticipo pensionistico, visto che ne è stato, come ha avuto modo di spiegare Matteo Renzi nella sua newsletter, l’ideatore.

Il cumulo contributivo gratuito, una delle novità della riforma delle pensioni contenuta nella Legge di bilancio, rischia di creare un buco di 2 miliardi di euro nei conti pubblici. Il Quotidiano Nazionale ha spiegato il perché. Il Governo, nel varare la misura, ha previsto una copertura di 100 milioni di euro per il 2017. Tuttavia il cumulo contributivo è stato esteso anche ai professionisti, che possono quindi avvalersene presso le proprie casse previdenziali. Ancora la circolare Inps per regolare la materia non è stata approvata dal ministero del Lavoro, ma le casse hanno fatto già sapere “che tocca allo Stato finanziare l’operazione e saldare il conto”. Solo per ingegneri e architetti, potrebbero volerci 550 milioni di euro. E l’Adepp, l’Associazione degli enti previdenziali privati, stima un conto superiore ai due miliardi di euro considerando tutte le casse. Ecco dunque che emerge il rischio di creare un buco, tanto che “secondo indiscrezioni, si è alla disperata ricerca di un cavillo per far saltare il congegno o per renderlo talmente inutilizzabile da vanificarlo”.

Questa non è certo una buona notizia non solo per i professionisti, ma anche per coloro che finora sono rimasti esclusi dalla possibilità di usare il cumulo contributivo, ovvero chi spera di accedere a Opzione donna o all’ottava salvaguardia degli esodati. La rapidità richiesta per l’approvazione della Legge di bilancio ha infatti impedito di modificarne il testo e non sono mancati gli impegni di alcuni parlamentari a sanare questa ingiustizia. Sarebbe una beffa se ora, a causa dei mancati fondi, anche questa modifica venisse “bloccata” o rinviata.

Walter Rizzetto ha comunicato che Fratelli d’Italia ha ritirato la firma dalla proposta di modifica dell’articolo 38 della Costituzione, in quanto avrebbe potuto dar vita a una riforma delle pensioni dannosa per gli assegni in essere, pur essendo ispirata al principio dell’equità generazionale. Flavia Kvesto, dalla pagina Facebook Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti fa sapere che il vicepresidente della commissione Lavoro della Camera “ha deciso di confrontarsi con il Gruppo Lavoratori Precoci su art 38”, prendendo poi la decisione di ritirare la firma. Ecco quello che fa una Politica attenta ai cittadini si confronta” Grazie On. Rizzetto ora insieme x togliere l'aspettativa di vita”, aggiunge Kvesto, ricordando che il deputato di Fratelli d’Italia da tempo ha l’obiettivo di far cancellare il meccanismo che lega i requisiti pensionistici all’aspettativa di vita: obiettivo che da alcune settimane sembra essere diventato prioritario anche per altre forze politiche.

Non sono mancate preoccupazioni nei giorni scorsi per l’ipotesi di riforma dell’articolo 38 della Costituzione che si discute in commissione Affari costituzionali della Camera. C’è infatti il rischio che si finisca per dare il via libera a interventi sulle pensioni in essere in nome del principio di equità tra generazioni. Lo ha anche evidenziato Walter Rizzetto in un’intervista al Diario del web, nella quale ha detto che pur condividendo il principio di equità in questione, il rischio che si corre ha portato il suo partito, Fratelli d’Italia, a decidere di ritirare la firma sulla proposta di legge. Diverso è il caso, ha aggiunto il vicepresidente della commissione Lavoro della Camera, di interventi sulle pensioni d’oro, sopra i 90.000 euro, al fine di aumentare gli assegni più bassi. Rizzetto ha anche spiegato che bisognerebbe intervenire sulla riforma Fornero, favorendo il ricambio generazionale nel mercato del lavoro, consentendo, per esempio, il pensionamento dei lavoratori precoci.

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