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Lavoro

POSTI VACANTI/ Ecco perché giovani e imprese non si incontrano

Sembra paradossale, ma mentre la disoccupazione giovanile in Italia resta alta ci sono imprese che non trovano personale. Il commento di SERGIO LUCIANO

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Fa strano che nell’epoca dei “big data” nessuno riesca a far qualcosa di risolutivo per quadrare gli “small data” dei posti di lavoro disponibili in Italia con le grandi esigenze dei giovani che li cercano. Eppure è così: secondo Unioncamere saranno 200 mila, entro la fine di agosto, le opportunità di lavoro regolare, contrattualizzato dunque anche se non a tempo indeterminato, che rimarranno scoperte in Italia perché il fabbisogno di lavoratori da parte delle imprese non riuscirà a incrociare l’offerta di manodopera che proviene dalla società e dai giovani in particolare.

E il fenomeno è solo accresciuto ma non del tutto generato dalla tipica stagionalità delle professioni turistiche, perché l’Istat ha rivelato che già nel secondo trimestre di quest’anno, dunque da aprile, le imprese sono tornare a cercare personale: il tasso dei posti di lavoro vacanti è stato pari allo 0,9%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto ai tre mesi precedenti. Questo dato registrato nel secondo trimestre è il valore più alto registrato da quando l’Istat ha cominciato a monitorare anche questa dinamica del mercato del lavoro, cioè dal 2010, e peraltro restituisce una fotografia approssimata per difetto della situazione reale, perché esclude per necessità tecniche di rilevazione le tantissime aziende (sono oltre due milioni) che hanno meno di 10 dipendenti, e che sono spesso quelle che più risentono della difficoltà di reperire sul mercato le risorse giuste.

Del resto, l’industria turistica è quella che in questi mesi sta vivendo più di ogni altra la divaricazione - certo confortante ma molto complicata da gestire - tra fabbisogno di manodopera e mancanza di offerta adeguata di lavoratori in cerca d’occupazione. Il Corriere della Sera ha registrato al riguardo l’appello del direttore generale di Federalberghi Alessandro Nucara, il quale ha denunciato appunto la difficoltà a reperire personale. Varie le cause, a suo dire: alcune di natura culturale, e quindi difficili da estirpare; altre di tipo normativo.

Quelle culturali sarebbero riconducibili - ma è difficile misurare quanto incidano - all’idea diffusa che lavorare nel turismo non sia prestigioso: “Quello lì? Fa il cameriere!” non sarebbe in realtà considerato in gran complimento: cosa più vera, forse, in alcune aree che in altre, in quelle cioè dove le opportunità occupazionali nell’industria o nella Pubblica amministrazione sono più scarse che altrove e quindi fare il cameriere è considerato tutt’altro che un ripiego… Più interessante invece l’analisi sull’effetto perverso che le regole sull’indennità di disoccupazione avrebbero per i lavoratori stagionali e che sarebbero state aggravate dall’abolizione dei voucher. Dice il rappresentante degli albergatori che a molti giovani sembra più conveniente intascare l’indennità Naspi stabilmente per tutto il periodo al quale si ha diritto che interrompere l’introito assistenziale certo per aderire a contratti a termine di breve periodo. Non essendo prevista la cumulabilità tra la Naspi e i contratti a termine, molti giovani rinuncerebbero a lavorare per tenersi il sussidio, dunque; e intanto l’eliminazione dello strumento del voucher renderebbe più complesso stipulare contratti di breve durata verso lavoratori peraltro così poco motivati.

Fin qui i dati statistici e l’analisi settoriale, ma resta di sfondo il problema generale del “mismatch”, cioè dell’incrocio difficile, tra offerta di posti di lavoro e richieste di lavoro da parte dei giovani. Probabilmente sul piano informativo l’effetto dei social network è stato paradossalmente controproducente. In passato, i canali che i giovani dovevano seguire per monitorare le occasioni di lavoro erano pochi e certo lacunosi, ma facilmente individuabili. Pochi giornali di annunci, le agenzie di collocamento, le agenzie interinali. Oggi in teoria i posti vengono offerti su Internet, ed è su Internet che i giovani “vivono” la loro vita virtuale, ma poi in concreto nel mare magnum della Rete non si sa dove andarli a cercare, e non è chiaro nemmeno alle aziende - soprattutto per le professioni meno specialistiche - come fare per intercettare i giovani che avrebbero le caratteristiche adatte. Questo del mismatch è uno dei tanti temi al centro della mostra “Ognuno al suo lavoro - Domande a un mondo che cambia” che sarà al centro del Meeting di Rimini.

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